Punti di vista da un altro pianeta

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martedì 23 febbraio 2016

Il problema della genitorialità omosessuale (come un corto circuito)

La cosa più intelligente e razionale (e condivisibile) che ho sentito dire in questi giorni sulla questione della stepchild adoption e, più in generale, sulla questione dei figli cresciuti in famiglie omosessuali, proviene dall'Ordine degli Psicologi del Piemonte che la scorsa settimana ha emesso un comunicato nel quale, attraverso il suo presidente Alessandro Lombardo, ha espresso la propria posizione ufficiale sull'argomento, peraltro in linea con il dossier consegnato il 9 febbraio scorso dagli psicologi italiani ai senatori che si apprestano a votare il ddl Cirinnà (e che, raccogliendo oltre 70 lavori sparsi su oltre quarant'anni, dimostra come non sussista alcuna evidente "connessione tra genere sessuale dei genitori e specifici disagi del minore"). E se da una parte quello che esprime è, a ben vedere, quasi ovvio, dall'altra configura una situazione tristemente paradossale.

In breve il concetto è il seguente. Secondo gli psicologi l'unico vero problema peculiare cui possono andare incontro i figli di coppie omosessuali, un problema dunque cui possono essere esposti questi individui proprio a causa della loro condizione di figli di coppie omosessuali (perché tutti gli altri tipi di problemi ce li possono avere tutte quante le tipologie di famiglie esistenti), è semplicemente quello di essere potenzialmente esposti a contesti omofobici. Il problema dunque non è insito nel tipo di famiglia in cui si vive, il problema è la discriminazione cui questa famiglia potrà andare incontro nelle sue relazioni all'interno della comunità.

In buona sostanza questo significa che, tutti coloro che si scagliano (almeno) contro questa parte del ddl Cirinnà – esprimendo in questo modo una riserva di matrice omofobica – sono di fatto essi stessi la causa di quei problemi da cui dicono di voler proteggere i figli di coppie omosessuali, ragione per cui si scagliano (almeno) contro questa parte del ddl Cirinnà. In altre parole, un problema effettivamente esiste, ma sono loro stessi a crearlo proprio nel momento in cui pretenderebbero di trovare la sua soluzione. Insomma, casomai ce ne fosse stato ancora bisogno, questa è l'ennesima conferma che il vero (e unico) grave problema è l'omofobia. E su questo non dovrebbe esserci bisogno di dire altro.

lunedì 5 ottobre 2015

Dalla Polonia con amore

Ci sono due importanti aspetti da considerare nella vicenda di monsignor Krzysztof Charamsa, il prelato polacco che ha confessato di essere omosessuale e di avere una relazione (con un uomo), che sembra stiano passando un po' sotto traccia e che mi pare necessario sottolineare.

Il primo è quello della castità e del celibato previsto dal sacerdozio della Chiesa Cattolica romana. Secondo i voti che ha preso quando è stato ordinato sacerdote, Monsignor Charamsa avrebbe dovuto tenere una condotta casta e celibe, quindi non avere relazioni "sentimentali" con chiunque, uomini o donne. Quindi, da questo punto di vista, il suo comportamento è assolutamente assimilabile a quello di un sacerdote con una relazione eterosessuale. Pertanto non ha alcun senso che il medesimo monsignore abbia dichiarato, come hanno riportato l'edizione polacca di Newsweek, che "l'amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno di una famiglia". Questo è vero in linea di principio, d'accordo, ma è un diritto che egli non può rivendicare per se stesso in qualità di sacerdote, perché non può rivendicare nemmeno quello eterosessuale.

Il secondo, naturalmente legato al primo, è il seguente. Se monsignor Krzysztof Charamsa avesse fatto le stesse rivelazioni e dichiarazioni pubbliche, ma nell'ambito di una relazione eterosessuale, la reazione del Vaticano sarebbe stata la stessa? Certamente no. Come non sarebbe stata la stessa la reazione dei media.

