Punti di vista da un altro pianeta

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sabato 28 marzo 2015

Beppe Grillo e la selezione (non) naturale

Il blog di Grillo, organo ufficiale del Movimento 5 Stelle, pubblica la foto di Renzi in cabina di pilotaggio dicendo che farà precipitare l'Italia come ha fatto Andreas Lubitz con il suo aereo, e fa scoppiare il finimondo anche (almeno in parte) tra i suoi iscritti. L'invito condivisibile è per lo più a vergognarsi, e l'accusa ricorrente (condivisibile anch'essa) è di oltraggio alle vittime.

In ambiti, tuttavia, come quello della premiata ditta Grillo & Casaleggio, dove queste manifestazioni estreme non sono lasciate al caso o all'iniziativa estemporanea del singolo, ma sono frutto di idee e di strategie mediatiche deliberate, la scelta di esprimere una metafora del genere, fa capire qualcosa di quello che hanno in testa Grillo & C.

Grillo & C. non vogliono infatti solo attirare sempre e comunque l'attenzione su se stessi, né vogliono solo suscitare emozioni forti parlando alla pancia delle persone, loro "selezionano" il simpatizzante tipo, perché a chi sta tremendamente sul cazzo questo modo di fare (come al sottoscritto), per quante cose giuste ogni tanto il M5S possa aver detto in passato e potrà dire in futuro, non riuscirà mai a scalfire (in me) la barriera di avversione che questi modi suscitano.

Così il simpatizzante modello (leggi elettore) del M5S finisce per essere fondamentalmente di due tipi: [1] il tipo intestinale, ovvero colui che ragiona col ventre, che si compiace enormemente dei modi di Grillo & C., ed è pronto ad appoggiarlo sempre e comunque, e [2] il tipo midollare, ovvero colui che è disposto a perdonare Grillo & C., non solo in merito alle sue intemperanze, che vengono tipicamente liquidate come semplici boutade di poco conto, ovvero esternazioni per fare notizia e niente di più, ma anche sulle espulsioni, le prese di posizione autoritarie ecc.. Sempre insomma. In entrambi i casi, in questo modo Grillo & C. avrà seguaci che terrà sempre e comunque in pugno qualsiasi cosa lui farà.

martedì 13 novembre 2012

L'antipolitica allo specchio

C'è un cattivo gusto denigratorio nell'attribuire al Movimento 5 Stelle la qualità dell'"antipolitica". Comunque li si voglia considerare, piacciano o non piacciano i modi, si condividano o non si condividano le proposte e le strategie, Grillo e i suoi fanno politica, a tutti gli effetti, come la fanno i cittadini che prendono in mano una bandiera e vanno in piazza, come la fanno i cittadini che si arrampicano in cima a una gru per rivendicare i loro diritti, come la fanno i cittadini che scivolano in una cabina elettorale ed esprimono il loro voto su una scheda. Tutto è politica (democratica) nel momento in cui si lotta - nell'ambito della legalità e di quanto sancito dalla Costituzione, naturalmente - per rivendicare il proprio diritto ad avere voce in capitolo nell'amministrazione dello Stato, ovvero di noi stessi, cittadini che ne facciamo parte e nel nostro esserne parte lo rendiamo possibile.

Dunque c'è anche un pessimo retrogusto sottilmente (e astutamente) manipolatorio nell'ostinarsi ad attribuire al Movimento 5 Stelle la qualità dell'"antipolitica" (e di convincere così la popolazione di questo). Come a voler sottolineare implicitamente (e l'implicità è fondamentale nella manipolazione) una contrapposizione negativa e battezzarla così di fronte all'opinione pubblica con qualcosa di maligno, come un verme pronto ad avvelenare dall'interno la mela del sistema-paese. Ma se dunque esiste davvero un'"antipolitica", quale dovrebbe essere la parte sana della mela, quella chiamata "politica", quella che si arroga il diritto di giudicare l'altra? Forse quella dei soldi pubblici intascati? Quella dei nepotismi? Quella delle mazzette? Quella degli evasori? Quella dei festini priapici e delle speculazioni sismiche?

