Punti di vista da un altro pianeta

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domenica 8 marzo 2015

Lui e Lei, l'8 marzo

"Donne, prima di pretendere la mimosa, smettete di leggere romanzi in cui:
- Lui è più ricco e potente di lei,
- Lui un esperto sciupafemmine, lei è vergine,
- Lui conosce tutte le posizioni del kamasutra, lei non ha mai provato un orgasmo,
- Lui la guarda negli occhi, lei viene,
- Lui gliene fa di tutti i colori, lei subisce,
- Lui comanda, lei obbedisce,
- Lui si tiene il lavoro, lei molla tutto per seguirlo,
- Lui lavora, lei si fa mantenere,
- Lui la salva, lei si fa salvare.
L'emancipazione passa prima di tutto dal modo in cui le donne vedono se stesse."
(Alessandra Selmi)

mercoledì 4 marzo 2015

Il Principe Azzurro, dalla scarpetta alla frusta

Un uomo bello e ricco seduce una studentessa e la convince a fare delle zozzerie trasgressive: dal bondage, al sadomaso, ecc.. Poi però lei si innamora. Poi però lui esagera. E allora lei lo manda a cagare. Questa, in poche parole, potrebbe esse la sinossi di 50 sfumature di grigio, film o libro non importa. Ciò che importa è che a guardare la storia in controluce ci sono due aspetti in conflitto tra loro che colpiscono e che sembrano completamente (e inquietantemente) assenti dalle critiche, concentrate invece per lo più sulla risibilità degli aspetti erotici del film o sulla scadente qualità letteraria del libro.

Il primo è il meschino sottotesto maschilista e classista della trama. Insomma c'è 'sto tipo straricco sfondato che convince una studentessa di umili origini a sottoscrivere un contratto per essere dominata (sessualmente). Quindi in un'unica situazione sono riunite e vengono in qualche modo esaltate le due coppie archetipiche della dominazione: uomo>donna, ricco>povero. E questo, vogliate o no, è un messaggio che passa. La seconda è il prodigioso sottotesto femminista e immaginativo che riesce a mascherare l'aspetto precedente dalla sua valenza maschilista e classista, per riportarlo all'interno di confini di ambizione e desiderabilità. E anche questo messaggio passa. Il fatto che poi alla fine lei lo molli perché lui esagera (la frusta di brutto, costringendola a contare le frustate come nei migliori racconti di schiavitù) non redime comunque una situazione che, nei suoi paradigmi di base, viene comunque accettata con una firma e, in qualche modo, celebrata.

Tramite il personaggio di Christian Grey, E.L. James (NB una donna) traccia così le coordinate valoriali del Principe Azzurro del nuovo millennio: un uomo potente, facoltoso, trasgressivo, bello (ovviamente), ossessionato dall'esercizio del dominio, al quale la donna concede la propria sottomissione, ancorché con qualche distinguo che però non vale certo ad affrancarla e a rimetterla in una condizione di parità. Il personaggio di Anastasia Steele (forse Steele sta a evocare il freddo dell'acciaio di una donna che ha bisogno del calore di emozioni estreme per sciogliersi in godimento?) rappresenta il prototipo della donna che alla fine accetta volentieri di sottomettersi alle pratiche pervertite di lui, vuoi nell'illusione di poterlo salvare, vuoi nella realtà della sua carta di credito (e la ricchezza non è un aspetto incidentale della storia, ma non lo è – se andiamo a vedere – nemmeno in quella di Cenerentola), vuoi per entrambe, vuoi per quello che volete voi.

Se poi, in ultima analisi, si considera che pare che il pubblico-tipo di questo film/libro sia per oltre la stragrande maggioranza femminile e per giunta piuttosto giovane, è facile giungere alla conclusione che quella di 50 sfumature di grigio è la rappresentazione legittimata, o la legittimazione rappresentata, di quelli che sono i (nuovi) desideri delle giovani donne di questo momento storico. Se una volta si sognava con Cenerentola, adesso si sogna con Anastasia Steele e non ci sarà da sorprendersi se tra non molto le bambine per carnevale chiederanno di vestirsi di latex.

[Nota: Le illustrazioni sono di Michele Moricci. Ne potete vedere altre qui.]

lunedì 1 ottobre 2012

Paradossi sessuali (post per sole donne)

Trovo piuttosto interessante notare come, di fatto, i canoni estetici peculiari dell'uomo che si spoglia professionalmente negli spettacoli per sole donne/donne sole siano del tutto assimilabili a quelli degli omosessuali (depilazione totale, perizomi estremi per microdimensioni e colori sgargianti, chiappe al vento, mossette pelviche).

Ma se mi pare chiaro che non ci si dovrebbe sorprendere nello scoprire che una donna e un uomo omosessuale (o almeno parte di loro) possono essere attratti da un medesimo canone estetico maschile, mi colpisce che una donna possa trovare sessualmente eccitante un'insieme di caratteristiche estetiche che possono essere confuse con un canone omosessuale.

