
Eppure nessuno parla al grande pubblico di questo fenomeno sociale ampissimo che, nel nostro paese ha avuto persino delle connessioni politiche non proprio trascurabili. La televisione è come un frullino o una caffettiera, qualcosa di amico e di familare. Chi perde tempo a filosofeggiare su una lavastoviglie? Se proprio volete è roba per massmediologi e sociologi. E invece no. Per fortuna abbiamo ancora Giovanni Sartori, classe 1924, forse il maggior politologo vivente, che in Homo videns per una volta mette da parte la saggistica politica per osservare e circoscrivere con il suo consueto spirito e acume, senza risparmiare la vis polemica, conseguenze e pericoli di quello che significa al giorno d'oggi appartenere alla mutata razza dell'homo videns. Così il libro di Sartori, non più recentissimo, ma ancora trovabile, diventa (o dovrebbe diventare) un libro per tutti, un libro importante, un libro necessario, perché non c'è come la consapevolezza che, prima di ogni altra cosa, contribuisce a portarti in salvo.
La citazione:
«La televisione non è soltanto strumento di comunicazione, è anche, al tempo stesso, paidèia, uno strumento "antropogenetico", un medium che genera un nuovo à nthropos, un nuovo tipo di essere umano.»Un'ultima cosa, per i pigri che saltano le parti centrali dei post (lo so che ci sono), ci tengo ad avvertirvi che non si tratta di un thriller alla Stieg Larsson (come al solito lasciatemi dare una spintarella ai motori di ricerca), ma per una volta potreste anche leggervelo un saggio, no?
Homo videns. Televisione e post-pensiero, di Giovanni Sartori - Laterza