Se volete venire a trovarci, sabato prossimo 14 marzo alle ore 18, Nicola Pezzoli e il sottoscritto saremo presso la Libreria Falso Demetrio a Genova, Via San Bernardo 67r, a parlare di libri, scrittura e altre svariate amenità .
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mercoledì 11 marzo 2015
martedì 10 marzo 2015
Il nuovo romanzo di Nicola Pezzoli (ovvero siamo tutti Corradino!)
Quando prendi in mano Chiudi gli occhi e guarda, ci sono due cose che ti si aggrappano subito alle funi dell'attenzione. La prima è la splendida copertina (come sempre lo sono quelle di Neo Edizioni). I colori roventi dell'estate, la fantasia di un orecchio che ascolta il mare dentro una conchiglia, un bambino dall'espressione lieve e spensierata. La seconda è l'epigrafe in francese che scopri subito all'apertura del volume e che recita:
Quand nous ne sommes plus
des enfants, nous sommes déjà morts.
Constantin Brancusi
e per la quale non credo ci sia bisogno di traduzione. Ebbene, questi due indizi sono sufficienti a tratteggiare esaurientemente i contorni di questo nuovo romanzo di Nicola Pezzoli che, come nel precedente bellissimo Quattro soli a motore, vede protagonista il "mitico" Corradino, alle prese con un altro momento della sua crescita, (forse) quello definitivo, quello che segna (forse) il passaggio finale dall'infanzia all'età adulta, se mai ci può essere un unico passaggio a scandire questa evoluzione personale.
Siamo sempre d'estate, in base a quel tipico panorama letterario e invero un po' paradossale per cui i ragazzini crescono solo quando le scuole sono chiuse. Ma questa volta è la prima vacanza estiva di Corradino al Mare (non un mare qualunque, quello con la emme maiuscola) a fungere da catalizzatore della sua crescita, con una serie di primi incontri unici, e in questo senso avventurosi, che a loro modo contribuiranno a cambiarlo per sempre, forse dandogli qualcosa, ma forse anche togliendoglielo. Perché, come in ogni cosa, anche ogni maturazione ha il suo prezzo: si acquista qualcosa, ma al prezzo di qualcos'altro.
Nel momento in cui si sta vivendo quella fase della propria vita, si è convinti di conquistare qualcosa di prezioso, addirittura di essere dei miracolati o comunque dei prescelti, toccati da una grazia tutta particolare, come se fosse successo solo a noi, nel bene e nel male, il tutto nell'inconsapevolezza della crescita che si sta subendo, dell'onda che ci sta travolgendo. Dunque è solo a posteriori che possiamo riconoscere anche il prezzo che abbiamo pagato, quello che finisce per essere il corrispettivo del valore della nostalgia che ci è rimasta per quell'epoca unica e irripetibile della nostra vita.
Pezzoli costruisce così questo piccolo nuovo romanzo animandolo innanzitutto di quella grazia, di quella sensibilità e di quello stupore infantili, che a tratti commuovono, a tratti fanno sorridere, sempre lievi anche quando sono amari, sempre soffici anche quando fanno male, perché è così che normalmente si vivono le cose a quell'età . Dopodiché, come in uno shaker, Pezzoli pezzolizza la sua materia con l'umorismo e, non di rado, con quella franchezza del disincanto dell'adulto al confine col cinismo (ma che resta sempre un piccolo passo indietro rispetto al cinismo vero e proprio, ed è questa la sua abilità ) che costituiscono la cifra stilistica più cristallina della sua narrativa.
Quello che ne viene fuori è una storia dolce, amara, dolorosa e divertente, non immune a quelle piccole impertinenti sconcerie di un bambino che sta per diventare adolescente (ah, il pìrulo!) e che ci restituisce quello sguardo lì, che avevamo tutti noi a quell'età (Corradino ha 12 anni), ma che asciuga la nostra nostalgia col sorriso dell'ironia. L'unico autentico difetto del libro, è che è troppo maledettamente corto! Ma del resto non lo sono forse sempre, le vacanze al Mare?
L'incipit:
Il gatto reputa di cagarsi addosso quando è troppo tardi per tornare indietro, e tragicamente presto per arrivare a destinazione.
