Punti di vista da un altro pianeta

lunedì 7 novembre 2011

Pensieri nei dintorni dell'utopia

Non faccio fatica a riconoscere che vista così, sulla superficie del pelo dell'acqua, distante dalla spiaggia, tutta questa faccenda della Decrescita suona un po' come un'inutile pazzia, come l'imbarcarsi in una lotta contro i giganti, un'impresa folle, persa in partenza, destinata a fallire miseramente nella polvere e nelle lacrime della frustrazione, un'azione buona solo per l'autoreferenzialità che esprime e dunque per la gratificazione psicologica che regala a chi la fa, a prescindere dai risultati finali che può raggiungere. Perché in questo caso il nemico non ha un volto preciso. Non puoi andarlo a prendere di notte, tendergli un'imboscata, nemmeno lanciargli dei pomodori marci quando passa col suo corteo di auto blu, né puoi mettere un cecchino sul tetto, aspettando che esca allo scoperto. Perché in questo caso il nemico è ovunque, è diffuso, frammentato e, per questo, onnipresente. Ma, soprattutto, in questo caso molta parte del nemico è annidata dentro ciascuno di noi e chi è disposto a fare piazza pulita di se stesso, ammettendo dunque così per certi versi di avere fin qui sbagliato?

Eppure, come ho avuto spesso modo di dire, sono convinto che se l'occidente non sarà capace di cambiare il suo modo di intendere il mondo, istruendo così anche l'oriente che con il ritardo di qualche decade sta ormai rincorrendo vertiginosamente lo stesso modello, sarà il mondo che deciderà per l'occidente - ma anche per l'oriente - e li affonderà entrambi nel giro di poche decadi. A quel punto il cambio di visione non sarà più scelto, controllato, programmato, ma imposto dalla casualità e dalla balìa degli eventi, come una tempesta di neve epocale che vi ha colto in cima a un monte, dopo che avete presuntuosamente ignorato l'alzarsi del vento tagliente, l'abbassamento drastico della temperatura e il rannuvolamento cupo del cielo a partire dall'orizzonte delle creste e poi, via via, sempre più sulle vostre teste indifese.

Ma non ci si può aspettare che siano i politici a prendere l'iniziativa. Essi non avranno mai il coraggio di mettersi a cavallo di argomentazioni elettoralmente penalizzanti presso i cittadini come quelle che parlano di cose che hanno a che fare con il concetto di rinuncia. Quindi siete voi a dover cominciare a dimostrare a parole (ovvero parlandone il più possibile) e nei fatti (comportamenti ed esempi), che le nuove istanze sono forti, condivisibili e auspicabili, e che esiste un desiderio autentico di uscire da quello che Cornelius Castoriadis chiama onanismo consumistico televisivo, attuando un nuovo tipo di educazione ecologica a tutto tondo, difendendosi dalla manipolazione aggressiva della pubblicità e rinnovando i valori della quotidianità da quelli del consumo, a quelli della relazione, della convivivalità, della cultura e della creatività.

Questa è la conditio sine qua non, la triangolazione morale necessaria a individuare la rotta e catalizzare l'energia per intraprendere il viaggio verso una società rinnovata. Dopodiché i cambiamenti di paradigma potranno cominciare a essere portati avanti anche a livello politico, economico e sociale. Ma non crediate che, come sempre succede con la politica, ci si fermi agli slogan, belli e suggestivi, ma vuoti e inutili. La filosofia della Decrescita ha individuato una manciata di interventi ben precisi da perseguire. Alla prossima puntata, però.

/continua

2 commenti:

  1. Da amante di Illich non posso che essere d'accordo su ogni parola...gran bei post

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  2. @Br1: grazie dell'apprezzamento! :-)

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