Punti di vista da un altro pianeta

Visualizzazione post con etichetta memetica. Mostra tutti i post
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venerdì 23 marzo 2012

Un altro e-book marziano

Giacché se ne è parlato molto, qui, in questi due anni, di manipolazione e di indipendenza della mente, e siccome ritengo che quella dell'allenamento all'autonomia di pensiero sia una delle attività più impegnative e cruciali che siamo chiamati a svolgere nell'era della (iper)comunicazione, ho pensato di raccogliere in un e-book i post più significativi sull'argomento apparsi su questa pagina, per non perderli, tenerli in evidenza e renderli disponibili in maniera organica e strutturata.

Non si tratta di un trattato di sociologia moderna, psicologia evoluzionista o antropologia culturale, bensì - come al solito - di uno stimolo semplice e (spero) comprensibile per guardare il mondo che ci circonda e interagisce con noi con occhi attenti e distaccati, e non sottovalutare il pericolo dei tranelli che esso ci tende ogni volta che, per esempio, accendiamo la televisione o sfogliamo le pagine di un giornale. Tenere le antenne ben all'erta, insomma.

Perché, per dirla con le parole di David Foster Wallace,
«Imparare a pensare» di fatto significa imparare a esercitare un certo controllo su come e su cosa pensare. Significa avere quel minimo di consapevolezza che permette di scegliere a cosa prestare attenzione e di scegliere come attribuire un significato all’esperienza. Perché se non sapete o non volete esercitare questo tipo di scelta nella vita da adulti, siete fregati.
L'e-book, messo a disposizione in formato pdf, è scaricabile gratuitamente cliccando qui.

lunedì 14 novembre 2011

Decrescita? No, grazie!

Nonostante le argomentazioni e i propositi, che qualsiasi essere umano sano di mente dovrebbe trovare condivisibili, almeno a livello concettuale, la filosofia della decrescita a mio avviso è afflitta da due vizi, uno in qualche modo evitabile, l'altro purtroppo connaturato alla filosofia stessa, che agiscono come attriti profondi alla sua diffusione presso i cittadini del mondo occidentale. Il primo è di ordine puramente rappresentativo e, non tenendo in considerazione il fatto che comunque la società occidentale è una sorta di mediamondo, in cui dunque le idee non possono (più) prescindere dai mezzi di comunicazione con cui vengono diffuse e dalla forma con cui vengono diffuse, il termine "decrescita" è quanto di più deleterio e controproducente ci possa essere.

La gente è superficiale, la gente non approfondisce, la gente è pigra e presuntuosa e dunque si convince sempre di avere capito tutto alla prima impressione. La gente per lo più costruisce le proprie opinioni di un'esistenza intera solo per sentito dire. Dunque quale può essere il destino di una filosofia, che è anche uno stile di vita, imperniata su una parola chiave come "decrescita"? Come convincere la gente anche a interessarsi a una cosa che se ne va in giro a dire come prima cosa che "meno è meglio" (come nell'ultimo libro di Maurizio Pallante, uno dei maggiori promotori italiani del "decrescita felice " e fondatore dell'omonimo Movimento)?

Crescere è un termine che prima di ogni altra cosa l'istinto associa ai processi biologici e normalmente, se le cose vanno per il verso giusto, a meno dunque di circostanze patologiche, la crescita è quello che sempre ci si auspica. Basti pensare ai bambini che se non crescono è un guaio, ma lo stesso succede ai germogli del grano o ai pulcini o ai vitelli. Dunque, per converso, il termine decrescita evoca qualcosa che non funziona, ovvero che non è desiderabile. Perché dunque farlo diventare il termine di riconoscimento rappresentativo del nuovo mondo che vorremmo? Da un punto di vista memetico non potrà mai funzionare.

Ma c'è anche un'ulteriore svista semantica da considerare, nella quale a mio avviso sono inciampati i vari filosofi e promotori di questo ambizioso programma di rinnovamento sociale globale. Ed è il fatto che se senti la necessità di associare alla "decrescita" un aggettivo positivo come "felice" o "serena", confermi implicitamente la negatività della prima e questo messaggio quasi subliminale, nell' immaginario sempre superficiale e un po' rozzo di chi ascolta, non fa altro che acuire per reazione l'attitudine al rifiuto e in questo modo ad allontanare il destinatario anche solo dalla voglia di fare un tentativo per capire qualcosa di più della visione che vi sta dietro, abortendo così fin dal principio la possibilità che vi possa trovare dentro qualcosa di buono e, magari, condivisibile.

Il secondo, quello intrinseco, è di natura mentale, o se vogliamo psicologica, ma ne parliamo - e, almeno per ora, concludiamo - venerdì (che mercoledì ho in programma un'altra cosa).

/continua

giovedì 11 novembre 2010

Quel fragrante profumo di notizia appena sfornata

È curioso notare alcune analogie tra edicole e panetterie, ovvero tra sfilatini e quotidiani. Si preparano entrambi quando il sole non è ancora spuntato. Il giorno dopo sono già stantii e dunque c'è bisogno di rinnovare quotidianamente il prodotto da mettere in vendita. Si vendono per lo più al mattino. Entrambi (per lo meno certe tipologie) possono creare allergie con conseguenze gastro-intestinali che non è il caso di approfondire. Ed entrambi, senza quel buon profumo che si spande per l'aria sopra il marciapiede dirimpetto al loro punto vendita, probabilmente venderebbero la metà. Ma se nelle panetterie, l'esalazione del tipico profumo che scatena l'acquolina è un fatto per lo più di fisica - magari agevolata da qualche opportuno ventilatore -, nel caso dei quotidiani, non c'è dubbio che i diffusori di fragranze informative siano da ricercarsi nell'equivalente moderno degli strilloni, ovvero le loro versioni a bassissimo costo, ancorché statiche e mute, le locandine.

