Punti di vista da un altro pianeta

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giovedì 16 luglio 2015

martedì 14 luglio 2015

Plutone, dalla scienza alla fantascienza

Se leggete questo post, significa che la sonda New Horizons ha fatto il suo passaggio ravvicinato alla superficie di Plutone a soli 12.500 km di distanza. Per celebrare quindi lo storico evento di oggi, e in attesa delle migliori immagini che potremo avere di Plutone per molti e molti anni a venire (e che per certi versi mineranno per sempre la nostra immaginazione nel confronti di questo luogo così remoto), eccovi una breve bibliografia plutoniana, ovvero una lista - ancorché non esaustiva - delle opere di fantascienza, che in qualche modo hanno come protagonista Plutone, Caronte, o entrambi. E chissà che non venga anche a voi voglia di fare un viaggio fin laggiù.

La prima apparizione di Plutone nella letteratura fantastica risulta risalire al 1930, proprio l'anno della sua scoperta, grazie al grande H.P. Lovecraft che nel racconto Colui che sussurrava nelle tenebre (The Whisperer in Darkness, 1930) parla del pianeta Yuggoth, luogo in cui abitano le creature chiamate Mi-go, e fa capire che si tratta proprio di Plutone. Naturalmente la scoperta di un nuovo pianeta così distante scatena l'immaginazione degli scrittori degli anni '30 e forse è per questo che in quel decennio troviamo molte storie ambientate su Plutone, come: Negli abissi di Plutone (Into Plutonian Depths, 1931) di Stanton A. Coblentz, romanzo di fantascienza umoristico nel quale i due protagonisti scienziati giungono su Plutone e vi trovano una strana società suddivisa in tre sessi e capace di esprimersi attraverso un congegno chiamato "lampada del sesso"; Il terrore plutoniano (The Plutonian Terror, 1933) racconto di Jack Williamson; il Ciclo degli Lensman di E.E.Smith, iniziato nel 1934, nel quale Plutone è una colonia di esseri a quattro dimensioni chiamati Palainiani; La Peri Rossa (1935) racconto di Stanley G. Weinbaum, nel quale Plutone funge da rifugio per dei pirati spaziali e viene immaginato come un pianeta più grande della Terra, ghiacciato e abitato da diverse specie di cristalli viventi e Ingegneri cosmici (Cosmic Engineers, 1939) di Clifford D. Simak, in cui Plutone ospita un avamposto della razza umana.

Sebbene non presenti la straordinaria ricorrenza di Marte, Plutone comunque ogni tanto ritorna anche nei decenni successivi, forse a indicare le suggestioni e i misteri di una frontiera davvero remota e ignota del Sistema Solare. Per esempio anche il celebre Robert Silverberg ci ha portati su Plutone nel suo World's Fair 1992 (1968), in cui la navicella Pluto I, una spedizione americana, raggiunge Plutone in meno di due settimane grazie alla propulsione nucleare e ritorna sulla Terra con cinque indigeni plutoniani a forma di granchio, mentre cinque anni dopo Clifford D. Simak torna su Plutone nel suo racconto Il cantiere (Construction Shack, 1973), in cui la prima missione umana sul pianeta nano scopre gli indizi che il Sistema Solare è un progetto d'ingegneria extraterrestre andato per il verso sbagliato.

Venendo poi più vicini ai giorni nostri, e quindi anche a titoli forse più facilmente rintracciabili, vi segnalo: Icehenge (1985) di Kim Stanley Robinson, nel quale lo scrittore americano fa trovare un misterioso monumento simile a Stonehenge proprio al polo nord di Plutone e L'anello di Caronte (The Ring of Charon, 1990) di Roger MacBride Allen che prende le mosse da un esperimento scientifico non autorizzato effettuato con un acceleratore di particelle situato proprio intorno al satellite di Plutone.

E a questo punto non mi resta che augurarvi buon viaggio!

lunedì 13 luglio 2015

Oggi e domani siamo tutti plutoniani

Domani, martedì 14 luglio 2015, alle ore 13:49:57 (ora italiana), la sonda New Horizons passerà a soli 12.500 km da Plutone e, a 85 anni dalla sua scoperta, scriverà la Storia dell'Astronomia e quindi anche della cultura umana, mostrandoci da vicinissimo per la prima volta nella storia un pianeta transnettuniano, cioè un corpo celeste oltre l'orbita di Nettuno.

