Punti di vista da un altro pianeta

venerdì 4 marzo 2011

Che cosa volete che sia, un culo...

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Sapete che non sono come gli altri. E questa non è la solita furbata messa in atto solo per mostrare un culo acchiappacontatti. Perché da qualche giorno a questa parte col mio telescopio ho visto popolarsi le vostre città di questi manifesti pubblicitari del marchio di abbigliamento Silvian Heach, che peraltro ora stanno anche scomparendo con altrettanta solerzia, sotto la pressione di un'indignazione diffusa. Siccome la pubblicità non è solo la anima cinica e bieca del commercio, ma anche lo specchio di una società in perenne mutamento, vorrei provare ad analizzare brevemente la faccenda dalle due prospettive più ovvie: quella morale (ovvero è lecito mostrare pubblicamente una roba del genere?) e quella tecnica (ovvero a cosa/chi giova una pubblicità di questo tipo?), tenendo peraltro conto del fatto che i due aspetti sono facce di una medesima medaglia. Vediamo.

Quello più eclatante è senza dubbio l'aspetto morale, difatti il manifesto ha sollevato un po' ovunque cori di proteste. Perciò è da qui che voglio partire, perché limitarsi a liquidare la faccenda con: «Il manifesto è osceno» mi pare semplificare troppo. Se dunque consideriamo l'aspetto etico ci troviamo subito di fronte al dilemma di dover stabilire un confine tra quello che si può fare e quello che non si può fare, quello che offende e quello che non offende, quello che si può mostrare e quello che non si può mostrare. Il famoso "senso del pudore". In altre parole dovremmo chiederci se l'immagine è volgare o no nel 2011 e, se lo è, soprattutto perché lo è. Allora guardiamola e analizziamola senza farci condizionare dalle chiappe al vento. Dunque... la ragazza è all'aperto, in piedi contro il parapetto di quello che sembra un ponte, è sola, voltata di schiena, si tira su la gonna mostrando il fondoschiena e ammicca senza esitazioni verso l'obiettivo del fotografo, ovvero verso lo sguardo di chi la sta osservando.

E questo già ci fa notare almeno due cose: 1) che l'immagine, nonostante il contesto reale, è del tutto inverosimile e 2) che c'è una specie di compiacimento esibizionista e provocatorio nell'atteggiamento della ragazza. Ora, la considerazione (1) dovrebbe portarci alla conclusione che l'immagine contenga una specie di messaggio che va oltre quello che si vede, come un sottotesto subliminale, mentre la (2) dovrebbe portarci a chiederci a chi pensiamo si stia rivolgendo la ragazza. Inutile dire che la mancanza delle mutande è un'informazione precisa che porta istintivamente a pensare che la tipa si stia rivolgendo a un maschio, e non a una femmina. E questo a ben vedere appare curioso, perché non dimentichiamo che si tratta di una pubblicità di una linea di abbigliamento femminile e dunque dovrebbe essere indirizzata innanzitutto a donne. Eppure la superficie dell'immagine ha una connotazione fortemente maschilista e questo sembrerebbe andare contro quello che dovrebbe essere lo scopo dell'immagine stessa.

Proviamo allora ad andare più in profondità e vediamo se ne esce un'interpretazione diversa. In fondo l'immagine non sta pubblicizzando l'indumento che la ragazza indossa. Fatta eccezione la scollatura sulla schiena, il resto del vestito potrebbe essere fatto in qualsiasi modo. Se vi capitasse di vederlo appeso in un negozio dubito che riuscireste a riconoscerlo. Dunque, viene da pensare che non sia questo lo scopo principale della foto. L'immagine infatti concentra l'attenzione sulla carica erotica della ragazza che prescinde dalla qualità del taglio o del modello che indossa. Della ragazza si vedono le gambe e il culo nudi, dunque il vestito non esalta, né migliora in alcun modo le sue forme, né, più in generale, valorizza il suo look. Tutto il messaggio della rappresentazione visiva è connaturato esclusivamente a quello che la ragazza fa, non a quello che indossa.

Quindi a questo punto gli elementi distintivi sembrano rovesciarsi, perché sembra che il messaggio del manifesto non sia il più logico, ovvero: "Mettiti il nostro vestito, e sarai una gran fica!", ma piuttosto "Sei un'esibizionista come lei? Allora mettiti il nostro vestito!". In altre parole l'atteggiamento della ragazza non sollecita il desiderio e la risoluzione di esso attraverso l'acquisto, ma semplicemente fissa il target del prodotto. Quelle lì sono le donne cui il marchio Silvian Heach si rivolge. Donne che non hanno paura a mostrarsi. Donne fiere del loro corpo. Donne che sanno (e sono disposte a) prendere in mano la situazione.
Donne pronte a dare il culo.