Ebbene, qualche giorno fa mi è capitato di vederne una, in verità non molto dissimile da tantissime altre che spuntano nel corso dell'anno, che però questa volta mi ha portato a riflettere. Recitava così:

[Incidente in moto,
muore commercialista]

Così ho notato che tutte le volte in cui è consentito dalle circostanze, secondo le locandine non è mai un uomo o una donna a morire. Non un essere umano, insomma. Bensì un dentista, un idraulico, uno studente, un cuoco ecc. In altre parole la vittima (ma solo quando è italiana) è quasi sempre descritta al pubblico attraverso la sua professione, come se all'atto della sua morte il lavoro svolto durante la vita diventasse più importante agli occhi del mondo di quanto non fosse durante la sua stessa vita. Perché? Perché non scrivono: Incidente nella notte / muore Mario Rossi (e mi scuso con tutti gli eventuali Mario Rossi, i quali sono autorizzati a toccarsi i gingilli) e amen? La ragione è banale, anche se il meccanismo su cui agisce è lievemente subdolo. Il punto è che ci sono moltissime probabilità che tu - che ti lasci rapire l'attenzione dalla locandina - conosca di persona almeno un commercialista/avvocato/idraulico/medico/dentista ecc. (in questo caso i dentisti vanno per la maggiore, ma anche i commercialisti non scherzano), e facendoti così focalizzare un obiettivo assai ampio e facile da centrare, il tuo istinto finisce per solleticarti con la tentazione di andare a vedere se per caso la vittima è proprio quella che conosci tu.

Così, senza nemmeno accorgertene, ti ritrovi per le mani un chilo di rosette ancora fumanti. E dire che non avevi neanche fame.

venerdì 5 novembre 2010

Per una vaccinazione della mente

.La necessità della resistenza
Come ho già avuto modo di dire, ci tengo a sottolineare ancora una volta che i memi non sono "il male". I memi sono compagni di viaggio necessari agli esseri intelligenti per relazionarsi con la realtà, mattoni che costruiscono la mente, i pensieri, i comportamenti, che contribuiscono a fare di ciascun individuo quello che è. Da questo punto di vista non si può fare a meno di loro, come non si può fare a meno dei geni, che regolano tutte le funzioni del corpo. È solo che i memi, a volte, per la loro natura e attraverso le tecniche cui ho accennato, possono conquistare regioni del vostro cervello senza il vostro consenso, e altrettante volte per scopi non esattamente nobili. Che sia pubblicità, religione, politica o altro, è comunque qui che comincia il condizionamento, perché questi memi finiscono per dire che cosa pensare, che cosa fare e come farlo. E in un’epoca come questa, in cui è costante il bombardamento di informazioni/opinioni di tutti i tipi, che cercano di piantare la loro bandierina memetica sulla superficie della vostra corteccia cerebrale attraverso strategie sempre più perfezionate e veicoli sempre più efficaci, la consapevolezza dei memi, della loro natura e delle loro regole, può aiutare a capire e a fornire gli strumenti per distinguere e difendersi, cercando di arginare il loro strapotere e di sviluppare adeguati vaccini mentali per tutti quei memi dai quali non si desidera essere contagiati.

.La relatività della verità
Dopodiché è necessario sviluppare una serena coscienza di quali sono i memi con cui si vuole essere programmati. Il concetto di “scelta” già di per sé consente di far escludere un’azione di condizionamento mentale arbitrario. Così, non esistono memi intrinsecamente buoni o cattivi, veri o falsi, ma solo quelli da cui ci si vuol far contagiare e quelli da cui si vuole stare alla larga. Come dice Alfred North Whitehead, "tutte le verità sono solo mezze verità" e un primo errore di cui la memetica afferma essere necessario disfarsi, è proprio quello di credere nell’assoluta verità di molti memi. Mettere in discussione tutto, quello che si pensa, quello in cui si crede, quello che si legge, che si vede e che si ascolta, le scelte e i comportamenti: tutto questo è importante, al fine di capire (e scegliere) quali devono essere i memi che devono guidare pensieri e azioni. Secondo Richard Brodie uno dei migliori modi per cancellare dalla propria mente la programmazione dei memi indesiderati è la pratica dello Zen, per il semplice fatto che aiuta a prendere una consapevolezza distaccata di se stessi e a guardare alle cose da prospettive diverse, mostrando sotto un’altra prospettiva concetti che altrimenti si tende a dare per scontati. Ma anche se pensate che lo Zen non fa per voi, forse i memi contenuti in questa serie di post si sono già fatti strada nella vostra mente. In questo caso potreste essere sulla strada giusta. L’importante, in ogni caso, è che voi li abbiate scelti.

