
Un bastardo ha ucciso un orso. Anzi, un'orsa per la verità . È accaduto la sera del 16 settembre scorso, in un bosco del Minnesota, terra aspra di plantigradi e cacciatori, dove la caccia all'orso è legale per lo meno in alcune settimane dell'anno. Un farabutto ha ucciso un'orsa. Non si sa con certezza la dinamica, ma il tizio ha ammesso di averlo fatto, nella sciagurata consapevolezza di non aver commesso alcunché di illegale, né di male. Un figlio di puttana ha ucciso un cucciolo, perché un'orsa di meno di due anni, ancora tale si poteva chiamare. Pare che il tizio, il cui nome - per ovvie ragioni che andrò a spiegare per chi non conosce la vicenda - è tenuto rigorosamente anonimo, sia un cacciatore conosciuto nel territorio, che non lo faccia per appendere le teste come trofei alle pareti del soggiorno, ma che si limiti - per modo di dire, naturalmente - a uccidere quello che mangia. Un povero idiota ha fatto fuori un'orsetta di circa seicento giorni per la voglia di qualche (cazzo di) bistecca. E se da un lato non c'è alcun dubbio che questo episodio non sia - purtroppo - un evento raro nel mondo, rispetto all'uccisione barbara di animali selvatici (e non), e per di più di cuccioli (e non), questo in particolare assume un significato molto diverso, perché - pur non dipendendo da lei - quella non era un'orsa qualsiasi.

Mi sforzo di evitare di scivolare nella trappola della retorica e in facili lacrimevolezze, sempre dietro l'angolo in circostanze come queste, ma che non mi sono proprie. Quindi mi limiterò innanzitutto a citare un certo numero di fatti. Nel 2010 il
North American Bear Center grazie alle nuove tecnologie informatiche intraprende un nuovo progetto di ricerca, provando a inserire una webcam dentro la tana di un'orsa per seguirla durante tutto il suo letargo invernale, in modo che le immagini siano visibili in tempo reale su Internet agli utenti di tutto il mondo. Durante quel periodo, nel gennaio 2010, l'orsa, chiamata nel frattempo Lily, dà alla luce un cucciolo che, come succede in questi casi, viene chiamata Hope (Speranza) per acclamazione popolare. Così la webcam (e la gente di tutto il pianeta, Facebook incluso) può seguire 24 ore su 24 le vicende dell'orsa e della sua cucciola nel primo vero reality plantigrado della storia, compresi i suoi primi rugli di neonata. Il tutto naturalmente prosegue anche dopo il letargo, sebbene stare dietro agli orsi sia più difficile quando possono scorazzare a piacimento nei boschi. Ma Lily è radiocollarata e quindi facilmente rintracciabile dai ricercatori. Hope invece rifiuterà sempre il radiocollare e questo, pur non giustificando il gesto, contribuirà tuttavia alla sua fine (perché il cacciatore non avrebbe sparato a un orso col radiocollare). Nell'inverno 2011 l'esperimento di ricerca è stato ripetuto e Lily e Hope si sono ritrovate nuovamente nella stessa tana e la mamma stavolta ha dato alla luce due altri piccoli orsi, Jason e Faith, di cui il primo non è sopravvissuto (ma per ragioni naturali). Chi desidera ulteriori dettagli, video e informazioni, può cercarli
qui.

Come migliaia di altri "utenti", anche io avevo seguito le vicende di questi orsi e dunque la notizia mi ha colpito forte alle spalle e la familiarità - ancorché virtuale - che avevo sviluppato con Hope ha fatto sì che la sua uccisione sia stata per me (come migliaia di altri "utenti") alla stregua della perdita violenta di un'amica. D'improvviso un'intera comunità - ancorché virtuale - di molte migliaia di persone si è ritrovata a condividere tristezza, dolore, sconcerto, indignazione e una rabbia inaudita, e questo è stato possibile solo grazie a una webcam. La webcam dunque è diventata una sorta di amplificatore di una coscienza globale o forse, ancora meglio, della sensibilità di una collettività , a titolo di revoca definitiva del vecchissimo e un po' paraculo ritornello "occhio non vede, cuore non duole". Che dire allora però di tutti gli animali che non sono dotati di webcam e che domani da qualche parte in giro per il mondo si prenderanno un proiettile in testa senza che nessuno versi per loro neanche una lacrimuccia? Purtroppo la consapevolezza condiziona, è vero, ma dovrebbe farlo anche sapere che tutti i giorni ci sono migliaia di cacciatori sparsi per il mondo che passeggiano per i boschi con una doppietta sotto il braccio solo per il gusto di certificare la propria superiorità sulla natura, come se questo potesse garantire una qualche immunità rispetto alle leggi della natura stessa, essendo quello dell'alimentazione uno schifosissimo e squallidissimo alibi.
A questo punto però l'ingiustizia nei confronti di tutti gli altri animali è palese. Perché Hope sì, e gli altri no? Solo per una piccola webcam da qualche centinaio di dollari? Allora perché non mettere qualche bella webcam anche nei mattatoi, negli stalli degli allevamenti intensivi, nei capannoni labirintici con le gabbiette dei polli in batteria? Forza, familiarizziamo con Carolina, la mamma del tuo prossimo arrosto, con Marta che dopo essere stata spennata ed eviscerata si prenderà uno spiedo nel culo, o con Napoleone, legittimo proprietario dello zampone del tuo prossimo Capodanno. Altrimenti smettiamola di fare gli ipocriti e di frignare per la piccola, tenera, dolce Hope.
[Credits: il primo disegno dall'alto è di Rachel Rolseth; il secondo è di W. Kranz]