Punti di vista da un altro pianeta

giovedì 27 agosto 2015

Le regole della scrittura #6 - William Faulkner

C'è forse bisogno di spiegare chi è William Faulkner, anche lui, come Steinbeck, Premio Nobel per la Letteratura, ma nel 1949? Le sue 7 regole sono essenziali, ma non meno importanti:

1. Prendi ciò che hai bisogno dagli altri scrittori.

2. Non preoccuparti dello stile.

3. Scrivi dall'esperienza, ma mantieni un'ampia definizione di "esperienza".

4. Conosci bene i tuoi personaggi, e la storia si scriverà da sola.

5. Usa il dialetto con parsimonia.

6. Non esaurire la tua immaginazione.

7. Non cercare scuse.

lunedì 24 agosto 2015

Le regole della scrittura #5 - Henry Miller

Scrittore, pittore, saggista, reporter, Henry Miller è stato molte cose e viene ricordato oggi, almeno dalle nostre parti, soprattutto per i suoi celebri "tropici", Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno. Queste sono le sue 11 regole, enunciate quasi rivolgendosi a se stesso, come si evince dalla regola n. 2.

1. Lavora a una cosa alla volta, finché non è finita.

2. Non iniziare più nuovi libri, non aggiungere nuovo materiale a Primavera Nera (un suo romanzo).

3. Non essere nervoso. Lavora con calma, con gioia e in maniera spericolata con qualsiasi cosa tu abbia per le mani.

4. Lavora in accordo al Programma e non in base all'umore. Fermati all'ora prestabilita!

5. Quando non riesci a creare, puoi lavorare.

6. Consolida un po' ogni giorno, piuttosto che aggiungere sempre nuovi fertilizzanti.

7. Resta umano! Incontra persone, va in giro, bevi se ti va.

8. Non fare il cavallo da tiro! Lavora solo con piacere.

9. Lascia perdere il Programma, quando hai voglia di farlo, ma torna a esso il giorno dopo. Stai concentrato. Determinato. Isolato.

10. Dimentica i libri che vorresti scrivere. Pensa solo a quello che stai scrivendo.

11. Sempre e prima scrivi. La pittura, la musica, gli amici, il cinema, tutte queste cose vengono dopo.

giovedì 20 agosto 2015

La regole della scrittura #4 - John Steinbeck

John Steinbeck è un classico. John Steinbeck nel 1962 ottenne il Premio Nobel per la Letteratura. John Steinbeck è quello di Furore, Uomini e topi e La valle dell'Eden tanto per citare tre titoli entrati nella Storia della letteratura del XX Secolo. Per lui le regole da seguire sono soltanto 6:

1. Lascia perdere l'idea che non arriverai mai alla fine. Scordati il traguardo delle 400 pagine e scrivi soltanto una pagina al giorno. Questo aiuta. Così, quando avrai finito, rimarrai sempre sorpreso.

2. Scrivi liberamente e il più rapidamente possibile e butta tutto sulla carta. Non correggere o riscrivere mai finché non è tutto buttato giù. Riscrivere mentre stai ancora scrivendo solitamente è una scusa per non andare avanti. Interferisce anche con il flusso e il ritmo che può scaturire solo da una specie di associazione inconscia con il materiale che stai scrivendo.

3. Dimenticati il pubblico. Innanzitutto il pubblico senza nome e senza faccia ti terrorizzerà da morire e in secondo luogo, al contrario del teatro, quel pubblico non esiste. Nella scrittura, il tuo pubblico è un singolo lettore. Ho trovato che talvolta aiuti pensare a una persona, una persona reale che conosci, o a una persona immaginaria e scrivere a quella.

4. Se pensi che una scena o una sezione abbia bisogno di miglioramenti e la vuoi ancora mantenere, lasciala da parte e prosegui. Quando avrai finito l'intero lavoro, potrai tornarci su e potresti scoprire che la ragione per cui ti dava problemi è che non c'entra niente.

5. Attento alle scene cui ti affezioni troppo, più del resto. Normalmente scoprirai che non fanno parte dell'insieme.

6. Se stai utilizzando un dialogo, pronuncialo ad alta voce mentre lo scrivi. Solo così avrà il suono del parlato.

lunedì 17 agosto 2015

Le regole della scrittura #3 - Zadie Smith

Zadie Smith, britannica, è scrittrice e saggista. Ha scritto quattro romanzi, di cui il primo - Denti bianchi (2000) - fu oggetto di un'aspra contesa per i diritti alla pubblicazione addirittura quando non era ancora finito e l'autrice stava terminando gli studi al King's College di Londra. Per definire il genere di questo suo libro fu coniato dal critico letterario James Wood il termine realismo isterico, una sorta di variante del post-modernismo, che poi è stato applicato anche ad altri importantissimi autori come David Foster Wallace, Dave Eggers, Thomas Pynchon, Joyce Carol Oates, Don DeLillo, Jonathan Franzen. Altri suoi libri tradotti in italiano sono L'uomo autografo (2002) e Della bellezza (2005). Per lei le regole sono 10, eccole:

1. Già da bambino cerca di leggere molti libri. Passa più tempo a fare questo che qualsiasi altra cosa.

2. Da adulto, cerca di leggere il tuo lavoro come lo farebbe uno sconosciuto o, meglio ancora, un nemico.

3. Non romanticizzare la tua "vocazione". O sai scrivere buone frasi o no. Non esiste lo "stile di vita dello scrittore". Tutto ciò che importa è quello che metti sulla pagina.