Trauma da automobile, piccola Ciopy, ma quanto a trasporti felini su gomma è la prima volta anche per noi , e a lasciarti digiuna non ci abbiamo pensato. Dall'espressione del casellante è chiaro che all'abbassarsi del finestrino ha usmato l'afrore ma non ne individua la fonte Con quella faccia da piciorla ammaestrato sarà dura intuirla. Sarebbe il caso di indicargli la gabbietta con la micia imboscata giù al buio fra il sedile anteriore e il cruscotto, di modo che quello, mentre conta le lire da dare alla mamma, la smetta di fissare con disgusto il sedie di dietro della 127, la smetta di guardare me.
Chiudi gli occhi e guarda, di Nicola Pezzoli (2015, Neo Edizioni), 129 pag., 12€.
Quand nous ne sommes plus
des enfants, nous sommes déjà morts.
Constantin Brancusi
e per la quale non credo ci sia bisogno di traduzione. Ebbene, questi due indizi sono sufficienti a tratteggiare esaurientemente i contorni di questo nuovo romanzo di Nicola Pezzoli che, come nel precedente bellissimo Quattro soli a motore, vede protagonista il "mitico" Corradino, alle prese con un altro momento della sua crescita, (forse) quello definitivo, quello che segna (forse) il passaggio finale dall'infanzia all'età adulta, se mai ci può essere un unico passaggio a scandire questa evoluzione personale.
Siamo sempre d'estate, in base a quel tipico panorama letterario e invero un po' paradossale per cui i ragazzini crescono solo quando le scuole sono chiuse. Ma questa volta è la prima vacanza estiva di Corradino al Mare (non un mare qualunque, quello con la emme maiuscola) a fungere da catalizzatore della sua crescita, con una serie di primi incontri unici, e in questo senso avventurosi, che a loro modo contribuiranno a cambiarlo per sempre, forse dandogli qualcosa, ma forse anche togliendoglielo. Perché, come in ogni cosa, anche ogni maturazione ha il suo prezzo: si acquista qualcosa, ma al prezzo di qualcos'altro.
Nel momento in cui si sta vivendo quella fase della propria vita, si è convinti di conquistare qualcosa di prezioso, addirittura di essere dei miracolati o comunque dei prescelti, toccati da una grazia tutta particolare, come se fosse successo solo a noi, nel bene e nel male, il tutto nell'inconsapevolezza della crescita che si sta subendo, dell'onda che ci sta travolgendo. Dunque è solo a posteriori che possiamo riconoscere anche il prezzo che abbiamo pagato, quello che finisce per essere il corrispettivo del valore della nostalgia che ci è rimasta per quell'epoca unica e irripetibile della nostra vita.
Pezzoli costruisce così questo piccolo nuovo romanzo animandolo innanzitutto di quella grazia, di quella sensibilità e di quello stupore infantili, che a tratti commuovono, a tratti fanno sorridere, sempre lievi anche quando sono amari, sempre soffici anche quando fanno male, perché è così che normalmente si vivono le cose a quell'età . Dopodiché, come in uno shaker, Pezzoli pezzolizza la sua materia con l'umorismo e, non di rado, con quella franchezza del disincanto dell'adulto al confine col cinismo (ma che resta sempre un piccolo passo indietro rispetto al cinismo vero e proprio, ed è questa la sua abilità ) che costituiscono la cifra stilistica più cristallina della sua narrativa.
Quello che ne viene fuori è una storia dolce, amara, dolorosa e divertente, non immune a quelle piccole impertinenti sconcerie di un bambino che sta per diventare adolescente (ah, il pìrulo!) e che ci restituisce quello sguardo lì, che avevamo tutti noi a quell'età (Corradino ha 12 anni), ma che asciuga la nostra nostalgia col sorriso dell'ironia. L'unico autentico difetto del libro, è che è troppo maledettamente corto! Ma del resto non lo sono forse sempre, le vacanze al Mare?
L'incipit:
Il gatto reputa di cagarsi addosso quando è troppo tardi per tornare indietro, e tragicamente presto per arrivare a destinazione.
Trauma da automobile, piccola Ciopy, ma quanto a trasporti felini su gomma è la prima volta anche per noi , e a lasciarti digiuna non ci abbiamo pensato. Dall'espressione del casellante è chiaro che all'abbassarsi del finestrino ha usmato l'afrore ma non ne individua la fonte Con quella faccia da piciorla ammaestrato sarà dura intuirla. Sarebbe il caso di indicargli la gabbietta con la micia imboscata giù al buio fra il sedile anteriore e il cruscotto, di modo che quello, mentre conta le lire da dare alla mamma, la smetta di fissare con disgusto il sedie di dietro della 127, la smetta di guardare me.