Visto da questa prospettiva il manifesto parla proprio a quel tipo di donna contro cui le donne hanno idealmente manifestato il 13 febbraio scorso. Per questo motivo, e non tanto per il culo in sé, è volgare e svilente nei confronti della donna. Per questo sarebbe naturale che finisse per essere controproducente per chi l'ha realizzato. E se così non sarà, potete stare certi che la colpa non sarà di quella esigua minoranza di uomini (idioti) che avranno deciso di scegliere Silvian Heach per il prossimo regalo alle loro compagne, solo per crogiolarsi non tanto nell'illusione dell'estetica, quanto piuttosto in quella della disponibilità.

38 commenti:

  1. "Non lasciatevi ingannare dalle apparenze. Sapete che non sono come gli altri. E questa non è la solita furbata messa in atto solo per mostrare un culo acchiappacontatti." se se, a chi la vuoi raccontare 'sta barzelletta, ahah! vedrai, con un titolo ed un'immagine così, quante visite oggi...

    non saprei dire nel merito. la pubblicità in questione mi è indifferente. tu mi pare ne dai un giudizio severo, cosa legittima che non discuto, solo ti faccio notare quella che mi pare un'incoerenza: hai citato più volte il nome del marchio in questione e persino linkato il loro sito. e quindi? mi dirai... e quindi gli hai fatto un montone di pubblicità, e quelli che fanno questo tipo di campagne non desiderano altro che polveroni, vociare e pure articoli come questo.

    imho ovviamente.... ciao! :)

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  2. scusa, per chiarezza... la prima frase, quella della "barzelletta", era proprio solo e semplicemente una battuta eh! ;-)

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  3. Non so se quello che scriverò c'entri molto, però credo che pur essendo lei una donna in una posa "provocante" e indirizzata agli uomini, quindi teoricamente non a chi dovrebbe comprare, non sia una scelta di marketing sbagliata. (non sto parlando dell'esposizione, ma della scelta pubblicitaria in sé)

    Non so il perché con certezza, in quanto non lo ho mai capito, ho solo una teoria a riguardo:

    rovesciando la questione, quando noi uomini andiamo a comprare mutande e boxer, sulla confezione non vediamo una donna che le sfila all'uomo, oppure una semplice foto delle mutande. No. C'è sempre lo strafigo di turno, modello perfetto, coi muscoli tutti al loro posto e le mutande sono relegate molto spesso a contorno del modello. Raramente c'è uno zoom solo sulla parte d'interesse, ma si vede un uomo bellissimo dalla testa ai piedi. Perché a un uomo dovrebbe interessare il modello nel momento in cui compra le mutande?
    Perché questo modello è sempre perfetto?

    Perché se vedessimo sopra le mutande spuntare una pancia pelosa e bianca, magari qualche rotolo di ciccia, o sotto delle gambette rinsecchite, anche se molti potrebbero ritrovare in esso sé stessi, non attirerebbe.

    Quando compriamo vogliamo che il capo ci faccia sentire perfetti, eleganti, anche se si tratta di mutande. Nella nostra mente a volte gli indumenti "cambiano" in meglio i nostri difetti corporei. E' come se ci trasformassero in quei modelli.

    Ecco perché quindi anche sulla confezione delle nostre mutande c'è un supermodello e in questa foto una supermodella che nella sua posa potrebbe risultare sexy nell'inconscio femminile e quindi, traslando, rendere la donna che lo indossa sexy.

    Tutto questo per dire che il fatto che la donna sembri attirare così gli uomini, secondo me ègiusta inparte, ma molte donne, a livello inconscio, potrebbero voler risultare così.

    Tutto questo poi è spinto all'eccesso, dalla mancanza di mutandine e dall'assurdità perché al contrario molte sono solo indignate.

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  4. Secondo me invece il messaggio subliminale è tutt'altro: nonostante la scena sia girata nella campagna ai margini della città, quel culo ha fatto in modo che si rizzassero due grattacieli enormi che neanche manhattan...
    e comunque stai leggendo il libro più bello che abbia mai letto.