/fine

mercoledì 3 novembre 2010

Ri-programmandoti l'anima

.Repetita iuvant?
Abbiamo familiarizzato su che cosa sono i memi e su che cosa fanno leva. Ma come fanno a occupare la vostra mente, mettersi comodi e non lasciarvi mai più? Ebbene, il primo modo e forse il più comune, è la ripetizione. Fin dall’infanzia vi vengono ripetute cose che sono entrate nella vostra testa e lì sono diventate "io". Vi hanno plasmato, vi hanno forgiato, vi hanno programmato al punto che spesso non siete neppure in grado di mettere in discussione quello che vi è stato ripetuto, anzi nemmeno ve ne siete mai resi conto. Sono cose che diventano parte di voi e nel contempo voi diventate automi al loro servizio. La distinzione spesso è impossibile a farsi. Le opinioni religiose sono l’esempio più calzante. Il catechismo ripete continuamente gli stessi concetti. Per anni ascoltate i medesimi riti nei quali vengono pronunciate le stesse cose infinite volte, spesso ossessivamente. E benché la ragione non c’entri un bel niente con esse, complici i meccanismi di cui abbiamo parlato prima, tradizione, evangelizzazione, senso di appartenenza e paura del pericolo, alla fine prendono residenza stabile nel vostro cervello. Ma anche le più basilari tecniche di insegnamento si basano sul concetto di ripetizione. A furia di ribadire un concetto, quello finirà nella vostra testa. Tanto la fede in una religione, come le province di una regione non nascono spontaneamente nel vostro cervello, sono memi che vi vengono ripetuti e con i quali venite “impostati”. Se il processo ha uno scopo vantaggioso e produttivo per la persona si chiama educazione, altrimenti si può chiamare plagio. Il problema sta nel discernimento dei memi che servono al buon fine dell'esistenza e ai quali siete voi, consapevolmente, ad aprire la porta della vostra mente, da quelli che invece condizionano la vostra vita e i vostri pensieri in maniera subdola e negativa, senza che voi ve ne accorgiate. La differenza a volte può essere sottile, ma esiste. E, per lo meno in taluni ambiti, può fare la differenza tra libertà e asservimento.

.Come prenderti per il verso giusto
Anche la pubblicità si basa sul metodo della ripetizione, con lo scopo di far penetrare nel cervello dei memi-associazione. Gli spot dei gelati, prodotti tipicamente estivi, vengono sovente associati a situazioni piacevoli: giovani, spiagge, divertimento, frescura, per non parlare di corpi ostentati, in cui il richiamo dell’istinto-sesso è palese. Si crea così un condizionamento (meno ovvio di quanto sembri), per il quale il vostro cervello verrà istintivamente orientato ad avere una sensazione positiva riguardo a un prodotto piuttosto che a un altro. Questo potrà valere molto, soprattutto nel momento in cui dovrete scegliere tra due prodotti analoghi di marche diverse, oppure quando vi imbatterete nell’immagine del gelato sull’espositore davanti al bar che vi farà venire voglia... Più spesso di quanto si creda, i meccanismi pubblicitari non agiscono a livello conscio ed è tanto più facile essere preda, quanto più si è inconsapevoli del loro potere e delle leve istintive su cui vanno ad agire. Un’altra tecnica di condizionamento è quella che viene chiamata dissonanza cognitiva. In pratica si tratta di creare ad hoc una sensazione di disagio che viene poi allentata ad arte, causando così una sensazione di maggior benessere. Questo è tipico, per esempio, delle tecniche di vendita in cui viene prospettata un’offerta irripetibile che però dev’essere colta entro una determinata scadenza o, più enigmaticamente, "fino a esaurimento scorte". Se il prodotto già vi allettava, l’ultimatum vi mette in una condizione di conflitto che potete risolvere solo comprando o scappando. Ma comprando, il benessere che ne ricavate sarà maggiore, perché andandovene, il meme: "se non compro subito o entro il... perderò un’occasione unica", si sarà conquistato una parte del vostro cervello e vi perseguiterà. Così la dissonanza cognitiva è una sorta di trampolino mentale. Prima vi fa andare giù, proponendovi un conflitto o un problema fittizio, poi vi prospetta la soluzione (nella direzione voluta da chi ve l’ha prospettata) la quale vi fa spiccare un volo più alto, ovvero provare un benessere ancora maggiore, perché lo scioglimento della dissonanza vi fa credere di avere ottenuto una sorta di ricompensa speciale. E il meme è tanto più forte quanto più è rara la ricompensa.

.Che cosa c'è dentro al cavallo?
Qualcosa di simile accade con i voti scolastici. In linea teorica, un insegnante severo che concede buoni voti con maggiore difficoltà, in media ottiene di più dai suoi alunni perché la dissonanza cognitiva creata nelle menti degli studenti è più forte e il benessere percepito dal ricevere una buona votazione gratifica (e quindi stimola) maggiormente gli allievi. Far prestare una grande attenzione a un meme per poi passarne subdolamente degli altri, è invece la base della tecnica del cosiddetto cavallo di Troia. In ambito pubblicitario il sesso è il cavallo di Troia per eccellenza, perché - come s'è visto - non esiste un istinto più intenso che un meme possa andare a sollecitare. Basta provare a fare un censimento delle pubblicità nelle quali sono contenuti messaggi sessuali palesi o sottintesi (lo scivolamento pseudoaccidentale della telecamera su un'inquadratura gluteica è sufficiente), anche - e oserei dire soprattutto - relativamente a prodotti che non hanno niente a che fare con sesso, corpi, scollature, pelle o fondoschiena. In alternativa potete fare la conta di quante volte le copertine dei settimanali più popolari contengono richiami sessuali più o meno espliciti. Ma i cavalli di Troia possono essere assai più subdoli. Un esempio è quello degli slogan. Se si mettono in sequenza dei memi che partono da alcuni concetti assolutamente credibili e condivisibili, e vanno a parare su concetti più discutibili, è molto facile che il soggetto sia molto più propenso a condividere anche gli ultimi memi più opinabili. I politici usano spesso tecniche di questo genere. È tipico il caso dei concetti di libertà e democrazia. Spesso nei loro discorsi, i politici usano a piene mani questi concetti generici, che nessuno può obiettivamente mettere in discussione, per cercare di diffondere altri memi, molto più discutibili, come per esempio concetti che discreditano gli avversari o idee del tutto personali sui programmi di governo.