Infine va detto anche che le dichiarazioni di monsignor Krzysztof Charamsa devono essere inserite in un contesto ben più ampio, essendo state rese pubbliche a ridosso dell'inizio del Sinodo sulla Famiglia e quindi vanno intese come qualcosa che va ben oltre la sua situazione personale, e che hanno - come lui stesso ha dichiarato - l'intento di "scuotere un po' la coscienza di questa mia Chiesa". Quel che è certo, purtroppo, è che non serviranno a nulla. Probabilmente la Chiesa sarebbe maggiormente disposta a concedere la rinuncia al celibato e alla castità dei preti, che ad ammettere la possibilità di un amore omosessuale. In fondo siamo ancora ai tempi di Sodoma e Gomorra.

martedì 10 maggio 2011

Habemus Sòlam

Non sono un morettiano, di quelli convinti, non faccio parte dello zoccolo duro dei suoi fan, né ho messo le bandierine su tutta la sua filmografia, tant'è che - al cinema - di suo ricordo di aver visto solo (l'insopportabile) La stanza del figlio. Sono solo uno che ama il cinema, soprattutto se è di qualità, soprattutto se - oltre a intrattenere - si dimostra capace di dire qualcosa che vada al di là dei soliti cliché e mostri punti di vista e sensibilità inediti sulle persone e sul mondo. Dunque sono andato a vedere l'ultimo Moretti, ma non tanto nella predisposizione (e aspettativa) d'animo di assistere a un film di Moretti, con le dinamiche di Moretti, i dialoghi di Moretti, i silenzi di Moretti, le frecciate di Moretti e, complessivamente, il tono surreale di Moretti. Ci sono andato nella convinzione che il soggetto in questione (quello, insomma, del Papa che non se la sente di fare il Papa) fosse qualcosa di potenzialmente molto interessante, di estremamente coraggioso, di profondamente e disperatamente umano, al di là del ruolo che la Fede possa avere in tutto questo. L'unione di questo tema con la visione assolutamente atea e disincantata di Moretti e la sua tipica satira surreale, mi sono detto, devono costituire una miscela davvero imperdibile.

Invece no. Ho messo la testa fuori dal cinema con l'idea di aver assistito a un fulgido esemplare cinematografico di occasione sprecata. E il motivo è presto detto. Tutte le davvero eccezionali premesse si esauriscono in un ottimo inizio (quello sì, molto morettiano), fino alla scena della convocazione di Moretti in Vaticano e al suo primo incontro psicanalitico col Santo Padre. Fino a quel punto (ma sono davvero non più dei primi 10/15 minuti) il film promette moltissimo. Ma invece di proseguire su quella strada, lì la storia fa la fine di una balena su una spiaggia e si esaurisce, almeno nella misura in cui il ruolo istituzionale del personaggio di Moretti esce praticamente di scena (Moretti ovviamente resta in campo, ma in pratica il suo personaggio non serve più alla parte per cui era stato chiamato, ovvero lo psicologo che dovrebbe cercare di risolvere i problemi del Papa). La vicenda prosegue invece lungo tutta una serie di situazioni autoreferenziali, buone solo per contenere qualche battuta morettiana fine a se stessa (come la storia della moglie di Moretti - una Buy sprecata -, o la faccenda della guardia svizzera usata da simulacro, o tutta la faccenda del torneo di pallavolo), e che si limitano a fungere da traino a una trama che finisce per vivere dell'intensissima e mirabile interpretazione di Michel Piccoli, che - da solo - regge le sorti del film e contribuisce a far sì che lo spettatore esca dal cinema almeno con la sensazione di non sentirsi defraudato dei soldi del biglietto.