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  5. Bravo, non è comune mantenere un certo aplomb di fronte a qualcosa del genere

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  6. Sabato scorso ho visto quel manifesto e mi sono incazzata, di brutto. La pubblicità usa immagini forti per farsi ricordare e punta su quelli che sono i desideri delle persone. Cosa desiderano le donne adesso secondo la legge del mercato? Essere fighe, mignotte e fare un pacco di soldi, come quella vaccona di Ruby (che ieri ha presenziato al ballo viennese delle ributtanti dietro il cospicuo compenso di 40.000 euro).
    Le manifestazioni del 13 febbraio dicevano il contrario di questo: non siamo pezzi di carne o cartoline, non siamo prodotti.
    Questo manifesto mi ha fatto incazzare anche per un'altra ragione: non è su una rivista, è in via S. Vincenzo, in centro qui a Genova, lo vedono le suore, le vecchiette che da giovani facevano l'amore con la camicia da notte, i bambini e le bambine di tutte le età che imparano da quello che li circonda.
    Secondo me questi culi sono dannosi. Generano invidia nelle donne normocellulitiche (come fa il mio uomo a desiderarmi se quello è un bel culo e glielo piazzano sotto il naso tutti i giorni?), inducono all'anoressia e alla formazione di scale di valori distorte, fanno perdere senso all'intimità (mostrarsi nudi con intenzioni bellicose dovrebbe essere interessante, eccitante e misterioso proprio perchè avviene tra due persone, non sulla piazza tra un pezzo di cartone e il resto del mondo).
    Per curiosità sono andata a vedere il sito della firma in questione. Gli abiti non sono proprio un granchè, e anche se lo fossero non li comprerò mai, mi hanno rovesciato lo stomaco.
    Insomma, meglio il culo dell'orso, e se lo dico io...

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  7. Marziano, io credo che, più che dal marchio, dovrai preoccuparti del povero orso polare, che sentendosi colto in flagrante nell'imbarazzo si rivolgerà al WWF e al conseguente, agguerritissimo ufficio legale.
    Fossi in te mi appellerei alla tua marzianità per scampare un procedimento terrestre che, si sa, se non si è presidenti del consiglio o affini non c'è verso di scampare. ;)

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  8. Della ragazza non si vedono solo "le gambe e il culo nudi" (che in altri contesti sarebbero qualcosa di bello, e nulla di male) ma si vede soprattutto quella faccetta ammiccante da troia insulsa di una che vorrebbe dire alla mascolinitudine che guarda: sono una cagna in calore pret-à-tromber, vorrei essere COPERTA da qualsiasi cane munito di pene a qualsiasi incrocio, semaforo, ponticello...
    Hai ragione: l'immagine non è né oscena né scandalosa, è solo schifosamente volgare, banale, dozzinale (e pericolosamente incitante allo stupro - perché a una così, penserebbe un quindicenne, non c'è nemmeno bisogno di chiedere prima se ci sta!) Da programma televisivo italiano medio, per intenderci. Sono d'accordo sul dire che quella marca andrebbe boicottata. Senza però dimenticare che NON è un caso unico, perché sull'offensiva immagine della donna-cagna in calore pret-à-tromber in italiA si basano telegiornali, film popolari, reality, e pubblicità di auto-abbigliamento-profumi... O mi sbaglio?

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  9. @robydick: naturalmente una legge fondamentale della pubblicità è che se fa discutere, divide, colpisce, offende, insomma provoca reazioni, ha centrato comunque il suo scopo, perché in qualsiasi modo fa girare il nome del marchio. E a parte il fatto che il Grande Marziano, per i clic che ha, non sarà di certo chissà che in termini di ritorno di immagine, la tua osservazione mi suscita una riflessione. Quindi in un certo senso parlare (eventualmente con intento critico) di una pubblicità non avrebbe mai alcun senso, perché non farebbe che il gioco della pubblicità stessa? Quindi il modo migliore di criticare una pubblicità dovrebbe essere quello di tacere, ignorarla e non darle peso? Quindi ancora - in altre parole - bisognerebbe accettare supinamente tutto quello che la pubblicità ci propina? Il ragionamento sembra finire in un corto circuito. E non mi piace. Nel dubbio preferisco dire la mia opinione, criticando severamente se è il caso, anche a costo di fare pubblicità, nella speranza che quella negativa non sia un chimera.

