
Eppure non li si può nemmeno accusare di avere mentito più di tanto. Perché quella febbre lì ce l'avevano sul serio, venerdì mattina, altro che tutte le palle dell’influenza suina e del vaccino-sì, vaccino-no. Lo sanno tutti che basta il classico colpo d’aria del giovedì pomeriggio, lieve come un SMS, e via, quella febbriciattola ti piglia e non ci puoi fare mica niente. Anzi, a dirla tutta, pare sia meglio lasciarsi andare, non contrastarla, farsela scivolare addosso, e nel giro di poche ore sarà solo un ricordo. Soprattutto se si può andare a smaltire l'eccesso di temperatura su una bella pista da ballo.
È l'ultimissima frontiera in fatto di marineria (non quella del mare, l'altra): la discoteca del venerdì mattina, a Genova. Avete. Capito. Bene. Così verso le 8:30 arrivano gli studenti. Tre euri di ingresso, più un tot per il guardaroba, ché gli zaini sono ingombranti, soprattutto se c'era il compito di latino col Castiglioni-Mariotti che pesa un diavolo con tutte le corna. Poi altri tre euri per la consumazione obbligatoria, ché un bel cuba libre al venerdì mattina è un toccasana per la trigonometria. Quindi via, a dimenarsi in pista fino alle 13:00, ché è meglio di due ore di educazione fisica in quella palestra che sa di muffa. Poi, rigorosamente alle 13:00, campanella e in fila per due, per mano, in silenzio, tutti a casa per non insospettire i genitori. Alito permettendo.
Se va male la colpa sarà dei soliti bidelli che spacciano grappini durante la ricreazione. Se invece va bene saranno già pronti per replicare tra qualche decade a Montecitorio, mentre il Ministro dell'Economia riferirà circa la grave crisi economica che avrà colpito un paese dell'area Euro di fronte a un'aula pressoché vuota. E in sottofondo il tunz-tunz della discoteca nel seminterrato.