Grillo e i suoi possono piacere o meno (e chi mi segue, sa che non godono di particolare simpatia da queste parti). Ma non credete alla balla dell'"antipolitica". Tutto è politica. Tutto. Anche questo post.

lunedì 23 maggio 2011

Grillini e Leghisti: "Mia faza, mia raza!"

Inutile che ce lo stiamo a nascondere o ci giriamo intorno: il fenomeno del Movimento 5 Stelle ha moltissimo in comune con l'ascesa primordiale della Lega. Innanzitutto il linguaggio: estremo, populista, colorato e colorito. Secondariamente lo stesso modello di target sociale: i delusi, disillusi, incazzati della politica. In terzo luogo un'analoga forma di ribellione agli schemi politici consolidati: il suo paradigma si può riassumere nelle esclamazioni "Roma Ladrona!" o "Sono tutti uguali!". Infine la conseguente considerazione principe del qualunquismo, ovvero l'indifferenza politica e il rifiuto a qualsiasi forma di apparentamento, prerogativa delle forze nuove che si radicano e prosperano nell'humus di un'opposizione definitiva e intransigente, che per questo non può fare a meno di impantanarsi nelle sabbie (im)mobili dell'autoreferenzialità.

Grillo come Bossi, dunque. Benché le cifre ideologiche dei loro movimenti divergano nel momento in cui il secondo sella il suo cavallo di battaglia emozionale con la lotta all'immigrazione clandestina con tutti i suoi annessi e connessi, mentre il primo opta di solleticare il cuore dei suoi sostenitori con tematiche a carattere ecologico. Ma forse proprio per questo non è detto che sia un caso che il movimento di Grillo dimostri, almeno in alcuni casi come Bologna e Savona, di poter intercettare una percentuale davvero notevole di elettori, proprio adesso, ovvero nel momento in cui - per la prima volta nella sua storia recente - la Lega subisce una flessione netta di consensi.

A pochi giorni dal successo nel primo turno delle amministrative e quindi dalla conquista dei primi seggi in vari consigli comunali, i Grillini continuano a sostenere la loro assoluta indipendenza al punto da non fornire neanche indicazioni di voto nei comuni, come Milano, dove tra qualche giorno si terranno ballottaggi importanti. E questa mi pare una prima grave miopia, rispetto al terreno in cui si gioca la partita dell'amministrazione pubblica e alle regole con cui la partita, volenti o nolenti, va giocata nel momento in cui si decide di scendere in campo.

Viste inoltre le similitudini esposte poc'anzi, è possibile pensare a quello che sarà il (un?) possibile futuro dei Grillini, osservando quello che è stato il percorso della Lega in questi anni? Ed è possibile pensare che una forza politica che, come spesso accade, nasce e acquista consenso grazie a una protesta sentita e vivace, dura e pura (?), rimanga ideologicamente neutrale e perpetuamente avulsa dalle logiche di alleanza e compromesso che, anche se può non piacere, nella democrazia sono il perno del processo decisionale e attuativo dei provvedimenti dell'amministrazione pubblica?

Ho la sensazione che nessuno tenga mai in debita considerazione che è assai più facile (e altrettanto più popolare) distruggere che costruire, protestare che proporre, essere cinici che essere realisti, opporsi che governare. Anzi si tratta di due concezioni di pensiero e azione diametralmente opposte e passare dall'una all'altra non è per niente facile, perché implica un lungo percorso di maturazione e autoconsapevolezza mentale che porti a un approccio di tipo diverso ai problemi e questo porta a rischiare di tradire a ogni passo il rapporto primordiale con i propri sostenitori. A titolo di (tragico) esempio, basti ricordare gli scempi che ha fatto al governo la sinistra radicale alla fine degli anni '90 proprio per la sua incapacità di valicare quel confine tra il dire e il fare. In questi anni a suo modo la Lega lo ha fatto, anche se l'aspetto meramente utilitaristico che la anima può destare più d'una perplessità.

Resta il fatto che se vogliono davvero pensare di fare politica, gli esponenti del Movimento 5 Stelle devono mettersi in testa che in qualche modo quel confine dovranno superarlo se vorranno durare più di una sola, forse indimenticabile, ma altrettanto inutile stagione.

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