Punti di vista da un altro pianeta

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martedì 24 maggio 2016

Real Mars Tour 2016 - MILANO

Continua il Real Mars Tour 2016! Come anticipato, sabato prossimo la tappa ci porta a Milano. L'appuntamento è dunque per Sabato 28 Maggio, ore 18:00 presso la Libreria Open - Viale Monte Nero 6 - Milano (MM3 - fermata Porta Romana).

Ci sarò io, insieme con Giorgio Raffaelli e Marco Scarabelli di Zona 42 e insieme parleremo del libro, dei sogni (mai esistiti?) dell'esplorazione spaziale, di media, di scrittura, di quello che siamo noi oggi, di quello che speriamo di essere domani e di tutto quello che passerà per la testa a noi e a voi del pubblico. Nella tappa di Genova ci siamo divertiti tutti parecchio.

Se siete di Milano e dintorni, veniteci a trovare, che la libreria è bellissima e merita la visita e a me farà piacere incontrarvi.

Vi anticipo che le prossime tappe del Real Mars Tour 2016, saranno La Spezia, venerdì 10 giugno prossimo e Torino, domenica 12 giugno. Seguiranno ulteriori dettagli.

lunedì 2 maggio 2016

Real Mars Tour 2016 - GENOVA

Ci siamo, si parte! A un paio di settimane dall'uscita di Real Mars, cominciamo finalmente il tour di presentazioni che ci porterà in giro per l'Italia nei prossimi mesi. La partenza è - doverosamente - da casa. L'appuntamento è dunque per Sabato 7 Maggio, ore 18:30 presso la Libreria Bookowski - Vico Valoria 40 - Genova.

A fare da padrone di casa ci sarò io, insieme con Giorgio Raffaelli di Zona 42 e insieme parleremo del libro, dei sogni (perduti?) dell'esplorazione spaziale, di media, di quello che siamo noi oggi e di quello che speriamo di essere domani.

Vi anticipo che la prossima tappa del Real Mars Tour 2016, sarà Milano, sabato 28 maggio prossimo. Seguiranno dettagli.

giovedì 3 ottobre 2013

La sindrome dell'autoscrittore

Se, come da sempre sostengo, l'introduzione delle tecnologie di wordprocessing, dagli antidiluviani WordStar su MS-DOS, agli avanzatissimi Word e OpenOffice, è stata l'introduzione del Male nel mondo letterario, avendo favorito la moltiplicazione del numero di (pseudo)scrittori in circolazione - provate a scrivere un romanzo a mano o con una Lettera 22, poi ne riparliamo -, l'arrivo dei Social Network, coniugato alla diffusione dell'ebook (e dunque alla sciagurata possibilità dell'autopubblicazione indiscriminata), è stato l'equivalente dell'evocazione della Bestia e di tutte le sue legioni di diavoli.

Perché ormai, se siete connessi a Twitter, Facebook, gruppi, pagine fan, ma anche a forum, blog eccetera, e vi interessate in qualche modo di letteratura ad ampio spettro, difficilmente riuscirete a scansare le legioni di sconosciuti autoscrittori cavalletta che, come l'ottava piaga d'Egitto, ti inseguono brandendo la segnalazione delle loro (imperdibili!) opere come asce. Seguono recensioni (sempre entusiastiche!), statistiche di vendita di Amazon (sempre ai primi posti!), estratti (mozzafiato!) e offerte speciali (presto, presto che scadono!). E lasciamo perdere i (penosi) booktrailer, grazie.

Ora, premessa l'odiosità di questo comportamento, invito tutti costoro - ma anche coloro che pensassero di seguirne le antipatiche orme - i quali avessero la (smisurata) fortuna di leggere questo post, di riflettere per un momento su cosa spinge un lettore (vero) a comprare un libro (vero). Esercizio tutt'altro che peregrino. Innanzitutto credo sia necessario distinguere tra diverse categorie di autori. Per esigenze di brevità, mi limiterò a tre significative: (1) gli autori famosi ai più (e affermati), (2) gli autori sconosciuti ai più (ma affermati), (3) gli autori sconosciuti ai più (ma esordienti, o comunque non affermati).