Moretti, dunque, a mio avviso, ha tagliato maluccio il suo diamante grezzo. A dispetto del fatto che si possa cedere alla facile lusinga di intravedere un intento del regista di parlare di Joseph Ratzinger e pertanto della sua eventuale inadeguatezza a ricoprire il ruolo papale (le immagini iniziali sono indiscutibilmente e palesemente tratte dalle esequie di Wojtyla, benché riferimenti alla realtà nel film non ne vengano mai dati), il modo con cui la sceneggiatura si sviluppa non porta davvero avanti i temi cardine della vicenda, né rispetto al ruolo della Fede o della sua contrapposizione con il non credente, né rispetto alla fragilità umana di un uomo che si ritrova sulle spalle un ruolo, che nessuno (dei cardinali) sembra volere, e che rispetto al quale sembra dover servire una dose di forza e di coraggio sovra-umana per poter essere (sop)portato. Non costruisce una visione, Moretti, non giunge a conclusioni, non suggerisce nemmeno riflessioni, a parte quella, che più banale non si può, della difficoltà di accettare un ruolo come quello di Papa. Ho quasi avuto l'impressione che Moretti, il quale non ha mai indugiato alla tentazione dell'autocensura, tutt'altro, in questo caso non sia stato capace (per mancanza di volontà o di coraggio?) di affondare il colpo, di graffiare, di andare a denudare le radici di quelle difficoltà profonde che sono anche quelle di tutti noi, sia di fronte alle prove più o meno grandi che la vita ci chiede di (sop)portare, sia rispetto al mistero dell'esistenza e dello scopo di essa, di cui la Chiesa tenta di somministrare (come ogni religione) una spiegazione preconfezionata, ma le cui contraddizioni morali e politiche in cui versa da sempre, contribuiscono a minarne la stimabilità.

Insomma, «Moretti, di' una cosa da ateo, di' una cosa anche non da ateo, da laico, Moretti di' una cosa, di' qualcosa, reagisci!»

domenica 1 maggio 2011

E il Vaticano si rubò il Primo Maggio

"Il 1° maggio, universalmente giorno dedicato ai lavoratori, in Italia è stato requisito dalla gerarchia cattolica, segnatamente dal Vaticano che ha deciso di beatificare Giovanni Paolo II, il papa polacco, in questo giorno, con una volontà di prevaricazione ostentata e con l’intenzione di oscurare con una massa religiosa il 1° maggio laico, contrapponendo due celebrazioni, laica e cattolica, in modo artificiale e polemico.

E’ vero che il papa polacco fu un operaio. Lo fu solo per un anno o poco più. Non si può quindi dire che un «operaio», ma piuttosto che fece una esperienza di lavoro. Vendere questa esperienza come uno status qualificante è falso e mistificatorio. Non è degno di chi crede comportarsi così.

Beatificare il papa polacco può rientrare anche negli affari interni alla gerarchia cattolica, ma è certo che una gran parte della Chiesa non partecipa a questa operazione di marketing della religione per risollevare le sorti di una religiosità languente. Non è così che si testimonia la fede, così la si uccide soltanto perché questo genere di eventi mettono in evidenza l’esteriorità: le grandi masse, i numeri, il folclore, l’illusione di dire che «erano in tanti» come sinonimo di richiesta di religione. Siamo in pieno paganesimo religioso perché si sfrutta il sentimentalismo per affermare una visibilità che nasconde il vuoto e il paganesimo dello stesso personale clericale. Sceneggiate. Parate. Mondanità.

Si dice che dopo la prima ubriacatura, oggi a pochi giorni della saga papale, si teme un flop che fa paura a gli organizzatori che spendono per questa dimostrazione di forza debole una enorme quantità di denaro che poteva essere usato per i migranti o per altri scopi nobili sociali. Il costo dell’operazione è di € 1 milione e 200 mila, mentre al Comune di Roma tra straordinari e logistica costerebbe € 7 milioni e mezzo. Una cifra enorme, buttata al vento per una manifestazione con tanti interrogativi.

Il papa polacco come uomo fu dirompente, carismatico, carnale e sanguigno: fu un uomo vero che si tuffava in mezzo all’umanità e vi restava. Ciò detto e riconosciuto, come papa fu il peggior papa del secolo scorso perché polacchizzò la Chiesa, consegnandola nelle mani delle sètte religiose che hanno frantumato il volto unito della sposa di Cristo. L’Opus Dei controlla le finanze del Vaticano e la cultura teologica, messa come cane da guardia per fare morire la Teologia della Liberazione.