.What a feeling!
Anche fare domande opportune, è una tecnica di cavallo di Troia, e non a caso molti tipi di vendite vengono preparate attraverso la proposta di sondaggi o questionari. I venditori sono molto esperti nel suggerire quali potrebbero essere gli utilizzi migliori del loro prodotto e state certi che chiederanno, direttamente o meno, la vostra approvazione. E ogni volta in cui gliela concederete, le probabilità del vostro acquisto aumenteranno sempre di più. Sembra impossibile, ma anche copiare fisicamente il comportamento dell’interlocutore è un metodo per fare breccia nella sua mente. Se viene insegnato nei seminari di vendita, significa che funziona, e funziona perché va a formare inconsciamente una sorta di empatia con l’interlocutore, un legame istintivo che crea, senza che ce ne accorgiamo, un sentimento di fiducia che ci predispone meglio ad accogliere le istanze dell’altro, siano essi prodotti da comprare, opinioni o avances. Anche in questo caso il condizionamento è inconsapevole. Va detto altresì che le tecniche di condizionamento mentale di cui abbiamo parlato possono essere utilizzate in maniera composita e, in pratica, le cose possono essere assai più complesse di così. A questo punto siete ancora sicuri di essere davvero liberi?

/continua

martedì 2 novembre 2010

Giocare a Risiko col tuo cervello

.Le armi
Come abbiamo visto nei post precedenti, in fin dei conti il meme agisce in modo piuttosto semplice: esercita la sua pressione sugli istinti primordiali che abbiamo visto: pericolo, cibo e sesso. Sono questi i concetti cui la mente presta maggiore attenzione ed è proprio l'attenzione la porta che il meme vuole abbattere per fare irruzione nella vostra mente e conquistarla. Ma l'evoluzione degli istinti non si è fermata qui e, nel corso dei secoli l'uomo ha sviluppato e consolidato pulsioni secondarie legate alle prime. Il senso di appartenenza a un gruppo, per esempio, è un concetto favorevole alla radicazione di un meme perché l'appartenenza a un gruppo implica maggiore sicurezza, maggior possibilità di cibo e più facilità di accoppiamento. La distinzione personale è un secondo istinto piuttosto forte per i memi, perché un individuo dotato di maggior abilità tende a essere un partner potenziale più appetibile, essendo più capace a garantire cibo o evitare i pericoli. Avere cura dei propri simili e in particolare dei bambini è un'altra inclinazione primordiale fondamentale, legata alla protezione della prole, ovvero dei propri geni trasmessi alla generazione successiva. I memi usano anche questo istinto per farsi concedere i favori della vostra mente, come pure quello legato al senso di approvazione. Sentirsi approvati dagli altri all’interno della propria comunità è un istinto legato a maggiori possibilità di accoppiamento. Obbedire all'autorità, infine, garantisce maggiori possibilità di sopravvivenza, piuttosto che combatterla, da questo punto di vista c'è da aspettarsi che sia un veicolo memetico piuttosto importante. Nel complesso, molte delle strategie che fanno maggiormente presa sulle persone sono legate a uno di questi istinti o a una combinazione di essi.

.La strategia
Perché, per esempio, coloro che chiedono l'elemosina in compagnia di cuccioli o si mettono all'uscita di bar o paninoteche, hanno più successo di quelli che si mettono semplicemente a un incrocio? Semplice. La presenza di cuccioli solletica il nostro istinto primordiale di avere cura, mentre chiederci soldi per mangiare quando è evidente che ci siamo appena fatti un panino, stimola il nostro senso di colpa andando a collidere contro il nostro senso di approvazione. Così, se ci comportiamo assecondando questi istinti, la sensazione che ne trarremo sarà piacevole, altrimenti la sensazione sarà negativa. In questo modo, i memi che riescono a solleticare questi istinti sono buoni memi, nell'accezione che abbiamo già visto, ovvero capaci di farsi strada nelle vostre menti e replicarsi, passare di mente in mente ed evolvere. Bisogna poi osservare a questo punto che i memi migliori sono quelli che possiedono in se stessi il concetto di autoreplicazione, ovvero quelli legati all'idea di tradizione o di evangelizzazione in senso lato, che di per sé già impongono di essere trasmessi. Da questo punto di vista i memi religiosi sono tra i più potenti. Altri memi particolarmente efficaci sono i memi estremisti, ovvero quelli legati a concezioni di fede assoluta o di scetticismo totale. Benché sembrino due concetti diversi, dal punto di vista memetico sono in realtà facce di una stessa medaglia, in cui, assumendo un significato assoluto, il meme viene inteso come verità incontrovertibile in senso positivo o negativo. Ma il risultato è analogo. Le menti programmate con questi memi sono refrattarie a recepire nuovi memi e questo le rende entrambe ottuse. Con buona pace di credenti e atei.

/continua

venerdì 29 ottobre 2010

L'assedio infinito del pensiero

.Chi sei?
Come potete avere intuito da quanto detto finora, è abbastanza chiaro che fin dalla vostra nascita il vostro cervello ha subìto un costante assalto di memi di tutti i generi che sono andati a formare quello che siete oggi, ciò che pensate e il modo in cui vi comportate. Io sono i miei memi, potreste dire. Il punto è che molti di essi non vogliono il vostro benessere o la vostra felicità, ma soltanto essere replicati. Proprio come i “geni egoisti” di Dawkins, essi sono dei “memi egoisti” che pensano solo alla propria sopravvivenza e alla loro replicazione. Tuttavia a questo punto si rende necessaria una precisazione. Naturalmente non voglio intendere che i memi, come i geni, siano dotati di uno scopo consapevole. Ciò è ovviamente fuori discussione. Eppure il loro comportamento secondo il modello genetico/memetico, è tale per cui si può considerare come se fosse così. Insomma, semplicemente questo modello funziona e illustra la realtà in un modo originale e adeguato, al punto che ci fa capire molte cose.