A tutti i lettori capita di leggere molti libri della categoria (1), da Wallace a Auster, da Dostoevskij a Melville ecc. ecc. ce ne sono a bizzeffe. Del resto, se sei un lettore (vero), serio e appassionato, e dunque ti informi, parli, discuti, cerchi, sei curioso, ami sperimentare, nel labirinto dell'editoria scoprirai anche scrittori della categoria (2) meno conosciuti, ma ugualmente validissimi, ancorché non illuminati dai riflettori della ribalta. In fondo queste due categorie coincidono nel fatto che si tratta comunque di scrittori che hanno raggiunto una legittimazione del pubblico a stare lì in base alla qualità del loro lavoro. Se però tu sei uno scrittore della categoria (3) - e non sei nemmeno mio amico - perché io dovrei acquistare un libro tuo, piuttosto che di uno dei milioni di altri sconosciuti come te, e dedicarti tempo prezioso (e insostituibile) della mia vita?

Comprare un libro, ancorché un ebook da pochi centesimi, significa comunque sborsare dei soldi, e nel caso dei libri i soldi si tirano fuori perché possiedono un qualche tipo di garanzia. Una garanzia che (parlo soprattutto della narrativa), se non è data dall'autore stesso in quanto sconosciuto, può anche essere solo sottoscritta implicitamente dalla casa editrice, di cui abbiamo imparato a fidarci perché sappiamo essere garante di scelte editoriali di qualità, o dalla collana, o dal curatore (se si è lettori così sofisticati da tenere d'occhio queste cose). Difficile che, in mancanza di uno di questi aspetti, si prenda in mano un libro di narrativa. Figuriamoci dunque quando c'è di mezzo l'autopubblicazione, in cui i tre suddetti aspetti sono del tutto assenti.

E allora? Allora, cari autoscrittori, che raramente perdete l'occasione di proclamarvi tali, considerate che si legge chi piace come scrive, chi piace cosa scrive, temi, stili, prospettive. Si legge chi in qualche modo si è imparato a stimare, direttamente, o perché qualcuno di cui ci fidiamo ci ha assicurato che in qualche modo può valerne la pena. Una specie di sponsor, insomma. Ma autorevole. Vi piaccia o no è così che in qualche modo funziona. Tutto il resto, fidatevi, è sollecitazione all'indisponenza (dunque controproducente) e un'illusione di possibilità di successo che invece è tempo prezioso buttato nel cesso.

lunedì 8 ottobre 2012

Generazione [R]

Sembra proprio che se non pubblichi un Romanzo, non sei nessuno. Voglio dire, anche se sei già qualcuno. Adesso ci si mette anche Giuliano Sangiorgi, il frontman dei Negramaro (ehi, Giu, come mai c'hai messo tanto?!), il quale ha appena pubblicato un romanzo - lui la chiama "canzone lunga" (mafammilpiacere, Giu!) - accodandosi così alla già lunga (o dovrei dire lunghissima?) schiera di personalità, ovvero di individui già saliti alla ribalta in altri settori, quelli peraltro loro maggiormente propri, dunque personaggi già indiscutibilmente di successo pubblico, che però a un certo punto, pop!, eccoli saltare fuori con il loro bravo volumetto da sfoggiare dalla Bignardi (Costanzo ormai è out), con il solito carico di disperata necessità, come se senza quell'opera non avrebbero saputo come continuare a vivere (in genere si lasciano scappare che avrebbero rinunciato a tutto il resto, oh my God!).

Il punto è che in questi anni li si vede come funghi attraverso i fili d'erba dopo una pioggia di fine estate. E mi sembra una tendenza tutta peculiare di questi strani tempi. Perché non mi pare che una volta succedesse. Mina o Celentano non hanno (mai) scritto romanzi - correggetemi se sbaglio -. E nemmeno Walter Chiari o Raimondo Vianello o Domenico Modugno o Corrado. Adesso invece il Romanzo (almeno in Italia, altrove non saprei, ma non mi pare... e non venite a dirmi che è la solita triste storia dei santi, poeti e navigatori) ha acquisito questa sorta di magica e unica proprietà autoaffermativa che a me fa un po' paura. E penso che dovrebbe farne anche a voi.

venerdì 16 dicembre 2011

Il libro ai tempi dell'e-book

Sono certo che voi, amanti del libro tradizionale, dei suoi seducenti fruscii cartacei e dei suoi inebrianti profumi polverosi, voi che non avete paura di montare sempre nuove mensole in casa (a quote sempre più alte!), voi professionisti dello slalom speciale tra le pile in soggiorno, potete dormire sonni tranquilli: il libro non sparirà! Non tanto facilmente, almeno. Il libro non farà la fine dell'LP, praticamente estinto in meno di un anno gioviano, e oggi tenuto in vita ormai solo da rarissime edizioni a beneficio di una ristretta cerchia di inguaribili nostalgici oltranzisti.