Comunione e Liberazione a livello nazionale e non solo è la longa manus del Vaticano in Italia, via privilegiata per accedere alle stanze del governo e delle leggi e poco importa se le Compagnia delle Opere, si esercita a fare affari con mafiosi e delinquenti. Poco importa se i due Istituti fanno a gare nell’arruolamento dei deboli a privare della coscienza chiunque si affaccia nel loro cortile. Poi vi è il lupanare dei Legionari di Cristo protetto e difeso anche di fronte all’evidenza delittuosa e immonda di un superiore generale pedofilo e padre di figli disseminati come noccioline.

L’obiettivo di tutta questa nuova fregola di evangelizzazione è uno solo: annientare definitivamente il concilio Vaticano II, il cui solo nome è sintomo di destabilizzazione nel mondo curiale e clericale. Noi celebreremo come possiamo il 1° maggio con un concerto dedicato ad un lavoratore della musica, il M. Emilio Traverso nel IV anniversario della sua morte e con lui pensiamo a tutti i lavoratori del mondo che cooperano alla grandezza del mondo."

Don Paolo Farinella

(da La beatificazione di Wojtyla è un’operazione di marketing, da MicroMega, 21 aprile 2011)

giovedì 15 aprile 2010

Rumori di primavera

Adesso fate silenzio un attimo, per favore, shhh, e ascoltate. Ecco, ecco... Lo sentite? Lo sentite, anche voi vero? Chiudete gli occhi. Riuscite a immaginare cos'è? In realtà io stesso ammetto di non esserne sicuro al 100%, ma qualche idea ormai me la sono fatta. Secondo me è il tipico rumore che fanno le dita cardinalizie quando cercano di fare presa su uno specchio, ma ammetto che potrebbe anche trattarsi di uno stridio di gomme sull'asfalto lucido di pioggia, mentre la curva a gomito, laggiù in fondo, quella sulla geenna, diventa ogni istante più vicina.

Di certo questo rumore rende ragione di una situazione che si rinnova da qualche giorno a questa parte nutrendosi curiosamente - fateci caso - di accostamenti forzosi. E' cominciata con il paragone di Padre Ranieri Cantalamessa (quando si dice un nome, un destino) tra l'offensiva sulla pedofilia verso la Chiesa con l'antisemitismo verso gli ebrei. Poi, qualche giorno dopo, il Cardinale Sodano ha accostato le accuse a Benedetto XVI sulla pedofilia, agli attacchi a Pio XII sull'olocausto. Infine ecco la pregevole uscita del Cardinale Bertone dell'altro ieri su pedofilia e omosessualità.

Se insomma anche voi riuscite a sentire il rumore, significa che intravedete anche voi i sintomi quasi surreali di una confusione apocalittica che sta tempestando le stanze vaticane, come la belva che, sentendosi accerchiata, ulula e si dimena a casaccio con il risultato di stringere ancora di più i cappi intorno alle proprie zampe. Ma perché c'è bisogno di questo? Perché questi signori con il crocefisso sul petto come un TomTom dello spirito devono dannarsi l'anima per assomigliare a dei politici (come i politici si lavano l'anima assomigliando a dei preti)? Perché tentare a tutti i costi di negare, minimizzare, dissimulare, smarcarsi, e infine mentire? La risposta è semplice. Per cercare di attribuire alla faccenda, che è tutto fuorché normale, una parvenza di normalità. Guardarla attraverso il filtro di qualcosa di già visto, di già sperimentato, di già vissuto, per circoscriverla, renderla familiare e quindi esorcizzarla della paura del baratro. Perché se una cosa del genere è stata già vissuta e non ci ha fatto male e ne siamo usciti, allora potremo farcela anche questa volta e voi non potrete abbatterci. Eppure quel rumore è un sintomo chiaro che la strategia non funziona. Anzi, porta a un micidiale effetto boomerang.