4. Evita le tue debolezze. Ma fallo senza dirti che le cose che non sai fare non vale la pena farle. Non mascherare le tue insicurezze col disprezzo.

5. Lascia passare un po' di tempo tra la scrittura di qualcosa e la sua revisione.

6. Evita le cricche, le bande e i gruppi. La presenza di una folla di personaggi non renderà la tua scrittura migliore.

7. Lavora su un computer disconnesso da Internet.

8. Proteggi il tempo e lo spazio nel quale scrivi. Mantieni tutti a distanza, perfino coloro che sono più importanti per te.

9. Non confondere gli onori con la realizzazione.

10. Di' la verità, anche se velata, ma dilla. Arrenditi all'eterna tristezza che viene dal non essere mai soddisfatti.

giovedì 13 agosto 2015

Le regole della scrittura #2 - Kurt Vonnegut

Dopo Neil Gaiman, oggi è la volta del grande Kurt Vonnegut, saggista e autore, tra gli altri di Le sirene di Titano, Mattatoio n. 5, La colazione dei campioni ecc. Chi non lo conosce? Ecco le sue 8 regole da seguire.

1. Fa' in modo che il tuo lettore non pensi di aver sprecato tempo a leggerti.

2. Da' al lettore almeno un personaggio per cui possa fare il tifo.

3. Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche solo un bicchiere d'acqua.

4. Ogni frase deve fare una di queste due cose: rivelare il carattere di un personaggio o far progredire l'azione.

5. Inizia il più vicino possibile alla fine.

6. Sii sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i tuoi protagonisti: fagli accadere cose terribili, in modo che il lettore possa vedere di che pasta sono fatti.

7. Scrivi per piacere a un solo lettore. Se spalanchi la finestra e fai l'amore con il mondo, per così dire, alla vostra storia verrà la polmonite.

8. Da' ai lettori più informazioni possibili, il più presto possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una completa comprensione di ciò che sta accadendo, di dove e di perché, al punto che potrebbero terminare da soli la storia, se gli scarafaggi si mangiassero le ultime pagine.

lunedì 10 agosto 2015

Le regole della scrittura #1 - Neil Gaiman

Inauguro oggi una serie di sette post dedicati alle cosiddette "regole della scrittura" – se regole ci possono davvero essere – dal punto di vista di diversi scrittori famosi, che ci terranno compagnia fino a fine agosto. Non sono affatto regole inedite e qualcuno - specie chi si diletta nella scrittura - avrà già avuto modo di imbattercisi, almeno in parte di esse. Ma mi piace raccoglierle qui perché, un po' come le liste, trovo sempre molto curiose queste specie di "ricette", in quanto paradossalmente le trovo allo stesso tempo vere e false, un po' come il gatto di Schrödinger. Inoltre, confrontandole a distanza ravvicinata, sarà curioso notare certe ricorrenze, perché sono quelle che, se rilevate da molti (se non da tutti), evidentemente dovranno avere qualche cosa di profondamente vero e irrinunciabile, qualcosa che va oltre le peculiarità, le predilezioni, i tic e le scaramanzie di ciascun autore. Ma, altrettanto curiosamente, ci saranno anche delle regole completamente opposte.

Cominciamo da Neil Gaiman, autore della serie di fumetti Sandman, dei romanzi Nessun Dove, American Gods e un bel po' di altre cose. Ecco le sue 8 regole:

1. Scrivi

2. Metti una parola dietro l'altra. Trova la parola giusta e scrivila.

3. Termina quello che stai scrivendo. Qualunque cosa tu debba fare per finirlo, finiscilo.

4. Mettilo da parte. Leggilo come se non l'avessi mai letto prima. Mostralo agli amici di cui rispetti l'opinione e quelli ai quali sai che piacciono cose come quella che hai scritto.

5. Ricorda: quando qualcuno ti dice che a suo giudizio c'è qualcosa di sbagliato o che non funziona, ha quasi sempre ragione. Quando invece ti dicono esattamente che cosa c'è che non va e come metterlo a posto, hanno quasi sempre torto.

