«Ãˆ incredibile... so spiegare perfettamente il meccanismo che regola la formazione dell’arcobaleno, e non mi ero mai accorto di quanto sia bello.»
Mr. Spock, dall'episodio Al di qua del paradiso.
Non è semplice rendersi conto di quanto sia bello assistere a una fine del mondo. Di quanto sia interessante. Di quanto sia emozionante. Di quanto sia affascinante. Di quanto sia (tutto sommato) perfino comodo. Di quanto sia infine unico ed esclusivo. Un autentico onore, anzi un privilegio che nemmeno gli eletti dell'American Express Gold possono vantare: essere tra coloro che assisteranno a uno spettacolo unico e irripetibile (e gratuito), addirittura meglio di un (qualunque) politico italiano che si ritira a vita privata.
Mangiare frittelle ripiene, abbracciare il primo che passa, scopare come ricci che scopano come umani che scopano come ricci, giocare alla Xbox, fumare due pacchetti di Camel al giorno, dichiarare il vostro amore a qualcuno (in ginocchio), cucinare le lasagne al forno, non giocare alla Xbox, dichiarare su Facebook di essere gay (se siete gay), andare a vedere sorgere il sole in cima al monte (o spiaggia) più vicino a voi (se ne avete uno), farvi riempire di fusa dal vostro gatto, andare dal prete a confessarvi dei vostri peccati e mentire, offrire perdono a una persona di cui non vi importa niente, farvi una partita a Pinnacola (o a King) [aggiungete pure quello che più vi garba].
C'è quel luogo un tantino comune in base al quale dietro ogni grande uomo ci dovrebbe essere una grande donna. Colei che sta dietro le quinte, ma la cui presenza è fondamentale. Colei senza la quale niente potrebbe essere o tutto sarebbe diverso (e dunque peggiore). Taluni la chiamano la musa. Eppure in questo caso ho l'impressione che sia proprio così. O almeno che se lei non ci fosse stata, noi tutti non avremmo di lui l'immagine che abbiamo. Forse non avremmo nemmeno tutti quei grandiosi libri che ha scritto, (quasi) tutti nella seconda parte della sua vita, (quasi) tutti - guardacaso - dopo averla conosciuta, (quasi) tutti a lei dedicati. L'ho scoperto non senza una certa meraviglia in un documentario in DVD che mi è capitato di vedere alcuni giorni fa e che racconta con tono a tratti romantico, a tratti cronachistico, un arco di circa due/tre anni della loro vita, tra il 2006 e il 2008, in pratica un piccolo scorcio degli ultimi anni della vita di lui, segnati anche da una malattia che avrebbe potuto portarlo via e che invece la caparbietà di lei lo tenne con noi ancora per un po'.
Lui giornalista, scrittore, comunista, ateo, Premio Nobel, instancabile autografatore, energico viaggiatore, uomo innamorato. Lei giornalista, traduttrice, tenace organizzatrice, caparbia femminista, energica viaggiatrice, donna innamorata. Il documentario li incontra e li ritrae come una coppia affatto straordinaria, passando da lui, che riceve alcuni ragazzi italiani in visita nella sua casa o che prima di scrivere il prossimo capitolo del suo prossimo capolavoro (rigorosamente due pagine al giorno) fa il solitario di Windows; a lei che gestisce la casa, che pensa alla posta, che organizza l'agenda internazionale degli interventi di lui, con tutta la logistica connessa, che sovrintende la costruzione della biblioteca; a entrambi che si confrontano, discutono, si abbracciano, si baciano come un marito e una moglie qualunque, quali in effetti sono, tra la monotonia e la pesantezza di presentazioni di libri, viaggi in aereo, interventi, viaggi in aereo, interviste pubbliche (sempre uguali) in giro per il mondo, e le scene di tranquillità domestica nella loro casa di una Lanzarote dagli straordinari paesaggi lunari.
È bello osservarli nella loro quotidianità . È bello vedere lui. Farlo scendere dall'immaginario piedistallo svedese e restituirlo alla sua umanità , alla fragilità della malattia, al suo essere, in fondo, uno davvero qualunque, a dispetto di essere stato, anzi di essere, forse una delle menti letterarie più fervide e generose e coerenti degli ultimi trent'anni e uno dei Nobel per la Letteratura più universalmente conosciuti e acclamati degli ultimi dieci, forse anche (o soprattutto) grazie a lei.
Film come questi, in genere, se da un lato acquisicono con il tempo un'aura mitica di intoccabile inarrivabilità , dall'altro vengono spesso accarezzati dalla tentazione dei produttori di farne dei seguiti che sfruttino la forza dell'originale e la sua predilezione consolidata presso il pubblico, per cercare di mandare in porto operazioni commerciali di dubbio valore. Eppure, ferme restando tutte le più ciniche (e doverose) considerazioni sulla fredda logica dell'industria cinematografica, non è nemmeno così semplice restare del tutto immuni al fascino di ritrovare quei vecchi personaggi in altre situazioni, come il riabbracciare vecchi amici di cui si erano perse le tracce, che illude possa fungere da macchina del tempo e riportare indietro verso emozioni andate, addolcite dal tempo e distillate dal rimpianto.
Uno di questi è, senza dubbio, Harry ti presento Sally (When Harry met Sally), commedia cult del 1989 di Rob Reiner, con un'indimenticabile Billy Crystal e un'orgasmica Meg Ryan, che da più di vent'anni, a intervalli irregolari, suscita clamori di possibili seguiti. Ora Billy Crystal si rimette nei panni di Harry, invecchiato, ma Sally non c'è più. Al suo posto troviamo una Sharon interpretata dal Premio Oscar Helen Mirren, mentre al suo fianco compaiono pure il regista Rob Reiner (quello che si vede all'inizio) e, addirittura, Mike Tyson (quello con la faccia di Tyson). Inutile dire che le cose, per Harry, anche questa volta non andranno come previsto, e ne è testimone il fatto che, date le circostanze, sembra che il trailer gli sia bastato...
[Nota: Purtroppo il video è in inglese e non ho trovato una versione sottotitolata, ma anche se non comprendete la lingua vale la pena guardarlo ugualmente].
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore declina ogni responsabilità per il contenuto dei commenti e si assume il diritto di eliminare o moderare quelli contrari alle elementari regole della civiltà . Salvo indicazioni diverse, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti dalla rete. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo ilgrandemarziano(at)gmail.com