    @Sleeper: l'osservazione che fai sulle pubblicità maschili dei boxer è corretta. Il messaggio di fondo è: "mettiti i nostri boxer e sarai figo come lui (anche se invece degli addominali a tartaruga superscolpiti hai dei lardominali imbarazzanti supercolanti)". E direi che da questo punto di vista il messaggio segue alla perfezione le regole base della pubblicità.

    In questo caso però ci sono da osservare due cose: (1) la pubblicità di un intimo giustifica in qualche modo di per sé la visione di un corpo in parte nudo (in genere per gli uomini sono il busto e gli addominali) e (2) non c'è nessun comportamento "attivo" del modello. Il modello sta lì, a farsi ritrarre e basta. E dunque non c'è messaggio se non quello detto sopra.

    La pubblicità della ragazza in questione invece è diversa e non è del tutto paragonabile perché rispetto all'esempio dei boxer ha un elemento in più e uno in meno. Quello in più è l'azione, ovvero tirarsi su la gonna per rivelare di essere (addirittura) senza mutande. E quello in meno è la convenienza, ovvero che la pubblicità di un vestito non giustifica una simile esibizione gratuita, che rende, come dico nel post, la pubblicità irreale. Per questo il comportamento della ragazza finisce per essere prevalente. E se non è che in questo modo la pubblicità seleziona il target cui si rivolge, allora sta dicendo: "Indossa il nostro vestito e potrai sentirti così fica da fare così anche tu", che forse a ben vedere è anche peggio.

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  10. non voglio commentare il fatto se é morale o immaorale... voglio porti un altro quesito dalla mia parte di vista vista che sono una pittrice,
    in pittura i nudi non scandalizzano nessuno,
    infatti si discute sempre come mai in fotografia si parla di morale e in pittura no... anzi

    ciao! sempre bello il tuo blog

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  11. ps: io stessa ho dipinto moltissimi nudi anche in pose molto piú spinte di quella della foto e gli ho esposti sia a vienna che in italia senza mai che nessuno si scandalizzasse :-) mah

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  12. @magneTICo: accidenti, l'aspetto subliminal-fallico dei grattacieli mi era sfuggito. Vabbè l'armonia della composizione fotografica, ma in effetti...

    Quanto al libro che sto leggendo, magari ne riparlerò quando l'avrò finito, per ora sono a metà. Diciamo per ora che lo trovo un po' discontinuo. A tratti spacca di brutto, davvero, ma a tratti non mi aggiunge granché e lo trovo un po' ripetitivo, soprattutto nei racconti più autobiografici.

    @fracatz: per noi marziani è un gioco da ragazzi.

    @knitting bear: direi che hai aggiunto tutto quello che mancava al mio post. Grazie.

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  13. @nouvelles couleurs: la nudità non è il problema, sono l'atteggiamento e il messaggio ad essere estremamente volgari, secondo me vendere vestiti promuovendo un comportamento da prostitute non ha ninete a che vedere con l'interpretare attraverso l'arte la bellezza o la naturalezza del corpo umano in tutte le sue manifestazioni.

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  14. @MrJamesFord: credo che in questo momento gli orsi polari abbiano altro cui pensare. Purtroppo.

    @Zio Scriba: ecco, bravo Zio, non ti sbagli, c'è da considerare anche l'espressione della ragazza. Non sarebbe stato molto più intenso limitarsi a quell'espressione? Del resto il vestito non pare lungo e dunque un bel pezzo di gambe sarebbero rimaste comunque fuori. E non si dice, da che mondo è mondo, che il non visto, l'immaginato, intriga di più?

    Invece la coniugazione espressione+culo la fa diventare una ragazza bunga-bunga. E le implicazioni le ha scritte molto bene knitting bear.

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  15. @nouvelle couleurs: come ha detto knitting bear, il problema non è nel nudo, ma nello scopo di esso. Senza contare che nella pittura, come pure per esempio nella fotografia artistica), si viene volontariamente a vedere una mostra in cui eventualmente compaiono dei nudi. Non succede che mettono dei nudi sotto il naso di chiunque a torto e peccato. E poi non bisogna dimenticare che la pubblicità in generale nasce con un'ideologia commerciale talmente forte che per considerarla arte ce ne vuole.

    Mi hai fatto venire in mente una domanda interessante. Togliamo l'immagine dal suo contesto commerciale. Eliminiamola dai cartelloni. Cancelliamola dalle riviste. Proviamo a spogliarla del suo contesto ideologico e consideriamola solo come una fotografia.

    Secondo voi, vista così, diventa un'immagine artistica?