6. Rivedilo. Ricorda che, presto o tardi, prima che raggiunga la perfezione, tu dovrai comunque abbandonarlo per iniziare a scrivere qualcos'altro. La perfezione è come raggiungere l'orizzonte. Si sposta in continuazione.

7. Ridi alle tue battute.

8. La regola principale della scrittura è che se tu scrivi con abbastanza fiducia in te stesso, puoi arrivare a fare quello che vuoi. (Che può essere una regola di vita oltre che di scrittura. Ma è certamente vera per la scrittura). Così scrivi la tua storia come dev'essere scritta. Scrivila onestamente e raccontala al meglio delle tue possibilità. Non sono sicuro che ci siano altre regole. Per lo meno regole che abbiano importanza.

mercoledì 5 agosto 2015

Un libro per l'estate (2015)

Mi piacciono le liste di libri. Mi incuriosiscono. Mi piace imbattermici, cercarle, spulciarle, sgranarle, smentirle, deriderle, osannarle. Siccome di libri in Italia se ne pubblicano quasi duecento al giorno, va da sé che non è sempre semplice districarsi nell'infinito maelström di titoli che affollano gli scaffali delle librerie, figuriamoci on-line dove gli scaffali nemmeno esistono e il titolo, se lo vuoi, devi già saperlo tu.

Dunque, soprattutto visto che spesso (non sempre, ma spesso), i titoli più meritevoli sono quelli meno pubblicizzati, ogni modo per trovarli è benvenuto. E, giacché per me ogni occasione è buona per recuperare suggestioni e suggerimenti di lettura, ho deciso di fare una mini lista anch'io, per voi. Poche cose che spaziano un po' in tutti i generi, ma meno conosciute, che però mi sono piaciute tanto tanto.

Magari ci trovate dentro qualche spunto interessante per i vostri momenti di pausa estiva e non solo. Insomma, ecco qui, prendete nota e poi fate un po' come vi pare. (L'ordine di apparizione è del tutto casuale)

NEL MONDO A VENIRE, di Ben Lerner (Ed. Sellerio - 16,00€ - ebook disponibile)
Il più bel romanzo che ho letto negli ultimi mesi. Poetico, intenso, arguto, emozionante. Un'autentica goduria letteraria come se ne trovano in giro poche. E questo vi dovrebbe bastare. Se non vi basta, potete andare (qui), dove ne ho parlato diffusamente.

CHIUDI GLI OCCHI E GUARDA, di Nicola Pezzoli (Ed. NEO - 12,00€ - ebook disponibile)
Emozionante, tenero, ironico, sfrontato, nostalgico come possono esserlo solo una magica vacanza al mare in Liguria di un dodicenne alla fine degli anni '70 combinata all'inesauribile verve di Nicola Pezzoli. Di questo ne ho parlato (qui).

SKIPPY MUORE, di Paul Murray (Ed. ISBN - 10,00€ - ebook disponibile)
Un romanzo di formazione, originale, commovente, misterioso, tragico ed esilarante. Un libro buono come una ciambella appena sfornata. In una parola imperdibile. Di questo non ho parlato, anche se mi rendo conto che avrei dovuto. Se ne sentite il bisogno, potete saperne un po' di più se andate a cliccare qui.

DIMENTICAMI TROVAMI SOGNAMI, di Andrea Viscusi (Ed. Zona 42 - 12,90€ - ebook disponibile)
Un viaggio originale, un'esplorazione quasi metafisica, alle radici dell'universo e di noi stessi. Dovrebbe essere fantascienza, ma è qualcosa di diverso, qualcosa di più. C'è dentro perfino una storia d'amore. Anche di questo ne ho parlato (qui).

L'ENIGMA DEI NUMERI PRIMI, di Marcus Du Sautoy (Ed. Rizzoli – 10,00€ - ebook disponibile)
Un saggio nella mia lista doveva esserci e la mia scelta è caduta su questo. Ma non si deve essere necessariamente appassionati di scienza e matematica per apprezzarlo (anche se certamente aiuta). Questo innanzitutto perché c'è più storia, dentro, che matematica, e poi perché si tratta di un libro straordinario e trascinante, scritto (e tradotto) paurosamente bene, che ti porta per mano negli affascinanti meandri del mistero dei numeri primi, come se fosse Il nome della rosa. E non è mica poco. Quando l'ho letto forse il marziano non c'era nemmeno: non sapevo dove parlarne.

IO TI TROVERO', di Shane Stevens (Ed. Fazi – 12,00€ - ebook disponibile)
Uscito nel 1979, questo romanzo racconta una delle prime cacce a un serial killer della storia della letteratura. Un thriller/noir preciso ed affilato, vivido e crudo, una discesa all'origine del male senza sbavature e senza moralismi. E Stevens ci aggiunge, per buon peso, anche un bell'affresco dell'America tra gli anni '50 e i '70, tanto dura la caccia. Imperdibile davvero per tutti gli amanti del genere e non solo. Anche di questo non ne ho parlato, spero che questo basti per rimediare.