.Come distingui?
In base alle loro azioni, i memi possono essere suddivisi in tre categorie principali: i memi-distinzione, i memi-strategia e i memi-associazione. Tutti i concetti che possediamo sono memi-distinzione, ovvero ciò che ci serve per poter dare un nome alle cose. L’”Italia” è un meme-distinzione, ovvero esiste come concetto politico, determinato da altri memi che sono i confini che la delimitano, la lingua che vi si parla, le leggi che vi vigono eccetera. Anche “Marte” è un meme-distinzione che serve a intendere il quarto pianeta del Sistema Solare, ovvero la mia casa. Da questo punto di vista si comincia a capire che i memi non costituiscono mai verità assolute e il problema, semmai, comincia a sussistere quando voi credete che lo siano. Ma di questo parleremo più avanti. Insomma, l’uomo in quanto tale non esiste. Lo stesso concetto di “uomo” è un meme-distinzione. Lo stesso vale per il mare, la Via Lattea, i gatti e la pastasciutta. Ogni cosa che l’uomo pensa è un concetto inventato per riferirsi a un oggetto presente nell’universo e quindi non è l’oggetto stesso, ma un meme-distinzione. I loghi famosi, per esempio, costituiscono dei memi-distinzione molto potenti, una volta che vengono programmati nelle menti degli individui. Il marchio della Coca-Cola, ovvero il logo della Nike, possono essere determinanti a fare in modo di essere scelti a discapito di altri loghi che non vengono riconosciuti dagli individui, perché non fanno parte del loro bagaglio di memi-distinzione.

.Come agisci?
I memi-strategia sono invece quelli che vi dicono come vi dovete comportare in determinate situazioni. Per esempio, se il semaforo è rosso sapete che vi dovete fermare, mentre se da lontano scorgete un’automobile della Polizia ferma sul ciglio della strada, è facile che il vostro piede destro vada automaticamente a premere il pedale del freno, anche se non state superando i limiti di velocità. Del meme-strategia fanno parte tutte quelle convinzioni (buone o cattive che siano) in base alle quali siete convinti che produrranno determinati effetti sulla realtà. I primi memi-strategia vengono appresi già nella primissima infanzia. Mettersi a piangere per farsi mettere il ciuccio, è un classico esempio di meme-strategia infantile. Ma ci sono memi-strategia che ci si porta dietro anche da adulti. Il punto cruciale è capire quali sono quelli che ci guidano inconsapevolmente, verso scopi non produttivi. Senza contare il fatto che possono esserci memi-strategia con cui veniamo astutamente programmati per gli scopi altrui.

.Come ragioni?
I memi-associazione sono invece memi collegati tra loro, senza che sia necessario un nesso logico vero. Per esempio il binomio “donne-motori” è un meme-associazione molto forte. I memi-associazione sono potenti veicoli per infettare le menti degli individui con nuovi memi-strategia. Il condizionamento pavloviano ne è l’esempio più tipico. Nel film di Stanley Kubrick, Arancia meccanica, il protagonista viene programmato per associare immagini di violenza orribili (e per sbaglio anche la Quinta Sinfonia di Beethoven) con un profondissimo malessere fisico. Il meme-associazione violenza(musica)-malessere infetta il protagonista con un nuovo meme-strategia in base al quale non può fare a meno di sentirsi malissimo ogni volta che un istinto violento cerca di prendere il sopravvento su di lui, od ogni volta che ascolta la Quinta Sinfonia di Beethoven. I meccanismi su cui si basa la pubblicità non sono molto diversi. Pensate per esempio a qualche musica utilizzata come colonna sonora per qualche campagna pubblicitaria, anche di alcuni o molti anni fa. Se alla radio vi capita di ascoltare questa canzone, la vostra mente tenderà forse ad andarsene per i fatti suoi a pensare alle immagini dello spot televisivo? In tal caso il meme-associazione si è prepotentemente radicato nella vostra mente senza il vostro consenso. E a questo punto è troppo tardi: siete già stati condizionati.

/continua

mercoledì 27 ottobre 2010

Orgasmi multipli porno sessuali

.Accoppiarsi
Ve l'avevo promesso che si sarebbe andati sul sesso. E ogni promessa è debito. Del resto non è necessario scomodare i dettami della psicologia evoluzionista, per comprendere che il sesso ha ricoperto il ruolo principale nel modellare i comportamenti degli esseri umani dai tempi preistorici fino alla civiltà moderna. Basta fare una ricerca su Google o guardare le copertine di Panorama. Del resto, se siete qui a leggere questo post, significa che siete l’ultimo anello di una catena di coppie di individui che, per migliaia di anni, si sono accoppiati con successo. Il sesso è dunque il sistema con cui i geni si replicano e si trasmettono alle generazioni successive. Ed è abbastanza prevedibile, perciò, che i geni abbiano fatto di tutto per cercare di rendere il sesso sempre più efficace e appetibile. Nel corso di un’evoluzione selettiva durata milioni e milioni di anni, i geni hanno dunque remato a favore della possibilità di discriminare fisicamente i partner più adatti attraverso la percezione di odori e colori, fino allo sviluppo delle capacità di scegliere i compagni più desiderabili in termini di forza e affidabilità nella cura dei figli. Senza contare anche che un sesso più piacevole e un partner maggiormente attraente si sono rivelate caratteristiche in grado di fare decisamente la differenza. E allora cominciano così a spiegarsi anche i business della cosmetica, della moda, della chirurgia estetica, del fitness, dello spettacolo e ultimamente anche della politica...

