Punti di vista da un altro pianeta

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lunedì 14 ottobre 2013

Sonata romantica per treno e e-book

Scompartimento di seconda classe. Appena fuori della stazione, il treno riprende la sua corsa, entrando e uscendo dalle gallerie con quel suo ritmo da tango sbagliato. Stai leggendo un epub sul tuo SonyPRS: La notte dell'oracolo di Paul Auster. La porta scorrevole si apre e qualcuno prende posto dal finestrino, proprio di fronte a te. Le scarpe entrano nel tuo campo visivo. Sportive, con qualche lustrino. Lasci un attimo il buon vecchio Paul e sollevi lo sguardo. La tipa, poco trucco, capelli e occhi scuri, auricolari, qualche lentiggine e una bocca che potrebbe anche essere capace di bei sorrisi. I vostri sguardi si sfiorano per un attimo, come particelle di polvere nella casualità di correnti aeree indipendenti. Poi lei ributta la testa nel suo borsone e tu ritorni al buon vecchio Paul. Ma per qualche ragione resti sempre sulla stessa frase, avanti e indietro, come quei trenini da bambini che quando finiscono contro il muro, non c'è verso che si schiodino da lì senza prenderli di peso.

Poco dopo anche la tipa estrae il suo e-book, un Kindle, e attacca a leggere. Intanto il ballo ferroviario continua il suo ritmico corteggiar di rotaie. Ogni tanto alzi lo sguardo e solo alla terza volta ti accorgi che daresti qualcosa perché lo facesse anche lei. Ma non lo fa. E allora, prima che il rischio che lo faccia diventi troppo alto, ti ributti sulla pagina, riflettendo che se lei facesse la stessa cosa, tu non te ne accorgeresti, a meno che il caso non portasse le particelle di polvere in una nuova rotta di collisione. Ma questo non succede neanche ai successivi tentativi e i paragrafi continuano a scorrere come un regionale con troppe fermate. La distrazione è costante. Sei sempre stato un timido e anche lei potrebbe esserlo. Le ragazze con cui ci hai provato ti sono sempre state presentate, non ti sei mai dovuto buttare nel vuoto di un discorso attaccato dal nulla.

Il treno giungerà a destinazione e nemmeno i 35 minuti di ritardo («Ci scusiamo coi gentili passeggeri...») saranno stati sufficienti a far decidere uno dei due a lanciarsi. Perché anche a lei, lui piaceva e anche lei aveva alzato gli occhi molte volte sperando in una concomitanza di granelli. Invece i due scenderanno e ognuno andrà per la sua strada, inghiottiti dai loro destini metropolitani senza nemmeno l'abbozzo di un Ciao. Ma c'è un Universo Alternativo in cui quel giorno, su quel treno, i due si sono conosciuti e tre anni più tardi sono andati a vivere insieme. È seguito un matrimonio, un mutuo, due bambini, tre cani (non tutti contemporaneamente), una cassa integrazione e un cancro. Ma oggi se ne vanno ancora in giro per mano. Quel giorno, sul treno, Roberto e Valeria stavano leggendo lo stesso libro.

Nell'Universo Alternativo non esistono gli e-book.

giovedì 17 marzo 2011

Esercizi di ucronia risorgimentale

Che cosa sarebbe successo se quel giorno di 150 anni fa Sua Maestà Vittorio Emanuele II non avesse assunto il titolo di Re d'Italia "per sé e per i suoi successori"? Che cosa sarebbe successo se, invece di preparare armi e bagagli, quella sera del 4 maggio, Giuseppe se ne fosse andato a farsi un buon vino in un'osteria dell'angiporto della vecchia Genova? Per capire la portata di quello che si festeggia oggi, sarebbe forse un buon esercizio cercare di capire che cosa sarebbe potuto succedere, se le cose fossero andate diversamente.

Anche (o soprattutto) chi sventola fazzoletti verdi e sputa sul tricolore, dunque farebbe bene prima a chiedersi come sarebbe cambiata la storia intera dell'Italia, senza quella lunga catena di eventi che ha portato prima all'Unità e poi a quello che l'Italia è oggi. Considerato anche che in questo frattempo ci sono state due guerre mondiali devastanti che si sarebbero verificate ugualmente e che hanno toccato l'Italia da molto vicino, un ventennio di regime totalitario che ha portato di fatto a una guerra civile, un referendum monarchia/repubblica dai risvolti oscuri, dei periodi difficili come gli Anni di Piombo, ma anche dei tempi almeno apparentemente più fiduciosi come gli anni '60 e il Boom Economico (senza arrivare alla deriva estrema tra Tangentopoli e il Bunga-Bunga), ha senso anche solo pensare che le cose sarebbero andate per forza meglio? A prescindere dagli esiti territoriali che avrebbero potuto avere le guerre mondiali, e il Fascismo, che forse non ci sarebbe stato (e dunque forse sarebbe saltato anche il referendum), non possiamo sapere se ci sarebbero state analoghe Guerre d'Indipendenza o plebisciti che hanno portato il Nord sotto un'unica bandiera. Ma volendo divertirsi a immaginare un esito non dissimile si può pensare a un Nord, quello che oggi è del Bossi, del Cota e del Trota, sotto la monarchia dei Savoia. In questo caso il Re sarebbe oggi l'oltremodo stimabile Vittorio Emanuele IV e il suo successore al trono sarebbe il nobile Principe Emanuele Filiberto.

Ma ovviamente l'esercizio della fantasia ucronica ci autorizza a spingerci oltre. E se dunque in uno dei mondi possibili Vittorio Emanuele IV potrà passare alla storia come il re dei festini nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, Emanuele Filiberto potrà essere ricordato per aver portato al successo la Sabaudianet, il network delle televisioni reali fondate dal padre lungimirante. Pertanto credo sia perlomeno una manifestazione di scarsa prospettiva storica (per non dire di idiozia bell'e buona), pensare che abbia un qualche senso criticare l'Unità d'Italia quale progenitrice dei mali nazionali di cui si è testimoni oggi. Perché i mali nazionali in realtà hanno origine dalla mentalità di quegli stessi italiani che alla fine del XIX secolo ancora dovevano essere fatti, giacché chi aveva gli occhi per vedere già si era accorto che erano ancora ben lungi da esserlo. E se oggi di fatti in giro in effetti ce ne sono parecchi, purtroppo non è nel senso che intendeva il D'Azeglio.

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