Il libro è un albero dalle radici che vanno fino al centro della Terra. Il libro ha una storia che si spinge molto più indietro della rivoluzione rinascimentale di Gutenberg. Il libro, quello con le tavolette di argilla e cera, quello in rotoli o con le pagine, di papiro o pergamena, fa parte integrante della Storia dell'Uomo al pari della scrittura. Dunque il libro, nelle sue varie forme materiali, di secoli sulle spalle ne ha più di venti e non è certo l'età a logorarlo, piuttosto gli sciagurati derelitti che non ne fanno uso. È quindi più che ragionevole pensare che il suo abbandono non potrà avvenire in maniera così semplice o sommaria come accadde per l'LP in vinile o, prima ancora, in gommalacca, che aveva solo poco più di un secolo di vita quando venne sfrattato dal CD. Ma forse non avverrà affatto.

Di certo però un cambiamento ci sarà. Anzi, in realtà il cambiamento è già in atto. Perché la produzione del libro ha dei costi di materiali, di stampa, di immagazzinamento, di distribuzione che in un'impresa commerciale qual è quella dell'editoria non possono essere trascurabili e che, sommati alle caratteristiche innovative del libro elettronico, rendono questa nuova forma di diffusione della parola scritta quanto mai appetibile anche dal mercato. E se il mercato approva un oggetto o un sistema, potete giurare che in qualche modo quell'oggetto o quel sistema si diffonderanno.

Quindi se da un lato potete stare tranquilli che il libro fisico non sparirà tanto in fretta, dall'altro potere stare certi, che l'e-book è destinato a prendere sempre più campo. Ma se sulla didattica e la saggistica abbiamo già detto, cosa succederà alla narrativa? I più sostengono che sarà proprio la narrativa l'ultimo baluardo dentro cui si arroccherà il libro cartaceo, per ripararsi dall'assedio della sua versione elettronica. Ed è anche assai ragionevole pensare, come suggerito da abo nel suo commento al mio post precedente, che tenderanno a sopravvivere in forma cartacea le edizioni di pregio, mentre i tascabili, le edizioni economiche, la letteratura di consumo, quella del mass-market, tenderà a essere direttamente uploadata dentro gli e-reader, con buona pace delle edicole e degli scaffali dei supermercati.

Sono d'accordo su questo. Ma penso (anzi, spero) che si possa andare oltre e che il processo possa anche fungere all'inverso. Ovvero che l'inerzia del mercato e degli utenti a voler mantenere in vita le suggestioni dei fruscii e dei profumi del libro cartaceo, tenderà a influire sulle edizioni, non solo su quelle di pregio, ma anche sui tascabili, magari non tutti, magari non Moccia e Fabio Volo (dio-mio-ti-prego-no!), e si adopererà per migliorarle, per spingere la creatività nella direzione di renderle ancora più belle, più accattivanti, in una parola più deliziose, anche a costo di farle costare un po' di più. Un po' come dicevo nel caso del libro di Dubus, che può essere considerato di fatto un vero e proprio tascabile di gran pregio. Le librerie dunque saranno destinate a tenere forse un po' meno libri, ma decisamente ancora più belli di oggi, forse addirittura solo quelli belli. E per chi ama la materialità del libro non è mica un brutto futuro, no?

lunedì 12 dicembre 2011

La crema elettronica e l'inchiostro chantilly

Se ne dicono di cose sugli e-book. Ne ho già scritte alcune anch'io, magari cadendo pure in contraddizione. Perché gli argomenti a riguardo sono controversi e dovrebbero essere affrontati con oggettività, senza romanticismi o emotività, spogliandosi il più possibile dalle rigide programmazioni delle nostre abitudini. Ci sono quelli, ovvi, sul risparmio di milioni di tonnellate di carta. E ci sono quelli, abbastanza inoppugnabili, che vedono un futuro degli e-book legato soprattutto alla didattica. Nessuno potrà negare il passo avanti (non solo osteoarticolare) nell'evitare una gioventù di zaini piombati da libri e dizionari. Lo stesso vale per la fredda manualistica e l'editoria tecnica. Nessuno rimpiangerà l'odore della carta nel leggere un manuale di Visual Basic o di Python su un e-reader, ma nemmeno un articolo di psicoterapia transculturale. Le cose però si fanno più complicate quando ci si trova a parlare di e-book e narrativa, ovvero quando nell'atto del leggere ci sono di mezzo le suggestioni dell'immaginazione.