.Godere
Che ne siate convinti o no, gli istinti primordiali su cui poggiano i memi “devo essere in forma”, “devo avere il seno grosso”, “non posso vivere senza addominali a tartaruga” odorano ancora dell'umidità delle caverne. Ma nell’ambito della memetica, il sesso sembra possedere un ruolo ancora più importante. Come afferma il già citato Richard Brodie, uno dei maggior esperti di memetica, “visti attraverso la memetica, tutti i valori, i codici morali, le tradizioni e le idee di Dio e i diritti sono il risultato dell’evoluzione dei memi. E l’evoluzione dei memi è guidata dalle nostre tendenze genetiche che a loro volta si sono evolute intorno al sesso.” Prendiamo come esempio la ricerca del potere e del dominio tipica del maschio. Questo comportamento si è sviluppato e si è mantenuto nel corso dei millenni semplicemente perché il maschio dominante ha sempre potuto disporre di un maggior numero di accoppiamenti. Del resto l’istinto biologico del maschio è quello di fecondare il maggior numero possibile di femmine, assecondando il più possibile quella che è la produzione di un grandissimo numero di cellule riproduttive propria dell’apparato riproduttivo maschile. Altro che concetto di famiglia naturale!

.Riprodursi
D’altro canto, avendo solo un numero limitato di possibilità in termini di cellule riproduttive e di gravidanze possibili, la femmina tende invece a capitalizzare il valore della riproduzione cercando partner dalle caratteristiche più adatte sia in termini fisici, che in funzione della stabilità dei legami. Per questo tradizionalmente la donna sceglie il suo partner e l’uomo compete con altri uomini per essere scelto. Sotto questo aspetto, la donna storicamente ha ricoperto il ruolo di portatrice di stabilità e sicurezza, laddove l’uomo ha sempre teso verso l’instabilità e il rischio, pur di conquistare quote di potere (e di accoppiamento) sempre maggiori. Così, se l’infedeltà maschile sembra non possa essere altro che il risultato dell’istinto di cui parlavamo poc’anzi, quella femminile sembra legata non tanto al desiderio di rimanere incinta, quanto alla ricerca dei favori di un uomo di maggior potere che possa procurare più cibo per lei e per i suoi figli. In effetti, nella preistoria il cibo poteva costituire una merce di scambio per il sesso e anche oggi qualcosa di questo comportamento è senza dubbio rimasto, in senso lato, nel ruolo del denaro.

.Avvantaggiarsi
In ogni caso, il sesso è sempre stato l’obiettivo numero uno ed è impossibile affermare che non lo sia ancora oggi. Naturalmente tutti questi discorsi prescindono da principi etici, religiosi o culturali di qualsivoglia natura e fanno riferimento solo agli istinti ancestrali integrati nei geni di maschi e femmine. In questo complesso gioco di equilibrio, la morale, sia essa religiosa o laica, soprattutto in ambito sessuale trova un posto ambiguo. Sotto certi aspetti, sembra che la morale tenda a voler farci andare in direzione opposta a quello che ci suggeriscono i nostri geni, ovvero i nostri istinti. D’altronde la morale può anche essere vista come una sorta di diffusione ingannevole di memi preposti a far diminuire le possibilità di accoppiamento degli altri, favorendo le proprie. La psicologia evoluzionista tende così a spiegare la diffusione del concetto di ipocrisia rispetto ai nostri istinti sessuali: diffondere idee morali per poi violarle segretamente a favore di qualsiasi possibilità di accoppiamento si presenti. È questo il motivo per cui è lecito aspettarsi molta ipocrisia intorno all’argomento “sesso”, ed è altrettanto lecito aspettarsi che verso questa forza istintiva così potente siano indirizzati i memi migliori.

[Nota: naturalmente il titolo del post è quello più memetico che sono riuscito a immaginare (compatibilmente con la decenza). Vedremo se il numero di clic rispetto alla media lo confermerà.]

/continua

lunedì 25 ottobre 2010

In principio era Sharon Stone

.Alla base
Basta che diate un'occhiata a qualsiasi telegiornale per rendervi conto che ci sono aspetti propri dell’essere umano del XXI secolo che non sono molto diversi da quelli che animavano i relativi progenitori preistorici. Secoli di civiltà (e progresso?) non sono stati capaci di spazzare via certe caratteristiche comportamentali semplicemente perché troppo radicate all’interno della biologia umana, grazie all’azione dei geni. Oltre a quanto detto nel post precedente, scopriamo così che geni e memi non hanno solo peculiarità simili, ma sono anche legati gli uni agli altri attraverso il potere degli istinti. In altre parole, il gene massimizza le possibilità di sopravvivere e replicarsi, suggerendo al suo organismo ospite la sensibilità agli istinti primari ovvero:
pericolo
cibo
sesso
Tutti i comportamenti primordiali sono riconducibili a questi tre istinti, ed è un luogo piuttosto comune (un’utopia?) pensare che cultura e civilizzazione siano in grado di tenerli a bada. Ma quando si parla di cultura e civilizzazione, stiamo parlando proprio di informazione e quindi, guardacaso, di memi. Così è facile rendersi conto che non sono tanto cultura e civilizzazione a tenere a bada gli istinti, ma piuttosto sono i memi a servirsi degli istinti per diffondersi e replicarsi. In effetti si può considerare che i memi abbiano iniziato a proliferare e a evolversi nel momento in cui l’essere umano ha raggiunto quel minimo grado di intelligenza tale da consentirgli di interagire con i suoi simili attraverso una qualsiasi forma di comunicazione.

