Punti di vista da un altro pianeta

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mercoledì 18 febbraio 2015

Tre allegri ragazzi morti (viventi)

Il Volo vince il Festival di Sanremo. Il Volo ha un successo della madonna. Il Volo è sintomo di qualcosa di terribile. Perché Il Volo è la fotografia dell'immobilismo di questo paese. Un paese in cui viene premiato il ripiegamento su se stessi, la nostalgia, il passato, la garanzia, ovvero quello che è già stato fatto e ha già avuto successo. Un paese che, dunque, ti dimostra che non si deve rischiare e, per questo, un paese artisticamente morto. Un paese zombizzato culturalmente dove, piuttosto che inseguire la creatività, i giovani preferiscono mostrare il collo alle zanne dei vecchi (o vengono indirizzati a farlo, oppure non hanno scelta perché è il dazio che devono pagare per entrare nel club). Un paese che, tranne rare eccezioni, tratta l'espressione creativa come un incidente di percorso, una malattia curabile, qualcosa di ingombrante di cui sbarazzarsi, di appuntito da spuntare, di puzzolente da deodorare, qualcosa di cui sbarazzarsi in fretta per incanalarsi nei rassicuranti (e magari economicamente fruttuosi) binari di un deja vu triste e mortificante.

Avvinghiata intorno alle proprie radici nutrite dall'illusione della propria tradizione, l'Italia de Il Volo è, paradossalmente, il ritratto di un paese incapace di dare orizzonti verso i quali prendere il volo, un paese che in questa espressione dimostra tutta la sua stanchezza e pigrizia croniche, la sua mancanza di humus culturale e di un qualunque fermento, un paese reazionario ostaggio della vecchiaia, fisica, ma anche intellettuale, di tutti coloro che, a vario titolo, detengono il potere e che, in questo modo, cercano di mantenerlo saldo fino all'ultimo dei loro respiri, ma sapendo che dopo di loro ci sarà qualcuno come loro a mantenere la barra del timone dritta sempre sulla stessa, maledettissima rotta.

E poi vedi cosa succede nei blog: uno parte dal Festival di Sanremo e finisce per parlare della democrazia cristiana.

martedì 23 febbraio 2010

Rappresentazione di un paese /2


Ieri mi sono sbagliato. Inesperienza da blogger, sorry. Per cui scusate se torno sull'argomento. Non è vero che esiste uno scollamento tra Sanremo e il paese reale. Anzi, come sempre è successo in passato, se vuoi vedere che Italia c'è fuori, guardati Sanremo. Ma non è stata tanto la fenomenologia di Pupo & C. a illuminarmi, né la nazional/casalinga/Clerici che parla di biscotti con la regina di Giordania. Figuriamoci la diatriba Cassano-Lippi. No. Del resto era così chiaro, che quasi mi maledico per non averci pensato subito. L'Italia 2010 si riflette con inquietante perfezione dentro la coppa luccicante di Madame Dita Von Teese. Un'Italia che sguazza in un idromassaggio di nuovi valori e si fa cullare dalle dolci schiume di soldi e libidine, ricchezza e sesso, potere e orgasmo. Un'Italia che si costruisce giorno dopo giorno, non più nelle aule di Palazzo Chigi o al Quirinale, bensì intorno ai Centri Benessere e ai Festini di Palazzo Grazioli o Villa Certosa. Un'Italia truffante e gaudente, formata da una classe dirigente spregiudicata, che viene vista da gran parte del resto del paese non come una cricca di furfanti di cui sbarazzarsi, bensì come un gruppetto di birbantelli da emulare, se possibile. E quando Madame Dita si è spremuta l'oliva (finta) sul seno (finto?) -perché quello era un Martini Bianco e non una coppa di champagne!- e la sua pelle si è fatta aperitivo, l'italiano medio ha fantasticato di essere a sguazzare lì con lei, senza rendersi conto che era già l'oliva.

lunedì 22 febbraio 2010

Rappresentazione di un paese

Anche quest'anno se dio vuole Sanremo è finito, ma stavolta ci ha lasciato in eredità una riflessione mica da ridere. Partiamo dal dato di fatto: il trio Pupo / Emanuele Filiberto / Luca Canonici (che bisogna specificare ovunque che è un tenore, sennò uno dice ma che ci sta a fare quello lì?) è arrivato secondo con strascico di polemiche, ululati e partiture stracciate da parte degli orchestrali. Ora, il meccanismo di voto era di giuria popolare, attraverso gli SMS, esattamente come succede per i talent show (che non si capisce perché mai devo spendere 0,75 Euri per votare, ma questa è altra storia). Ma se la modalità di votazione è assimilabile in tutto e per tutto a un sondaggio, il risultato dovrebbe significare che statisticamente, nel Paese-Italia, quella canzone è vista come il secondo migliore pezzo del festival. Eppure se si legge in giro o si guardano i sondaggi di apprezzamento/popolarità non c'è uno che non si scagli contro Italia amore mio, considerata unanimemente il peggio del peggio. Perfino la fondazione FareFuturo vicina a Gianfranco Fini ha espresso giudizi nettamente tranchant contro quella che doveva essere una canzone schierata a destra, ma dalla quale la destra è corsa subito a smarcarsi. Benché la mia analisi sia per forza di cose limitata e quindi passibile di errori, questo mi fa pensare che il risultato del voto con gli SMS (forse a causa di fantomatiche agenzie che mandano migliaia di SMS dietro compenso?) non corrisponda a quello che pensano davvero gli italiani. Sembra dunque esistere un drammatico scollamento tra Sanremo e il paese reale. Ma non dicevano la stessa cosa della politica?

mercoledì 17 febbraio 2010

L'esaltatore di notorietà

Sanremo non è una città. Sanremo non è neanche un festival. Non è sinonimo di fiori. Non fa pensare al casinò. E neppure alle canzoni. Che cos'è Sanremo allora? Semplice, Sanremo è un dado da brodo. Altrimenti come si spiegherebbe che tale Patrizia d'Addario è comparsa negli ameni luoghi fiorati dell'estrema riviera di ponente per il lancio della sua canzone? Canzone!? No, aspettate, forse mi sono perso qualcosa. Ma costei non era una scrittrice? Proprio così. Sbaglio, o è l'autrice del bestseller del momento intitolato: Gradisca, Presidente? Eppure ci sono testimoni oculari che in questi giorni l'hanno vista aggirarsi per Sanremo per promuovere il suo singolo All You Want. Probabilmente tra poco scopriremo che fare la cantante era il suo sogno fin dalla più tenera età e finalmente (alleluja!) il suo innato talento, finora costretto all'anonimato dalle sfortunate circostanze della vita, ha trovato modo di essere espresso. Insomma chi in Italia meglio di Sanremo sa tramutare l'acqua in brodo? Se avete qualche sogno nel cassetto, sapete come fare.

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