A questo punto non mi resta che augurarvi: buona lettura!

venerdì 31 luglio 2015

Nessuno tocchi Walter Palmer

Ma perché ve la prendete con Walter Palmer? Perché ha ucciso illegalmente? Perché ha sborsato cinquantacinquemila dollari per (il gusto di) uccidere un animale? Perché si fa ritrarre sorridente come un demente con un piede sulle sue prede? Ebbene, sbagliate. Lui non c'entra niente.

Che differenza ci sarebbe stata se, invece di Cecil, davanti a quella freccia e a quel fucile ci fosse stato un altro leone, però grande e bello e fiero uguale, o anche piccolo e timido, o magari solo una gazzella, un'antilope o un coniglio, o un fagiano, tutti quanti però in una zona di caccia consentita? Nessuno ne avrebbe saputo niente e tutti voi e le vostre coscienze sarebbero vissute tranquille e serene (e avreste continuato a postare gattini su Facebook), come accade per tutte le prede ammazzate per gioco di cui non sapete niente.

Dunque non fatevi prendere dal magone mediatico per le foto del povero animale ucciso, decapitato e scuoiato, e dalla furia nei confronti di Walter Palmer. Il problema non è Palmer-il-dentista, un cretino qualunque. Il problema è la caccia. Il problema è che la caccia esiste ed è legale (dove e quando è legale praticarla, naturalmente), ma anche illegale, e c'è gente che se ne va in giro pensando sia una bella cosa. Il problema sono le armi, la loro diffusione e le loro lobby di potere. Il problema sono i media che ci mostrano le foto strazianti e sollecitano le nostre reazioni emozionali e sostituiscono i loro pensieri ai nostri. Il problema è il sistema. L'Uomo è il problema.

Ma il fatto che Palmer abbia agito illegalmente (consapevolmente o meno) non rende affatto il suo gesto più barbaro o più meritevole di condanna. No, miei cari. Questo proprio no.

giovedì 23 luglio 2015

Il destino dell'incauto neologista

Poi succede che un giorno senti una parola che non avevi mai sentito prima. Neologismi li chiamano. In genere per la prima volta li leggi sul giornale o su un manifesto pubblicitario, o li ascolti alla radio o alla televisione, che anche se sono parole nuove, più o meno il significato lo capisci dal contesto e la prima volta sembra quasi un accidente, uno sbaglio, uno scherzo, finché non li senti una seconda volta e poi una terza, magari da un amico o da un collega al lavoro. E quando li ascolti (o li leggi) vuol dire che in qualche modo sono già in circolo come virus inestirpabili. Nella fattispecie non sai mai se quella che stai ascoltando/leggendo sia la sua prima volta, l'esordio assoluto di quella parola nell'ambito della comunicazione umana, ma in genere se un neologismo si aggira nei territori dei mass media vuol dire che ha già conquistato un suo diritto all'esistenza.

Eppure ci sarà qualcuno, da qualche parte, un demiurgo letterario che li forgia, i neologismi. Non è che le parole nascono da sole, come le canzoni di Vasco, già con le parole. Ogni neologismo avrà pure un suo papà da qualche parte, qualcuno che avrà avuto l'illuminazione per esprimere un vecchio concetto in un modo nuovo, originale e più efficace, o per esprimere una nuova situazione in una maniera più adeguata, più concisa, di quelle che calzano a pennello e si insediano facilmente nelle menti degli interlocutori/ascoltatori/spettatori/lettori, ignari, incolpevoli e ricettivi come spugne vergini, finché magari dopo un po' hanno pure l'onore di finire dentro al dizionario che se le metti nel tema, il prof non te le può più segnare con la matita blu. Robe che funzionano tipo: gugolare, gombloddo, pentastellato, bunga bunga, celodurismo, downloadare, svapare...

E sarebbe tanto, tanto bello poter sapere chi è il papà di queste nuove parole, colui che per primo le ha pensate, e poi scritte e dette (o viceversa), una persona che così, come niente, cambia la vita di noi tutti, perché cambia il nostro modo di comunicare. Sarebbe davvero elettrizzante poter cliccare da qualche parte et voilà, ecco chi è il papà di quella nuova parola!, dargli un volto, un nome e cognome, magari anche la targa di un'auto, un indirizzo, sapere dove andarlo a prendere, insomma, e trascinarlo in un posto appartato, magari dotati di qualche strumento duro e con una certa massa, uno spezzone di tubo innocenti potrebbe andare bene - di quelli per i ponteggi per intendersi -, e dargliele, dargliele, dargliele di santa ragione per avere inventato il termine: apericena.

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