Per chiuderla lì basterebbe invece che in una di quelle belle domeniche di primavera il Papa scendesse in San Pietro, quale rappresentante di tutti i chierici del pianeta e guida di tutti i cattolici, si inginocchiasse proprio nel bel mezzo della piazza di fronte a tutto il mondo, si battesse il pugno destro di fronte al cuore tre volte e, senza leggere, dicesse (immaginare l'accento non è fondamentale, ma aiuta):
«Perdonateci, vi prego, faremo di tutto perché non accada più, ma se succederà vi assicuriamo che non sarà mai più tenuto segreto».
Senza se, senza ma, senza non è vero, senza questo sì e quello no, senza voi invece... Solo questo. Poi il silenzio. Tutto il resto alle magistrature.
Sarebbe così difficile?
Sarebbe così umiliante?
Dal canto mio per una volta mi sento ottimista. Penso che possano fare davvero qualsiasi cosa, dopo averli visti darsi la pena di riabilitare i Beatles.

(PS Giuro che la smetterò coi post sul Vaticano, quando loro la smetteranno di essere tutti i giorni in prima pagina).

venerdì 26 marzo 2010

«Lasciate che i fanciulli vengano a me»

Trovo del tutto fuori luogo tutto questo scandalizzarsi per il silenzio della Chiesa e, nella fattispecie, di Papa Benedetto XVI, alias Joseph Ratzinger, intorno all'angosciante questione dei preti pedofili. Evidentemente i più ignorano che il 18 maggio 2001, quindi in pieno papato del beneamato Giovanni Paolo II, l'allora Cardinale Ratzinger, all'epoca capo della Congregazione per la Dottrina della Fede emanò la Epistula de delictis gravioribus, in cui vengono enumerati i peggiori delitti per la Congregazione stessa, ovvero (traduzione dal latino):

- I delitti contro la santità dell'augustissimo sacramento e sacrificio dell'eucaristia, cioè:
1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate:
2° l’attentata azione liturgica del sacrificio eucaristico o la simulazione della medesima;
3° la concelebrazione vietata del sacrificio eucaristico assieme a ministri di comunità ecclesiali, che non hanno la successione apostolica ne riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale;
4° la consacrazione a scopo sacrilego di una materia senza l'altra nella celebrazione eucaristica, o anche di entrambe fuori della celebrazione eucaristica;

- Delitti contro la santità del sacramento della penitenza, cioè:
1° l'assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo;
2° la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso;
3° la violazione diretta del sigillo sacramentale;

- Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.

La lettera prosegue quindi con i comportamenti da tenere in caso di scoperta di un caso del genere, finché a un certo punto recita testualmente:

Huiusmodi causae secreto pontificio subiectae sunt.

ovvero

Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio.

Firmato: JOSEPHUS Card. RATZINGER Praefectus, e Tharsicius BERTONE, S.D.B. archiep. em. Vercellensis a Secretis.

Ebbene, su Marte e dintorni questo ha un solo, inequivocabile significato, ovvero che almeno da nove anni a questa parte, all'interno della Chiesa, l'intento di tenere questi crimini occulti al mondo esterno è stato, non solo deliberato, ma formalizzato e istituzionalizzato. Perché dunque dovremmo illuderci che prima di allora il comportamento da tenere avrebbe dovuto essere diverso? Per questo vorrei permettermi di consigliare a padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, il quale ha dichiarato ieri che le norme della Chiesa non hanno «mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità giudiziarie», di andare (possibilmente di corsa) a confessarsi per aver commesso un delitto contro l'ottavo comandamento del Decalogo.

Il segreto ovviamente può essere considerato accettabile nel caso di reati dei chierici contro regole interne alla Chiesa come quelli contro il "santissimo sacramento e sacrificio dell'eucaristia" e contro "la santità del sacramento della penitenza", ma se si tratta di reati contemplati dalle leggi degli Stati in cui tali crimini sono stati commessi, si configura una palese conflittualità di competenze giurisprudenziali e tutti coloro che sapevano e non hanno parlato dovrebbero essere accusati e condannati dalle leggi di quegli Stati per favoreggiamento. Altro che fermezza per il peccato e indulgenza per i peccatori. In questo caso l'unico Confessionale buono è quello del Grande Fratello.

mercoledì 10 marzo 2010

Circa l'isotropia e l'omogeneità delle perversioni umane


L'universo presenta le stesse proprietà fisiche ovunque, in qualsiasi direzione lo si osservi e a qualsiasi distanza da noi. Questo è un postulato fondamentale della fisica che consente di ritenere che i fenomeni che osserviamo, misuriamo, riproduciamo e di cui formalizziamo le leggi sulla Terra o nello spazio vicino a essa, valgano ragionevolmente in tutto l'Universo, benché non si possa andare materialmente in tutto l'Universo per avere la conferma di esse.