Questa considerazione mi è sorta mentre leggevo Voci dalla luna, di cui ho parlato nel mio precedente post, romanzo breve di Andre Dubus edito da Mattioli 1885 in un'edizione davvero deliziosa. Ebbene, quando ho preso in mano questo libro, non ho potuto fare a meno dal provare un piacere fisico per quell'oggetto. Per la scelta della copertina in cartone opaco martellato che coccola i polpastrelli, per l'ossimoro degli angoli arrotondati delle pagine che ti vien voglia di accarezzarli, per la tonalità dolce della carta come una crema chantilly, per la sorpresa del carattere tipografico come un panorama inedito dietro una curva, per l'impaginazione che ti fa respirare. Piaceri che di certo non avrei provato se l'avessi avuto in formato e-book.

Aggiungo che queste considerazioni provengono da un feticista del libro, da uno che i libri li legge ma li rimette a posto che non sembrano neanche stati aperti, da uno che i libri non li presta neanche sotto tortura. Così mi sono chiesto se la mia lettura del libro di Dubus e la mia assai elevata considerazione di esso si siano giovate di una sorta di super additivo dovuto alla materialità del libro. In fondo la storia è la storia, no? I concetti sono sempre i concetti, no? Le emozioni che trasmettono le parole sono le stesse, perché le parole sono le stesse anche lette mediante uno schermo e-ink, no? No. E sì. Cioè, ci sono a mio avviso due considerazioni da fare. La prima è una metafora. Perché mai quando consideriamo i piaceri del gusto ci pare ovvio che "anche l'occhio vuole la sua parte", mentre per i piaceri della mente dovremmo sbattercene? Dell'occhio, come pure di tutti gli altri sensi (ovvero appiattirli sui sensi sempre uguali restituiti dall'e-reader)? La seconda è legata a quella che potrebbe essere un'associazione implicita e istintiva tipica del lettore. Nel suo essere fisico, il libro esiste, e se il libro ci parla di vita, tutta la vita di cui parla esiste un po' di più se possiamo toccarla.

Ebbene, tutte queste considerazioni sembrerebbero farci fuggire a gambe levate dall'e-book. Tuttavia non credo che sia così. Anzi, queste riflessioni mi hanno portato a una conclusione a mio avviso la più sensata e ragionevole possibile, che potrebbe mostrarci un interessante orizzonte (editoriale) per il futuro. Vediamo se qualcuno di voi ci arriva. Ne parliamo comunque nel prossimo post.

/continua

mercoledì 9 febbraio 2011

Incor(o)nare Corona

Devo ritrattare, smentirmi, cospargermi il capo di cenere, incappucciarmi le antenne con le orecchie da asino. Come spesso accade, sono stato impulsivo, mi sono lasciato trascinare dall'impeto dell'emozione, ho fallito nell'esercizio della misura e dell'autocontrollo e ho finito per prendere una terribile cantonata. Spero che, per lo meno, vorrete concedermi il beneficio della buona fede, l'onestà di averlo riconosciuto, seppur tardivamente, e il coraggio di averlo pubblicamente ammesso.

Mi riferisco a un mio post di qualche tempo fa sull'imminente esordio letterario di Fabrizio Corona, nel quale, con un certo voluto sarcasmo, giungevo alla conclusione (il termine più esatto, sarebbe "insinuavo") che l'autore era - di fatto - un incapace. Naturalmente non avevo letto niente e per questo la mia era una considerazione colpevolmente pregiudizievole. Ora invece posso dire di aver rimediato. Chi ha ucciso Norma Jean? è uscito e grazie a Booksblog.it che ne ha riportato l'incipit e ad Abo di MondoBalordo, che sul suo blog letterario (a proposito se vi interessano i libri, vi consiglio di dare un'occhiata alle sue recensioni) ne ha pubblicato un breve estratto gentilmente messo disposizione da Agent Zero su Goodreads, posso mostrarli anche a voi e dimostrarvi così tutta la mia arroganza.