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  16. Aspettarsi comportamenti moralmente accettabili dalla pubblicità è come aspettarsi la difesa dei minori da parte dei pedofili.
    La pubblicità fa solo il suo mestiere.
    Incrementa la vendita dei prodotti.
    La sua bontà è determinata solamente dal suo successo commerciale. Ai pubblicitari interessa molto marginalmente l'opinione del 2% colto della popolazione. Rassegnatevi, visto che non leggete novella 2000 o tuttosport, siete fuori target.

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  17. Infatti, al di là del fatto che come scelta commerciale funziona per il motivo suddetto mi trovo d'accordo sul fatto che sia inadatta.

    Si è parlato di pittura e arte, in questo caso si parla di nudo, ma potrebbe anche semplicemente esserci lei con una lecca lecca in bocca in posa provocante. Il fulcro secondo me è un altro.

    In arte, pittura, fotografia etc, si esprime qualcosa prima di vendere qualcosa.

    In pubblicità si hanno due scopi, ma ultimamente solo uno è diventato quello principlae ed è quello sbagliato. Il primo è mostrare il prodotto, il secondo è venderlo.

    Io credo che per prima cosa si debba mostrare alla perfezione il prodotto e poi scegliere se farlo attraverso mezzi simili o uguali a questo oppure no.

    Se però il prodotto passa in secondo piano è solo una presa per il culo, letteralmente in questo caso, perché invece che proporre qualità si propone qualcosa che attare gli istinti più bassi, scollegandoli forse dalla libera scelta.

    Secondo me il nudo non ha nulla di sbagliato se lo scopo è il nudo o un'espressione di esso, e può trattarsi anche di pornografia, che ha lo scopo di mostrare il nudo in un contesto particolare.

    Può trattarsi di arte, può trattarsi di fotografia. Ma credo non vada mai scollegato dal motivo e dallo scopo.

    Perché questa pubblicità non rispetta le persone? Non perché c'è il nudo, ma perché esiste solo per vendere, per fregare le persone, non per far conoscere le qualità di un prodotto. Avrebbe senso se, per assurdo, fosse messa in vendita la modella...

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  18. @Sleeper: ho la sensazione che lo scopo di questo tipo di pubblicità non corrisponda a nessuno dei due che hai citato. Non mostra, né vende un prodotto, dato che il vestito manco lo si vede.

    Al contrario a livello alto, quello che fa è mettere semplicemente una freccia enorme, luminosa e lampeggiante su un marchio finora sconosciuto. Mentre a livello basso, somministra una situazione che programma dei cervelli a fare un'associazione inconsapevole "Silvian Heach = provocazione/bellezza/sensualità/sicurezza/successo" Perché non c'è alcun dubbio che, se si permette di fare quello che fa, quella dell'immagine sia una donna sicura di sé, una donna che prende l'iniziativa, una donna di successo.

    Quando dici che "avrebbe senso se, per assurdo, fosse messa in vendita la modella". Ma non è forse proprio questa l'immagine della donna che si sta diffondendo (quella contro cui hanno manifestato le donne il 13 febbraio), quella capace di (s)vendersi per raggiungere il successo?

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  19. Temo proprio che il punto sia questo...chissà se si uscirà mai dal commercio di persone...

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  20. Qualche settimana fa, quando ho visto questa pubblicità per la prima volta, ho fatto lo stesso e identico discorso che tu descrivi in questo post al mio ragazzo.

    Io e il mio culo cellulitico ci siamo offesi a morte.

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  21. no no, temevo il fraintendimento... non è che non bisogna parlarne, anzi! è il linkare ed il citare con precisione l'azienda che crea indicizzazione su google che è un aiuto involontario all'azienda, solo questo volevo dire... ;-)
    ciao!

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  22. @PoisonM: sarebbe interessante sapere che cosa ne diceva il tuo ragazzo. La cellulite è da apprezzare, non foss'altro perché ha gli attributi della verità.

    @robydick: su questo hai ragione, difatti ho eliminato il link. ;-)

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  23. Il mio ragazzo capisce quando è meglio tacere. Ovvero quando io straparlo per fatti miei.