Chiudi gli occhi e guarda, di Nicola Pezzoli (2015, Neo Edizioni), 129 pag., 12€.
lunedì 26 novembre 2012
Quattro soli a motore, un solo Pezzoli a tutta birra
Trovo molto affascinante quell'immaginario letterario nell'ambito del quale le iniziazioni, i riti di passaggio, le maturazioni, le esperienze di formazione che spingono tipicamente i ragazzini verso l'età adulta, avvengono d'estate. Immerse nel sole. Tra le spighe che frusciano nel vento. Condite dagli odori di ginestre e salsedine. Quando la scuola è chiusa. Quando si è liberi dalle catene dei banchi, dalle camicie di forza dei grembiuli, dalle dittature dei maestri. Come se in qualche modo la scuola, con le sue sbarre di compiti e interrogazioni, rigore e imposizioni, costituisse un freno, una barriera, un peso nelle tasche della maturazione dei ragazzini, i quali hanno bisogno di libertà e leggerezza per prendere (finalmente) coraggio e volare oltre gli steccati di lecca-lecca dell'infanzia.
Sono (sempre) estati di misteri da svelare, quelle, estati di cadaveri da ritrovare, dove si impara a dare del tu al dolore e a scherzare con i vermi della morte, dove pur nella nebbia della paura si cerca il coraggio di mandare in porto un primo bacio d'amore, dove ci si stupisce di scoprire che, nella realtà , il bene e il male non corrispondono mai agli assoluti di Tex Willer e Mefisto. Stagioni dove scopriamo cose su noi stessi e su chi ci sta vicino, che non avremmo mai immaginato e che - forse - non avremmo mai voluto. Penso per esempio al celebre Stand by me di Stephen King, come pure a Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. Ma anche Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli (Neo Edizioni) rientra alla perfezione dentro questa categoria.
In questo caso l'estate è quella del '78. L'Argentina ha appena rubato il titolo mondiale all'Olanda e lo sfondo è l'immaginario paese (Cuviago) di una Lombardia rurale che vede all'orizzonte l'approssimarsi di una industrializzazione pronta a stravolgerlo per sempre. Per Corradino, undicenne al confine tra elementari e medie, è l'estate cruciale, quella che contribuirà più d'ogni altra a farlo diventare quello che è oggi. Perché la maturazione nasce sempre dal confronto con la paura, dalla difficoltà del suo superamento e dalla consapevolezza di avercela fatta, nonostante tutto.
Così Corradino vive la sua estate assediato dalle solite vessazioni (familiari, scolastiche e sociali) che cerca di esorcizzare affidandosi a un taccuino che, come una bambolina voo-doo, sembra possedere poteri magici, parole come spilli, o addirittura come proiettili, nell'illusione (reale?) che la scrittura possa far girare il mondo a suo favore, in bilico tra religiosità e blasfemia, e dall'altro nell'attraente investigazione sul ruolo del vecchio Kestenholz che sta nella casa dell'orrore al di là del campo di granturco e che si dice abbia ucciso (e forse pure mangiato!) i suoi tre figli.
La quarta di copertina definisce Quattro soli a motore "l'archetipo del romanzo di formazione a tinte noir", ma i registri con cui Nicola Pezzoli colora il suo libro sono assai più numerosi, perché Pezzoli usa con la personalità stilistica che lo contraddistingue (e chi segue il suo blog sa bene di cosa parlo) tutti i registri letterari disponibili: il noir, l'horror, la fantascienza, il surreale, la satira, il comico e il tragico, al fine di comporre un personalissimo affresco vivido e sferzante, ma anche tenero e delicato, di una gioventù perduta che potrebbe essere quella dell'autore o di tutti voi, la gioventù del riso e del pianto, dei sogni e dell'immaginazione, dell'amicizia e dell'amore, della paura e del sesso, del tradimento e della scoperta, il tutto sorretto da una scrittura che conferma il talento e la solidità di un autore che in Quattro soli a motore ha davvero messo tutto se stesso, che merita tutta l'attenzione possibile e che - potete scommetterci - farà ancora (molto) parlare di sé.
Quattro soli a motore, di Nicola Pezzoli (Neo Edizioni)
[Le immagini sono momenti della bellissima presentazione genovese di venerdì scorso presso la Libreria BooksIn di Vico del Fieno 40R, dove - se siete di Genova - potete trovare il libro a botta sicura].