Ecco qua l'incipit:
Prologo
Mi chiamo Nick Zaro. Sono un paparazzo. Lavoro per tutte le grandi riviste di gossip italiane, loro mi pagano bene, io faccio in modo che vendano centinaia di migliaia di copie. Se i direttori mi incontrano per la strada fanno finta di non conoscermi, ma quando entro nelle loro pompose redazioni, nei loro pomposi palazzi del centro, manca poco che stendano un tappeto rosso dalla porta alla loro pomposa scrivania. Mentre aspettano di vedere il materiale che gli ho portato hanno l’espressione di uno che è sull'orlo dell'orgasmo. E io non li deludo mai. Sì, perché io sono uno bravo, uno che porta gli scoop, scatto servizi che per loro possono significare una settimana in tv a mostrare tronfi le foto che ho fatto io. Come se gli autori del servizio fossero loro, come se avessero aspettato loro per ore su un albero o dietro una siepe, se avessero premuto loro il dito sul pulsante della macchina fotografica… Come se avessero fatto molto di più che firmare il buono di vendita per comprarsi il mio lavoro.

E l'estratto:
Io sono specializzato in missioni impossibili, nella mia vita ho avuto più avventure di James Bond, più donne di Rodolfo Valentino, più guai di Al Capone. Ho fatto più soldi di Rockefeller e ne ho spesi più di Marilyn Monroe in vena di shopping, ho avuto alti e bassi, ho pochi amici e tanti nemici. Vivo di notte come il conte Dracula, adoro le auto potenti e Al Pacino in Scarface.

Tra un caffè e l’altro avevo finito per caricarmi la barista che, forse impressionata dalla grandezza del mio teleobiettivo, mi aveva fatto capire di non disdegnare la mia compagnia.

«Mi spiace ciccino, sarà per un altra volta. Lui è pazzo di me…» aveva trillato Miss Vallettina nel mio auricolare. Ma perché quelle come lei parlavano sempre come nei cartoni animati? E poi ciccino poteva dirlo a sua sorella.
«Nessun problema, darling. Fammi un fischio la prossima volta. Passo e chiudo.»

Avete capito allora a cosa mi riferivo? Ho detto che il suo romanzo avrebbe potuto scriverlo solo un ghost writer. No.
L'ha scritto lui.

[P.S. Per chi vuole deliziarsi con un'approfondita e puntuale analisi letteraria degli estratti di cui sopra, ci ha pensato Davide Mana su Strategie Evolutive.]

mercoledì 15 dicembre 2010

Il nuovo re del giallo

Se già doversi sorbire Giorgio Faletti che presenta il suo nuovo libro in zona Babbo Natale, può essere considerata un'attività che prevede di aver raggiunto un certo livello di pratica zen; e sapere che anche Enrico Ruggeri, glabro giudice della quarta stagione di X-Factor e ormai consolidato presentatore di misteri mistificati, sta per uscirsene fuori con la sua prima prova da romanziere (titolo ancora top secret), può far vacillare anche le menti più equilibrate, sapere che a gennaio 2011 gli scaffali delle librerie saranno invasi dall'attesissimo giallo Chi ha ucciso Norma Jean?, per la prestigiosa firma di Fabrizio Corona, mi scatena una domanda insidiosa: ma il ghost writer si sarà premurato di spiegare a Corona chi era Norma Jean?

lunedì 22 novembre 2010

E-book sì o no: dilemma vero o presunto?

Se sei tra quelli che, quando qualcuno solleva l'argomento e-book, accartocciano la bocca in una smorfia, scrollano le spalle e se ne escono fuori col solito discorso che non potranno mai fare a meno del profumo della carta, l'aroma della colla, dello scrocchiare della rilegatura, di leccarsi il polpastrello e della possibilità di fare le orecchie alle pagine come atto supremo di libertà, ebbene sappi che diffido di te. Eppure ti capisco e, anzi, ci sono volte in cui mi ritrovo a pensarla proprio come te, e quindi finisco innanzitutto per diffidare di me stesso. Perché se subito dopo ci ragiono con un po' di distacco, mi rendo conto che tutte quelle percezioni sono legate solo a nostalgie sensoriali, a radicate abitudini scambiate per affezioni, a qualcosa che non aggiunge davvero qualcosa al piacere della lettura. Quindi non può essere tutto qui. Che cosa c'è allora?