Dal punto di vista della ricerca scientifica, i principi di isotropia e omogeneità sono cruciali. Per esempio, succede che a Boston si scopre che una particella Omicron di massa notevole, ma generalmente nota come neutra, in determinate condizioni eserciti delle forze di attrazione nei confronti di particelle Sigma, di massa molto più piccola, e dal loro incontro, queste ultime ne escano annichilite. Dopo un po' si ha una conferma osservativa del medesimo tipo di fenomeno anche a Los Angeles e a Chicago. Ebbene, sintomi come questi in genere sono sufficienti a far drizzare le orecchie alla comunità scientifica internazionale. Eppure quando il fenomeno è ritenuto troppo "esotico", come in questo caso, la comunità scientifica tende invece chiudere gli occhi, a voltare la testa dall'altra parte, in una sorta di inerzia scettica protezionista in base alla quale solo certe leggi fisiche - diciamo così legate all'ortodossia - e non altre, hanno il diritto di uscire allo scoperto.

Poi però capita che il medesimo fenomeno venga osservato anche in Alaska, in Brasile, in Australia, in Italia e recentemente, e diffusamente, in Irlanda e Germania. E sembra che anche l'Olanda non voglia essere da meno. Come la mettiamo, adesso? Eppure si continua a considerarli casi isolati, si parla di fenomeno legato a particolari contingenze di laboratorio, e non ci si sofferma sul fatto che a questo punto sembrano invece sussistere delle ben precise condizioni (fisiche?, gravitazionali?, quantistiche?, altro?) delle particelle Omicron che tendono, a volte, a catalizzare il fenomeno in questione, e che quindi ci siano elevate probabilità che questo si verifichi ovunque.

Qualcuno sostiene che l'ammissione da parte della comunità scientifica di una situazione di questo tipo demolirebbe fin dalle fondamenta l'intero castello della fisica degli ultimi tre secoli e questo viene giudicato inammissibile. Tuttavia si deve avere il coraggio non solo di mettere apertamente in discussione tutte le proprie certezze, ma anche di distruggerle, per poter raggiungere una più elevata e veritiera comprensione del mondo. Chissà che ne pensa il Professor Ratzinger.

venerdì 5 marzo 2010

E la chiameranno miracolopoli


Scandalo in Vaticano! I sostenitori del PSS (Partito del Santo Subito) avrebbero falsificato un miracolo attribuito a Karol Wojtyla, inserendolo nella lista del processo di beatificazione per accelerare il procedimento. Si tratterebbe del primissimo miracolo attribuito a Wojtyla della guarigione di una suora francese dal Morbo di Parkinson, quando invece pare che la suora in questione fosse soggetta a brividi di freddo.

Adesso la Postulazione, l'organismo della Curia Generale che si occupa delle Cause di Canonizzazione, ha aperto un procedimento di accertamento e ha chiesto alla Commissione Medica del Vaticano la riverifica di tutti gli altri miracoli inseriti nel fascicolo, dei quali si dovrà riaccertare la paternità e l'effettiva guarigione da una malattia davvero incurabile. Si vocifera infatti che alcuni soggetti miracolati si siano macchiati del peccato di falsa testimonianza, essendo stati convinti da esponenti vicini al PSS ad attribuire la loro guarigione a Wojtyla, quando invece ci sarebbe stato di mezzo Mike Bongiorno. Di fronte all'intollerabilità di questa situazione, Papa Ratzinger sta considerando l'opportunità di una revisione d'urgenza dei Dieci Comandamenti.

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