
Doveva succedere, prima o poi. E non sorprende che a fungere da centravanti di sfondamento, i Signori dell'Agricoltura Industriale abbiano messo una bella patata. Il motivo è ovvio e risiede nell'immaginario che tutti noi abbiamo della patata. La patata è amichevole. La patata è benevola. La patata è popolare. Quindi cosa c'è di meglio di una bella patata per deflorare il lucroso mercato OGM? Sì, d'accordo, c'è anche la pannocchia del mais, ma è solo per le pari opportunità .
Comunque, niente paura: questa patata di nome «Amflora» e prodotta dalla BASF (sì, quella delle musicassette di una volta) è destinata al solo impiego industriale, essendo più ricca del normale di amilopectina pura, sostanza impiegabile con un certo sollazzo in diversi ambiti manifatturieri come la produzione di carta, calcestruzzo e sostanze adesive assortite. Il nocciolo della polemica risiede nel fatto che tale patata contiene un gene che le conferisce una particolare resistenza a un antibiotico fondamentale per la salute umana. E chi può dirsi certo dunque che quella patata non finisca prima o poi nel menù di qualche allevamento di bovini e quindi, per interposta bistecca, sulle nostre tavole?
Del resto è altresì chiaro che queste sono le solite strumentalizzazioni. Il progresso e la scienza sono inarrestabili e la società dovrà adeguarsi a essi, non il contrario. E poi che cosa ci sarà mai da temere da una bella patatina OGM? Il peggio che potrà succedervi sarà di avere degli Orgasmi Geneticamente Modificati. Su, non fate i soliti perbenisti, lo vedo che vi viene già voglia di provare.