Nessuna sonda infatti aveva mai visitato Plutone prima d'ora e, trattandosi di un corpo celeste eccezionalmente distante dal Sole (mediamente 36.530.000.000 km) e nello stesso tempo molto piccolo (soli 2368 km di diametro), le migliori immagini che si potevano ottenere dalla Terra, anche con i telescopi più potenti come l'Hubble Space Telescope, erano al massimo una sfera luminosa con tutt'al più qualche ombra.

Piuttosto curiose sono le circostanze della sua scoperta. All'inizio del XX secolo si riteneva che ci dovesse essere un ulteriore pianeta, oltre a quelli già conosciuti, la cui influenza gravitazionale potesse spiegare certe anomalie che si registravano nell'andamento dell'orbita di Nettuno. Sofisticati calcoli teorici potevano dare indicazioni su dove andare a puntare i telescopi per vedere se c'era effettivamente qualcosa. Il metodo, cosiddetto delle Perturbazioni, era già stato utilizzato con successo per scoprire Nettuno.

Così, nel 1929 un giovane ricercatore di nome Clyde Tombaugh fu assunto al celebre Osservatorio Lowell a Flagstaff in Arizona proprio con il compito di trovare questo fantomatico Pianeta X. E, dopo numerosi calcoli, studi, ricerche e, soprattutto, esami di lastre fotografiche di medesime porzioni di cielo riprese in date differenti, il 18 febbraio 1930 Tombaugh fece effettivamente bingo! confrontando due foto riprese il 23 e il 29 gennaio del medesimo anno (qui sotto, vedete le due foto in questione e Plutone, indicato dalla freccia, lo si nota effettivamente spostato sullo sfondo delle stelle fisse).
L'astronomo trovò il nuovo pianeta quasi esattamente nella posizione indicata dai suoi calcoli teorici, peccato però che, negli anni a venire, successive e più accurate osservazioni dimostrarono che Plutone aveva una massa troppo piccola per influenzare gravitazionalmente l'orbita di Nettuno, dunque non poteva essere il Pianeta X che Tombaugh stava cercando. Plutone fu dunque scoperto per puro caso, solo perché si trovava nel posto giusto al momento giusto, e per questo è uno dei più classici esempi di quella che gli inglesi chiamano serendipity (all'italiana serendipità). Per la cronaca, l'anomalia delle orbite di Urano e Nettuno fu spiegata alla fine degli anni '80, quando la Voyager 2 fornì misurazioni più precise delle masse dei due pianeti, consentendo di ricalcolare le orbite e scoprendole, con i nuovi dati, prive di anomalie.

Ma la curiosa storia di Plutone non finisce qui, perché a metà degli anni '90, quando gli strumenti e le tecniche osservative divennero abbastanza sofisticati da spingersi più lontano nello spazio, nuovi corpi celesti di dimensioni comparabili allo stesso Plutone (tipo Quaoar, Sedna ed Eris) furono scoperti oltre l'orbita di Nettuno, in quella zona di spazio che nei primi anni '50 era stata ipotizzata e battezzata come Fascia di Kuiper. A questo punto divenne evidente che gli oggetti non potevano essere tutti assimilati al rango di pianeti, come Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. E il 24 agosto 2006 - e non senza dibattiti e proteste (nella foto a fianco la protesta al declassamento di Plutone, in primo piano con gli occhiali il figlio di Tombaugh) - l'Unione Astronomica Internazionale ratificò la nuova classificazione, inserendo Plutone, Quaoar, Sedna, Eris (ma anche, tra gli altri, Cerere e Vesta) e gli altri "piccoli" corpi celesti sferici, ma non in grado di "ripulire" le vicinanze della loro orbita (non dotati di massa sufficientemente grande), nella categoria dei pianeti nani.

Domani dunque si fa davvero la Storia. La New Horizons farà il suo cosiddetto fly-by, un passaggio ravvicinato (la sonda pertanto non entrerà in orbita), dopo più di nove anni e mezzo di viaggio. Ma le prime straordinarie immagini ravvicinate di questo nuovo mondo e del suo satellite principale Caronte, le vedremo uno o due giorni dopo, in quanto la trasmissione dati è particolarmente lenta a causa della scarsa potenza disponibile (tra 0,6 e 1,2 kbit/s). Dopodiché le osservazioni continueranno, naturalmente, almeno fino a fine anno. Quando poi Plutone non sarà di nuovo più di un puntino anche per la New Horizons, ci sono buone possibilità che la sonda venga diretta verso un nuovo obiettivo, e possa tra due o tre anni effettuare un nuovo fly-by vicino a un altro oggetto della Fascia di Kuiper, per continuare così la sua missione e arrivare là, dove nessuna sonda è mai giunta prima. E, per favore, non venite a chiedermi che cosa diavolo ci andiamo a fare.

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