L'osservazione mi è stata suscitata da una scena del film di cui ho parlato nel precedente post, in cui la sorella del ragazzo che viene iniziato allo strip maschile un giorno scopre per caso gli attrezzi di scena del fratello e viene istantaneamente assalita dal dubbio che possa essersi scoperto omosessuale.

Una spiegazione psicologica (che chiamo Spiegazione Ottimista) è che, mediamente, la donna che va ad assistere a uno strip maschile in fondo ha bisogno di confrontarsi con un "oggetto sessuale" diverso da quello al quale è abituata e, nel contempo, che sia anche sessualmente "rassicurante", in altre parole, "innocuo", affinché la situazione in cui va a sperimentare mantenga autonomamente il livello di simulazione giocosa che non vuole venga superato.

Un'alternativa sociologica (che chiamo Spiegazione Pessimista) potrebbe essere invece legata da un lato agli ultimi quarant'anni di emancipazione femminile e dall'altro alla contemporanea passione crescente dell'uomo per le creme antirughe.

Non sono riuscito a trovare la Spiegazione Realista.

venerdì 28 settembre 2012

Un'inaspettata esperienza antropologico-sessual-cinematografica

Tutto inizia quando mi ritrovo per le mani, quasi per caso, due biglietti omaggio per andare a vedere Magic Mike, il film di Steven Soderbergh sul mondo dello spogliarello maschile. Ammetto che, benché apprezzi abbastanza Soderbergh, non era nelle mie priorità andare a vedere questo film, ma già che ci sono due biglietti, perché rinunciarvi? Dunque l'altro ieri andiamo, io e la mia marzianina del cuore, senza ovviamente poter prevedere che sarebbe stata un'esperienza unica, oltremodo surreale e proprio per questi stessi motivi (per certi versi) imperdibile!

Per chi non sapesse un accidente di questo film, la storia è presto detta [un po' di spoiler da qui in avanti]. A Tampa c'è questo locale di spogliarellisti gestito da Dallas, un Matthew McConaughey ormai non più di primo pelo (e invero anche un bel po' viscidino, ancorché dal fisicaccio ostentato), che ha al soldo un gruppo di ragazzi belli e capaci che arrotondano gli stipendi delle loro fatiche diurne ballando e spogliandosi di notte per branchi di ragazze assatanate. Tra costoro, Mike (Channing Tatum, quello la cui storia ha ispirato il film), il migliore, la star, l'amico e braccio destro di Dallas, quasi per caso un giorno porta allo spettacolo Adam, un suo giovanissimo collega del cantiere, il quale per una necessità improvvisa, viene spinto sul palco e malgrado la timidezza e i calzini (o forse proprio per questo) è subito successone.

Attraverso una sapiente (e bellissima) fotografia slavata e consumata degli esterni soprattutto, ma anche di tutto ciò che non è lo spettacolo, e invece vivace e satura di colori negli interni del club, Soderbergh ci racconta così le meschinità e le vacuità di un mondo, quello dello strip maschile, per taluni aspetti non molto dissimile da quello femminile, dove l'arte di arrangiarsi viene supportata da un mucchio di soldi facili, donne da scopare a go-go e un bel po' di divertimento, ma che alla lunga lascia con uno sbiadito pugno di mosche. Tuttavia cosa potrebbe volere di più un ragazzo di 19 anni come Adam? Inutile dire che la sua scelta di buttarsi a capofitto in questa vita non porterà solo rose e fiori e se da un lato, nonostante il dolore e gli errori, il giovane Adam prenderà il posto di braccio destro nel cuore di Dallas, dall'altro Mike deciderà di lasciare perdere tutto e di ricominciare daccapo in un qualunque altro modo, purché più autentico, capace di dargli almeno la soddisfazione di costruire qualcosa, anche soltanto un mobile. [fine degli spoiler]

Naturalmente gli appassionati di cinema avrebbero dovuto intuire che da uno come Soderbergh era difficile aspettarsi una commediola leggera che esaltasse chiappe e pacchi patinati solo per il gusto di farlo. Difatti il tono del film, soprattutto proprio nelle sequenze di strip maschile, finisce per sconfinare dentro il trash quel tanto che basta per spostare la narrazione da una cronaca piccante e voyeuristica buona per strizzare l’occhio al pubblico femminile, a una vera e propria satira, che graffia con stile per denunciare la miseria di quel piccolo spaccato di mondo illusorio e arido, al quale non sono immuni né gli artefici depilati in perizoma, né le consumatrici pronte a farsi spupazzare sul palco in maniera assai più che soft.

Ora il punto è (e qui veniamo all'esperienza unica e surreale di cui dicevo all'inizio) che a mano a mano che entrava gente in sala, nell'attesa che iniziasse il film, mi sono reso conto che stavano prendendo posto sempre e solo gruppi di ragazze. E così è stato fino allo spegnimento delle luci per cui, alla fine, tra la settantina di posti occupati, mi sono ritrovato a essere l'unico maschio (giuro, l'unico) in mezzo a una nutrita platea di sole donne, evidentemente attratte dalla promessa degli addominali scultorei di McConaughey e soci, con chiappe al vento, pacchi gonfi, movimenti pelvici e tutto quanto il campionario in bella mostra (no, per dire, cazzi non se ne vedevano, per lo meno non in maniera esplicita - e chi ha visto il film sa a cosa alludo…), come in una specie di doppiamente squallido addio al nubilato trasmesso in video conferenza o una festa della donna fuori stagione.