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  24. Chi cz è Silvia Heach? l'obiettivo pubblicità per vendere è semplicemente fallito per conto mio, non acquisterei mai un abito che scopra il culo… :) mah, se voleva essere una imitazione della stupenda scena di Marilyn di Quando la moglie è in vacanza è pessima! boh… ne abbiamo parlato ancora, la pubblicità sta andando nella direzione opposta a quella in cui vorrei andar io! credo che il mio mondo non sia più questo! :(

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  25. @petrolio: difatti credo che l'obiettivo qui non sia vendere, ma, come dicevo a Sleeper, mettere una freccia enorme, luminosa e lampeggiante su un marchio finora sconosciuto.

    Quanto alla foto, non credo che sia una citazione di Marilyn. Quella scena è iconicamente del tutto differente.

    Comunque il mio mondo non è mai stato questo, visto che è tutto rosso e polveroso! ;-)

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  26. Sì avevo ben inteso, dicevo che per quanto mi riguarda e sono abbastanza scafata non baderei mai a una freccia simile… siamo sempre più in minoranza, m'inabisso! :P

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  27. però ammetterai che è un signor culo

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  28. ora scado nel commento stupido però ciò che mi colpisce di + dell'immagine son le scarpe...

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  29. Non saprei, forse perchè la pubblicità in genere su di me non fa presa, anzi più se ne parla e più provo repulsione verso il prodotto. Quindi ipotizzo che le chiappe non siano il prodotto da vendere, però in genere con le tette ed altri pezzi di carne servono ad accaparrarsi i potenziali clienti, che in genere rispondono con il consumo. Quindi se si consuma tutto fa brodo, in questo caso brodo di chiappe...
    Dimenticavo...belle scarpe...;-)

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  30. è un "signor culo",ma vorrei vederlo al naturale.Quoto in tutto knittingbear,mi sono svegliata leggendola echecazzo.

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  31. Sig. Esigua minoranza di uomini5 marzo 2011 16:06

    Non conosco quali siano i metodi di studio che voi marziane conducete sugli umani ma la domanda mi sorge: è proprio sicuro della classificazione percentuale effettuata?
    Nel qual caso, mi vedrei cotretto a cambiar nome in "Sig. Consistente maggioranza di uomini".
    Per il resto, risponderò più approfonditamente dopo la seduta neupsichiatrica. Forse, se sarò ancora vivo.

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  32. @Ubi Minor: luci, trucco, photoshop... e poi noi marziani abbiamo altri parametri estetici che un giorno ti svelerò. Forse.

    @ciku; giusta osservazione invece. Queste immagini non sono casuali in niente. E anche le scarpe somministrano senza dubbio la loro brava dose di attrazione feticista.

    @mark: magari non sono in vendita quelle chiappe, ma si vende il concetto di venderle. Poi si sa che "memeticamente" il sesso è attrazione allo stato puro, e in pubblicità l'attrazione è tutto.

    @stellarossa: non so perché, ma il culo al naturale a me fa pensare al tonno... ;)
    Lode a knitting bear! :-)

    @Sig. Esigua minoranza di uomini: la classificazione percentuale, peraltro qualitativa e non quantitativa, è fatta su base ottimista, come io sempre sono. Il suo nome mi fa pensare che lei si sia lasciato crogiolare da quell'illusione. Quindi ci saprà dire (dopo la seduta, s'intende) se ne è valsa davvero la pena.

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  33. Mah! Considerata la secchezza delle gambe e la latitanza di polpacci (con conseguente rischio frattura malleoli se continua a camminare su quei tacchi) più che altro fa pensare a una trans anoressica che si è tirata su la gonna per fare pipì direttamente nel fiume sottostante centrando il buco nella balaustra...

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  34. @ Tullix: certo non son tutte come me.

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  35. @Tullix: se quella è una trans anoressica, allora io sono ET. ;)

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  36. La dimostrazione che è anoressica (trans probabile perché le misure antropometriche sono più frequenti e tipiche nei maschi d'origine) sta nella formula (semplificata): D1/D2=d3/d4, dove D1 è il diametro della parte superiore della gamba all'altezza dell'attacco alla natica, D2 è il diametro all'altezza del ginocchio, d3 il diametro del polpaccio e d4 quello della caviglia, con D1>2,8d3, D2>2d4 e la distanza tra D1 e D2 1,26 volte quella tra d3 e d4 (cfr A.A.Aronson, "Toward a Female Legs Harmony: from Betty Page to Monica Bellucci", Sausalito University Press, 2008).

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  37. @Tullix: telefonoooo, casaaaaa... ;)
    Comunque, sebbene esistano fior fior di trattati in materia, dalla regola aurea in avanti, tendo per natura a diffidare della matematica applicata all'estetica.

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