Quattro estratti:
"Un carro decrepito, col pianale smangiucchiato dai tarli, sostava sul retro della fattoria, a ridosso del noce e dei meli, subito prima del prato che dolcemente inclinava a diventar montagnetta. Poco più in là della porta posteriore della stalla e prima del noce e dei meli c'era una specie di piscina rialzata però piena di merda. Era una vasca in muratura che gli Stevanato riempivano di stronzini di pollame (detti sghitti, anzi: "i sghiti") e boasse di mucca impastate con fili di paglia, che poi stando lì diventavano letame e ci si concimavano i campi. Tutto questo non dava colore alla scena, in compenso gli conferiva odore. La signora Beatrice decantava le magnificenze della sua piscina: "Tuta bèa merda! No come quei che vende el letame, che xe tuto pieno de smergasse! Vardi che merda! Tuta bèa merda!"
"Da tanto che rideva la Cristina le uscivano le lacrime dagli occhi. Erano belle quelle lacrime, mi piacevano, m'ingolosivano, avrei voluto berle, e avrei voluto fossimo più grandi e già sposati per abbracciarla e metterglielo dentro lì per strada e fare un altro figlio dei magari quindici moribondi di fame che avevamo già ."
"La religione non è l'oppio dei popoli" aveva sentenziato una delle prime volte, come seguendo il filo di un ragionamento tutto suo. "Magari, lo fosse! La religione è l'odio, fra i popoli. Poiché non c'è un solo Dio che non sia stato creato cacciabombardiere, criminale genocida, portafortuna dei carnefici nella mattanza".
"Ma non era solo la quantità , non era solo la sorpresa per aver trovato la Biblioteca di Babele al posto di un salotto. C'era qualcos'altro, Quancosa di sconcertante. Di strano e spaventoso. Una diabolica follia presiedeva alla composizione di quegli scaffali! Non lo capii subito, per via della semioscurità che lasciava solo intuire le forme e i colori. Mi avviccinai alla parete alla mia destra, e infine vidi. Vidi cos'avevo davanti, e trattenni a stento un grido di terrore. Di fronte a me c'era qualcosa di mostruoso. La mia curiosità mi ci aveva fatto cozzare contro, e adesso mi guardavo attorno smartrito, senza saper più cosa fare, che cosa pensare... Tutti uguali! Quelle migliaia di libri avevano tutti lo stesso colore. Le stesse dimensioni."
Sono (sempre) estati di misteri da svelare, quelle, estati di cadaveri da ritrovare, dove si impara a dare del tu al dolore e a scherzare con i vermi della morte, dove pur nella nebbia della paura si cerca il coraggio di mandare in porto un primo bacio d'amore, dove ci si stupisce di scoprire che, nella realtà , il bene e il male non corrispondono mai agli assoluti di Tex Willer e Mefisto. Stagioni dove scopriamo cose su noi stessi e su chi ci sta vicino, che non avremmo mai immaginato e che - forse - non avremmo mai voluto. Penso per esempio al celebre Stand by me di Stephen King, come pure a Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. Ma anche Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli (Neo Edizioni) rientra alla perfezione dentro questa categoria.
In questo caso l'estate è quella del '78. L'Argentina ha appena rubato il titolo mondiale all'Olanda e lo sfondo è l'immaginario paese (Cuviago) di una Lombardia rurale che vede all'orizzonte l'approssimarsi di una industrializzazione pronta a stravolgerlo per sempre. Per Corradino, undicenne al confine tra elementari e medie, è l'estate cruciale, quella che contribuirà più d'ogni altra a farlo diventare quello che è oggi. Perché la maturazione nasce sempre dal confronto con la paura, dalla difficoltà del suo superamento e dalla consapevolezza di avercela fatta, nonostante tutto.
Così Corradino vive la sua estate assediato dalle solite vessazioni (familiari, scolastiche e sociali) che cerca di esorcizzare affidandosi a un taccuino che, come una bambolina voo-doo, sembra possedere poteri magici, parole come spilli, o addirittura come proiettili, nell'illusione (reale?) che la scrittura possa far girare il mondo a suo favore, in bilico tra religiosità e blasfemia, e dall'altro nell'attraente investigazione sul ruolo del vecchio Kestenholz che sta nella casa dell'orrore al di là del campo di granturco e che si dice abbia ucciso (e forse pure mangiato!) i suoi tre figli.