Ebbene, quelle decine di ragazze, tutte piuttosto giovani, ma non adolescenti, nel loro essere in quel momento comunità monosessuale (raramente mi sono sentito così alieno!) hanno di fatto confermato di essere andate a vedere il film con lo stesso spirito delle ragazze che - dentro il film - facevano la file per vedere lo spettacolo degli stripper (molte di loro parlavano e si distraevano quando non c'erano scene di strip...). Dunque da soggetto che vede passivamente il film, le spettatrici sono diventate contemporaneamente oggetto della satira stessa della pellicola, in una sorta di inatteso rimbalzo metacinematografico, uno specchio nello specchio, dove il significato del film, la sua stessa ragione di essere, si è estesa alle spettatrici che lo guardavano e ne sono diventate in questo modo protagoniste, accrescendo così il significato dell'opera e dell'esperienza.

Ovviamente nessuna di loro si è accorta di niente.

martedì 8 marzo 2011

8 marzo: una nuova* preghiera laica

Per lui: Ti prego, maschio italiano, evita almeno quest'anno, di fare le tue solite figure di merda. Non comprare mimosa. O se proprio lo vuoi fare, fallo per dare qualche spicciolo a un immigrato clandestino. Ma sii coerente: non regalarla alle tue donne, siano esse madri, mogli, fidanzate, colleghe di lavoro, figlie, amanti, escort, nipotine di Mubārak o bambole gonfiabili. Ti prego, almeno una volta l'anno, non essere ipocrita. Per una volta evita di crogiolarti nell'illusione che un bel mazzo di mimosa possa infiorettare le tue mancanze di rispetto, le tue parolacce, le tue scortesie, i tuoi apprezzamenti con gli amici al bar, i tuoi calendari di GQ appesi nello stipetto in palestra, le tue foto piccanti nel computer, trasformando il tutto in venialità profumabili. La mimosa è pianta effimera e le sue piccole stelle, così belle e accese e fragranti, sono destinate a collidere in buchi neri al primo "non rompermi i coglioni", "questa pasta fa schifo!", "vuoi chiudere il becco?". E quindi, già che ci sei, evita - per carità - anche gli auguri.

Per lei: Ti prego, femmina italiana, evita almeno quest'anno, di lasciarti trascinare in uno dei quei locali di dubbio gusto con le lucine colorate, le bistecche di legno, le tequile a fiumi e quei tristi spettacolini tipo Full Monty de noantri, insieme con la tua cumpa di colleghe/amiche/sorelle, a simulare assatanamenti testosteronici che non sono propri della tua biologia endocrina e sono un insulto alla tua dignità e alla tua intelligenza. Come se l'affermazione della tua emancipazione e del tuo diritto al rispetto per la tua persona passassero attraverso un variegato catalogo di urletti nei confronti dei movimenti pelvici di una ciurma di pupazzoni unti d'olio dall'aspetto un po' gommoso come dei simbolici Big Jim: schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm'. Ti prego, ti prego, ti prego: fammi continuare a credere che sei molto migliore di così, fammi continuare a illudere che sei almeno un po' migliore di lui.

Così sia.

[*Piccole variazioni alla preghiera dello scorso anno]

lunedì 8 marzo 2010

8 marzo: una preghiera laica


Per lui: Ti prego, maschio italiano, evita almeno per quest'anno, di fare le tue solite cazzate. Non comprare mimosa. Non regalarla alle tue donne, siano esse madri, mogli, fidanzate, colleghe di lavoro, figlie, amanti o bambole gonfiabili. Ti prego, almeno per una volta, non essere ipocrita. Per una volta evita di illuderti che un bel mazzone di mimosa all'anno possa imbellettare le tue mancanze di rispetto, le tue parolacce, le tue scortesie, i tuoi apprezzamenti a sproposito, i tuoi calendari di Max, le tue foto piccanti nel computer, trasformando il tutto in venialità profumabili. La mimosa è pianta effimera e le sue piccole stelle, così belle e accese e fragranti, sono destinate a collidere in buchi neri al primo "non rompermi i coglioni", al primo "sta' zitta", al primo "vaffanculo". E quindi, già che ci sei, evita - per carità - anche gli auguri.

Per lei: Ti prego, femmina italiana, evita almeno per quest'anno, di lasciarti trascinare in uno dei quei locali con quei desolanti spettacolini tipo Centocelle Nightmare (ma l'incubo si riferisce ai perizomi?), insieme con la tua cumpa di amiche/colleghe/sorelle, a simulare assatanamenti testosteronici che non ti sono propri. Come se l'affermazione della tua emancipazione e del tuo diritto al rispetto per la tua intelligenza e il tuo corpo passassero attraverso un campionario di urletti verso una manica di smutandati Big Jim per la serie schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm. Ti prego, fammi continuare a credere che sei molto migliore di così, fammi continuare a illudere che sei almeno un po' migliore di lui.
Amen.

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