.Le relazioni pericolose
Molto probabilmente ciò è avvenuto attraverso la trasmissione del concetto di “pericolo”. Il pericolo, di qualsiasi natura sia, un incendio, un predatore, una corrente troppo forte, la minaccia di un gruppo terrorista o un'imminente crisi economica, è così intimamente legato all’istinto di sopravvivenza, che la sua discriminazione anticipata diventa di importanza cruciale al fine della preservazione dell’individuo, e quindi dei geni che l’individuo porta con sé. Questo vale anche nel comportamento di moltissimi animali. Non c’è niente cui l’uomo sia più sensibile come al pericolo e alla paura che vi si associa come sentimento. Se si vuole fare una campagna di educazione stradale, per esempio, è più efficace mostrare immagini con le tragiche conseguenze di una condotta sbagliata, piuttosto che insistere sulle regole di un comportamento corretto. I memi associati al pericolo sono quindi “buoni memi”. La capacità da parte dell’individuo di tenere sotto controllo il pericolo e la paura, va a beneficio degli altri due istinti. Maggiore sicurezza infatti significa sia maggior possibilità di ricerca di cibo, sia maggior possibilità di accoppiamento. Questo non è vero solo nelle foreste di migliaia e migliaia di anni fa, ma anche nella società odierna, dove il termine “sicurezza” può essere inteso non solo in senso preistorico, ovvero come incolumità personale, ma anche come “sicurezza economica”. Così, dopo aver scampato il pericolo, l’altro grande istinto da placare è il bisogno di cibo. La fame è un istinto fortissimo, essendo, come il pericolo, strettamente connesso alla sopravvivenza dell’individuo. Basta fare caso ai memi legati al cibo o alla cucina che vengono diffusi da radio, TV, riviste, amici. Non solo il cibo è uno dei nostri bisogni primari, ma al cibo è spesso anche legata la ricerca della nostra accettazione nei confronti del prossimo, ovvero soprattutto la soddisfazione del nostro terzo istinto: accoppiarci. E qui veniamo all’argomento caldo.

La prossima volta però.

/continua

sabato 23 ottobre 2010

Einstein, sesso e rock & roll

.Tre punti fermi
Riprendiamo il discorso precedente dal parallelo di Dawkins tra codice genetico e informazione. Ebbene, esistono tre caratteristiche fondamentali che accomunano geni e memi: longevità, fecondità e fedeltà di copiatura. La prima indica che un meme, come un gene, deve durare per lungo tempo. Nel nostro patrimonio genetico sono presenti sequenze di basi che sono lì da milioni di anni, mentre ci sono memi saldamente radicati nella nostra mente fin dalla preistoria come - per esempio - l’idea della divinità. Altri memi possono invece essere più recenti. La breve sequenza di note di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo è un motivo musicale che è certamente nella vostra testa e probabilmente resterà memorizzata anche in CD, DVD, file mp3 e spartiti musicali ancora per molte decine di anni, se non centinaia, e tramite questi supporti verrà trasmessa ad altre menti ancora per molto tempo. Ma ancor più della longevità, per i memi è importante il concetto di fecondità, ovvero la misura con cui un meme è in grado di replicarsi. Restando in tema musicale, la fecondità di una canzone potrebbe essere misurata in termini di vendita di CD, la fecondità di un’idea scientifica potrebbe essere valutata in base al numero delle sue citazioni in successivi articoli scientifici, e la fecondità di un blog dal numero delle sue visite o dei commenti che riesce ad attrarre per ogni suo post. Da questo punto di vista Yesterday e la Teoria della Relatività Generale contengono memi molto fecondi, come pure i blog che - in un modo o nell'altro, a proposito o meno - parlano di sesso.

.Cosa conta
Tuttavia la vera bontà di un meme, come quella di un gene, si evidenzia dalla migliore combinazione tra longevità e fecondità. Esistono idee o canzonette che si diffondono in maniera assai rapida, ma che vengono dimenticate molto presto, e altre che invece sono destinate a durare a lungo pur diffondendosi magari più lentamente. Solo in questo secondo caso si potrà parlare di memi davvero buoni. Per quanto riguarda invece la terza caratteristica, la fedeltà di copiatura, è abbastanza intuitivo che sovente i memi non possiedano un’alta fedeltà di copiatura. I memi che ho scritto in questo articolo sono già alterati rispetto a quelli di cui ho letto e mi sono documentato e, in questo stesso momento in cui state leggendo questo post, nel vostro cervello si stanno diffondendo memi che probabilmente sono già diversi rispetto agli originali. Se poi parlerete di questo argomento con qualche vostro conoscente, a vostra volta replicherete i miei memi in maniera leggermente alterata e così via. Accade un po’ come nel gioco del telefono senza fili, in cui il primo giocatore esprime una frase o un concetto che, con un passaparola, viene trasmesso a un altro giocatore e poi a un altro ancora in una catena di “n” giocatori al termine della quale il concetto torna al giocatore di partenza il quale, a questo punto, avrà seri problemi a riconoscere il concetto di partenza.

.Sintesi
La fedeltà di copiatura può dunque essere un modo di pensare all’evoluzione dei memi analogamente a quando avviene un errore nella trasmissione del patrimonio genetico. Se l’errore che avviene nella trasmissione del nuovo codice genetico conduce alla costruzione di un individuo con maggiori possibilità di replicare e diffondere il suo DNA, ovvero anche quel gene, il nuovo gene si diffonderà, altrimenti scomparirà nell’arco di poche generazioni. Stessa cosa succederà per il meme evoluto. Così, secondo i moderni modelli suggeriti dalla genetica e dall’evoluzione, e dalla memetica e dalla psicologia evoluzionista, è perfettamente legittimo considerare geni e memi come entità che hanno un loro scopo, ancorché inconsapevole: sopravvivere e replicarsi. In quest’ottica ogni essere umano è il risultato finale di una sintesi tra geni incorporati nel nucleo delle sue cellule e memi acquisiti dall’esterno durante tutta la sua esistenza. Ma se da un lato, come abbiamo visto, un gene sopravvive se è buono, ovvero se corrisponde a caratteristiche vantaggiose per il corpo che lo ospita e in questo modo si trasmette alle generazioni future, su che cosa fa leva il meme?