La quarta di copertina definisce Quattro soli a motore "l'archetipo del romanzo di formazione a tinte noir", ma i registri con cui Nicola Pezzoli colora il suo libro sono assai più numerosi, perché Pezzoli usa con la personalità stilistica che lo contraddistingue (e chi segue il suo blog sa bene di cosa parlo) tutti i registri letterari disponibili: il noir, l'horror, la fantascienza, il surreale, la satira, il comico e il tragico, al fine di comporre un personalissimo affresco vivido e sferzante, ma anche tenero e delicato, di una gioventù perduta che potrebbe essere quella dell'autore o di tutti voi, la gioventù del riso e del pianto, dei sogni e dell'immaginazione, dell'amicizia e dell'amore, della paura e del sesso, del tradimento e della scoperta, il tutto sorretto da una scrittura che conferma il talento e la solidità di un autore che in Quattro soli a motore ha davvero messo tutto se stesso, che merita tutta l'attenzione possibile e che - potete scommetterci - farà ancora (molto) parlare di sé.
Quattro soli a motore, di Nicola Pezzoli (Neo Edizioni)
[Le immagini sono momenti della bellissima presentazione genovese di venerdì scorso presso la Libreria BooksIn di Vico del Fieno 40R, dove - se siete di Genova - potete trovare il libro a botta sicura].
Quattro estratti:
"Un carro decrepito, col pianale smangiucchiato dai tarli, sostava sul retro della fattoria, a ridosso del noce e dei meli, subito prima del prato che dolcemente inclinava a diventar montagnetta. Poco più in là della porta posteriore della stalla e prima del noce e dei meli c'era una specie di piscina rialzata però piena di merda. Era una vasca in muratura che gli Stevanato riempivano di stronzini di pollame (detti sghitti, anzi: "i sghiti") e boasse di mucca impastate con fili di paglia, che poi stando lì diventavano letame e ci si concimavano i campi. Tutto questo non dava colore alla scena, in compenso gli conferiva odore. La signora Beatrice decantava le magnificenze della sua piscina: "Tuta bèa merda! No come quei che vende el letame, che xe tuto pieno de smergasse! Vardi che merda! Tuta bèa merda!"
"Da tanto che rideva la Cristina le uscivano le lacrime dagli occhi. Erano belle quelle lacrime, mi piacevano, m'ingolosivano, avrei voluto berle, e avrei voluto fossimo più grandi e già sposati per abbracciarla e metterglielo dentro lì per strada e fare un altro figlio dei magari quindici moribondi di fame che avevamo già ."
"La religione non è l'oppio dei popoli" aveva sentenziato una delle prime volte, come seguendo il filo di un ragionamento tutto suo. "Magari, lo fosse! La religione è l'odio, fra i popoli. Poiché non c'è un solo Dio che non sia stato creato cacciabombardiere, criminale genocida, portafortuna dei carnefici nella mattanza".
"Ma non era solo la quantità , non era solo la sorpresa per aver trovato la Biblioteca di Babele al posto di un salotto. C'era qualcos'altro, Quancosa di sconcertante. Di strano e spaventoso. Una diabolica follia presiedeva alla composizione di quegli scaffali! Non lo capii subito, per via della semioscurità che lasciava solo intuire le forme e i colori. Mi avviccinai alla parete alla mia destra, e infine vidi. Vidi cos'avevo davanti, e trattenni a stento un grido di terrore. Di fronte a me c'era qualcosa di mostruoso. La mia curiosità mi ci aveva fatto cozzare contro, e adesso mi guardavo attorno smartrito, senza saper più cosa fare, che cosa pensare... Tutti uguali! Quelle migliaia di libri avevano tutti lo stesso colore. Le stesse dimensioni."
lunedì 19 novembre 2012
Incontri Ravvicinati di un Certo Tipo
Tutti conoscono quelli del Terzo (Tipo). In realtà la classificazione degli incontri con extraterrestri si spinge fino al Settimo. In questo caso, però, direi che potremmo fermarci al Quinto, ovvero "incontri bilaterali posti in essere tramite iniziative umane coscienti, volontarie ed attive, o tramite la comunicazione cooperativa con intelligenze extraterrestri".