Nel corso del tempo ho maturato la convinzione che parte della diffidenza soprattutto da parte dei lettori appassionati verso l'e-book, sia legata al fatto che questo oggetto trasmette inquietudine, laddove il libro tradizionale riesce invece a comunicare un confortevole senso di sicurezza. La spiegazione è semplice e corre su due binari paralleli. Innanzitutto il libro, con il suo peso, il suo spessore e - dunque - le sue pagine, tutte presenti in ogni momento, dalla prima all'ultima, rappresenta fisicamente l'esistenza completa di una storia che ci verrà raccontata, come una garanzia che la storia, proprio come una vita intera, è già tutta lì, certa e determinata, e sia per scelta consapevole, sia per errore imperdonabile, il lettore potrà in ogni momento capitare sull'ultima parola e vedere come va a finire, leggere il nome dell'assassino, scoprire se il protagonista ci lascerà la pelle. Questo non accade con l'e-book in cui, pur sapendo (sperando?) che l'intero file è memorizzato dentro un chip sotto forma di esotiche diavolerie atomiche, il lettore potrà sperimentare solo l'esistenza di una pagina per volta. Quello è il suo presente. E dunque con l'e-book il futuro è in ogni momento incerto, legato alla correttezza di quei miliardi di atomi che contribuiscono a creare il file, alla durata della carica della batteria del lettore, alla speranza che d'improvviso qualcosa lì dentro non si scassi. Da questo punto di vista l'e-book possiede attributi di incertezza del tutto assimilabili a quelli della vita reale, e dunque sgradevoli, rispetto al libro che dà invece qualcosa di più e di importante rispetto alla vita stessa, sgravando, almeno per la storia che vuole raccontare, di quelle inquietudini del reale che già affliggono con una pena non trascurabile.

Secondariamente ci sono senza dubbio altri fattori chiave più o meno elettivi nell'inerziale preferenza verso il libro, come la delicata questione della conservazione della cultura letteraria nel corso delle generazioni a venire, o come l'acquisto, ovvero il possesso, di un oggetto fisico, palpabile, collezionabile, o come l'indifferenza nel suo utilizzo. Provate per esempio a pensare che sia estate e vogliate andare alla spiaggia a leggere. A un certo punto, il sole che vi martella sul collo vi fa venire voglia di andare a fare un bagno. Con che leggerezza lascerete l'e-book (e quindi relativo lettore per un valore compreso tra i 150 e i 250 euro) incustodito sull'asciugamano o nella borsa? Se invece avrete un libro tradizionale, lo abbandonerete senza problemi, nella convinzione che se ve lo fregheranno, ve lo potrete sempre ricomprare senza troppi batticuori.

Risulta evidente che i suddetti discorsi, in particolare la prima parte, hanno valore solo quando si parla di narrativa e di poesia. Come la possibilità concessa dall'e-book di portarsi dietro molti libri di narrativa senza aggravio di peso non la riesco a considerare determinante nella preferenza verso il libro elettronico. È per questo che sono convinto che l'e-book sia (e senza dubbio sarà) un formidabile strumento soprattutto in ambito didattico e tecnico. Pensate solo alla possibilità per uno studente di non doversi caricare sulla schiena dieci chilogrammi di carta, tra libri e dizionari assortiti. O per un avvocato potersi portare in udienza codici, raccolte di sentenze e tutte le pubblicazioni che gli interessano. Scaffali e scaffali di carta racchiusi in duecentocinquanta grammi di roba. Stessa cosa per un ingegnere o un geometra in cantiere o in trasferta. Insomma libri di testo, enciclopedie, normative, manualistica tecnica di tutti gli argomenti, nonché la saggistica, che presuppone un coinvolgimento emozionale decisamente basso, troveranno un supporto perfetto nella fredda comodità dell'e-book. E c'è da credere che nel giro di un paio di lustri spariranno del tutto le relative nuove edizioni cartacee. Ma con la narrativa secondo me il percorso non funzionerà altrettanto bene. Al massimo potremo assistere a un affiancamento dei due supporti, come accade ancora adesso per CD ed mp3. A meno naturalmente dell'adozione da parte degli editori e dei distributori di una politica di prezzi talmente aggressiva (che adesso peraltro non si vede) da finire per far preferire comunque ai lettori l'edizione elettronica a fronte del risparmio di parecchi soldi. Quanto poi alla questione del fantomatico e insostituibile profumo di libro nuovo, potete stare certi che quello sarà l'ultimo dei vostri problemi. Hanno già pensato allo spray.

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