Ne parliamo al prossimo giro.

/continua

giovedì 21 ottobre 2010

La mente soggiogata e il pannolino vincente

.Ouverture
Come forse i più assidui frequentatori di Marte avranno capito, uno degli argomenti che più mi stanno a cuore, e che non a caso fa parte anche gli scopi primordiali di questo blog, è l'indipendenza del pensiero, la capacità dell'individuo di porsi domande, di non dare niente per scontato, in una parola di dubitare. E nell'età dell'informazione, questo è tanto più un argomento scottante, quanto più è difficile discriminare la realtà dalla finzione e la verità dalla manipolazione, soprattutto in considerazione del fatto che la conoscenza della verità è sempre soggetta a un determinato grado di approssimazione e che l'uomo (ma anche il marziano) tende a esercitare una pigrizia innata che lo porta a credere a priori, piuttosto che a mettere in discussione.

Così, partendo dall'affermazione che ho fatto in un commento, ovvero che i media spesso giustificano i loro palinsesti dicendo di propinare quello che gli spettatori vogliono, ma senza dimenticare anche che i media sono in grado di modificare i gusti degli spettatori e dunque di decidere che cosa gli spettatori devono volere, e riferendomi genericamente agli ultimi post che hanno proprio ruotato intorno al ruolo dei media nella rappresentazione di alcune recenti vicende di cronaca italiana, vorrei arrampicarmi su una montagna e guardare la faccenda da una posizione sopraelevata, dare insomma uno sguardo al fenomeno nel suo insieme. E per farlo mi ci vorrà qualche post. Spero avrete voglia di seguirmi in questo percorso.

.La domanda
Partiamo dunque con la domanda di base: ritenete di essere liberi di pensare? Pensate davvero di essere in grado di compiere scelte in maniera completamente autonoma? Benché possiate non essere d’accordo con me, lasciate che vi dica che molto probabilmente la risposta a entrambe le domande è No. Gli ultimi cinquant’anni, ma in particolare gli ultimi venti, hanno visto una crescita esponenziale dei metodi di diffusione dell’informazione. Senza entrare nel merito specifico della loro qualità, i media si sono espansi per quantità e velocità, diventando sempre più invasivi e pervasivi. Televisione, editoria, telefonia cellulare, Internet, tutto ciò che fa cultura e comunicazione contribuisce a creare e a diffondere - consapevolmente o meno - dei nuclei di pensiero e di opinione che si insinuano nella mente delle persone e si replicano, contagiando altre menti come vere e proprie epidemie di idee. Ma non basta. Essi sono capaci di evolversi e modellare i vostri pensieri e le vostre azioni come creta senza che ve ne accorgiate. Credete che stia esagerando?

.Di cosa stiamo parlando
Il primo a introdurre il concetto di “meme” fu Richard Dawkins nel suo celebre Il gene egoista (1976, Mondadori). “Meme” è l’abbreviazione di “mimeme” dalla radice greca che significa imitazione e per il celebre biologo costituisce l’analogo culturale di quello che per la biologia è il gene. Esiste infatti una potente analogia tra la trasmissione e l’evoluzione dei geni e la trasmissione e l’evoluzione dei memi. Il DNA, ovvero il gene, è la molecola replicante che, partendo da una sorta di brodo primordiale, ha prevalso negli organismi biologici, mentre il meme è “l’unità base della trasmissione culturale o imitazione”. Per Dawkins un meme può essere “un motivetto, una frase a effetto, i vestiti alla moda, forme di vasellame o di arcate”. Nel corso degli anni a venire, durante i quali il concetto di meme è stato studiato e si è sviluppato, sono poi sorte altre definizioni, come quella psicologica di Henry Plotkin secondo cui “un meme è l’unità dell’eredità culturale analogo al gene, [...] la rappresentazione interna della conoscenza”, o quella di Richard Brodie in base alla quale “il meme è un’unità di informazione in una mente, la cui esistenza influenza eventi tali che più copie di esse vengono create in altre menti”.

Ecco alcuni esempi piuttosto comuni. Una canzone che resta in vetta alla hit parade per molte settimane contiene buoni memi, una religione che fa molti proseliti ha alla base buoni memi, la pubblicità di un pannolino che ne incrementa le vendite diffonde buoni memi, un video cliccato da milioni di persone su You Tube possiede buoni memi. Ma attenzione: con “buoni memi”, non intendo tanto memi che abbiano caratteristiche buone o positive, quanto piuttosto memi che possiedono un’elevata capacità di replicarsi, proprio come i geni. Insomma, come il gene si trasmette di generazione in generazione, secondo le regole biochimiche proprie della basi azotate e condiziona l’aspetto e il funzionamento del corpo in cui abita, il meme si trasmette di cervello in cervello e condiziona il comportamento della mente in cui riesce a mettere radici. Da questo punto di vista il gene è l’elemento basilare che costituisce l’hardware, ovvero il nostro corpo, mentre il meme è il mattone fondamentale che costituisce il software, ovvero la nostra mente, i nuclei di pensiero e di opinione di cui parlavo prima. Il punto cruciale è che, come secondo Dawkins avviene per il gene, l’unico scopo del meme è di sopravvivere e replicarsi il più possibile, proprio come un virus. E questo il più delle volte avviene in maniera non consapevole, andando così a mettere in dubbio la libertà di pensiero del soggetto.

Come ciò possa avvenire, lo vedremo a partire dal prossimo post.

/continua

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