Mi riferisco infatti all'incontro-presentazione del libro Quattro Soli a Motore, nuovo bellissimo romanzo di Nicola "Zio Scriba" Pezzoli (Neo Edizioni), in programma per il prossimo venerdì 23 novembre alle ore 18:00 a Genova, presso la Libreria BooksIn, Vico del Fieno 40R (a pochi passi da Piazza De Ferrari, piazza principale della città ), durante il quale io stesso calerò per fare da moderatore e parlare con lui, del romanzo, di scrittura, di letteratura e di tutto quello che ci passerà per la testa. In un colpo solo vi beccherete così l'impareggiabile Nicola "Zio Scriba" Pezzoli e l'umile sottoscritto in carne-e-ossa (e antenne).
In aggiunta, volendo, potrete partecipare alla cena a seguire (massimo una ventina di partecipanti, ma c'è ancora posto). Basta che vi prenotiate mandandomi una mail all'indirizzo:
ilgrandemarziano(at)gmail.com.
Se siete in zona non potete mancare!
Mi riferisco infatti all'incontro-presentazione del libro Quattro Soli a Motore, nuovo bellissimo romanzo di Nicola "Zio Scriba" Pezzoli (Neo Edizioni), in programma per il prossimo venerdì 23 novembre alle ore 18:00 a Genova, presso la Libreria BooksIn, Vico del Fieno 40R (a pochi passi da Piazza De Ferrari, piazza principale della città ), durante il quale io stesso calerò per fare da moderatore e parlare con lui, del romanzo, di scrittura, di letteratura e di tutto quello che ci passerà per la testa. In un colpo solo vi beccherete così l'impareggiabile Nicola "Zio Scriba" Pezzoli e l'umile sottoscritto in carne-e-ossa (e antenne).
In aggiunta, volendo, potrete partecipare alla cena a seguire (massimo una ventina di partecipanti, ma c'è ancora posto). Basta che vi prenotiate mandandomi una mail all'indirizzo:
ilgrandemarziano(at)gmail.com.
Se siete in zona non potete mancare!
sabato 3 novembre 2012
Appuntamento con un alieno, anzi con due

Venerdì 23 novembre 2012, alle ore 18, presso la Libreria BooksIn di Vico del Fieno 40R a Genova, avrò infatti l'onore di presentare Quattro soli a motore, il nuovo romanzo di Nicola "Zio Scriba" Pezzoli, il quale sarà - ovviamente - presente, insieme con l'editore (Neo Edizioni), per parlare del romanzo, di scrittura, di letteratura, di blog e di tutto quello che ci passerà per la mente.
La serata poi continuerà al ristorante. Chi vuole partecipare è pregato però di avvertirmi della sua presenza per la prenotazione entro il 20 novembre prossimo, mandandomi una mail a: ilgrandemarziano(at)gmail.com.
Insomma, quando li trovate Zio Scriba e Il grande marziano di nuovo insieme in un colpo solo? Se avete la fortuna di essere nei paraggi, non potete mancare a una serata così.
Vi aspettiamo.
lunedì 23 agosto 2010
Quattro colpi di machete nella giungla editoriale


Non voglio entrare qui nel merito di un simile arduo esercizio, ovvero delle qualità tecniche, morali, psicologiche e artistiche necessarie e del relativo ventaglio di azioni, passi, mosse, iniziative utili per provare a "farcela" in un simile campo (peraltro c'è pieno di blog e siti prodighi di informazioni e consigli giusti e sbagliati a riguardo), quanto piuttosto di quello di cui Nicola Pezzoli, alias Zio Scriba, è stato testimone sulla sua pelle e che ha documentato nel suo ironico, tragico, spassoso, triste e surreale (ma, ahimè realissimo) reportage Tutta colpa di Tondelli. Perché chiunque si accosta al mondo editoriale, deve sapere a chi e a che cosa può andare incontro. Persone e situazioni. Sacrifici e delusioni. Pazzie e speranze. Perché se per taluni aspetti la vicenda di Nicola è emblematica di come l'ambiente dell'editoria considera e tratta gli esordienti/sconosciuti, soprattutto rispetto alle "false illusioni" che sovente essa alimenta (si vedano le "lettere di rifiuto" riportate in appendice al volume, soprattutto le ultime) e di cui a volte cerca di approfittarsi spietatamente, dall'altro il suo racconto va oltre, perché le peripezie raccontate nel suo libro suonano del tutto impossibili, come uscite da un vero e proprio romanzo tragicomico e atterrisce il solo pensiero che invece siano state vissute sulla pelle di un essere umano.

Tutto il resto è culo.
Tutta colpa di Tondelli, di Nicola Pezzoli (Kaos)
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