Punti di vista da un altro pianeta

lunedì 16 aprile 2012

Tecniche di respirazione per recensori di libri asmatici

Mi rivolgo a voi, recensori più o meno improvvisati, di libri più o meno famosi, di autori più o meno affermati. Se volete continuare a scrivere le vostre recensioni, vi prego (Vi-Prego!), smettetela di metterci dentro la classica, solita (quasi) immancabile frase: "una storia che toglie il fiato", "una scrittura mozzafiato", "un libro che vi leverà il respiro", "un volume che si legge d'un fiato" in tutte le ulteriori varianti respiratorie che siete in grado di concepire. Non se ne può più di leggere questa (cazzo di) cosa, come se aggiungere questa caratteristica polmonare fosse sufficiente a far correre i (malcapitati) lettori a perdifiato a comprare il libro in questione, o come se la mancanza di essa penalizzasse in maniera inevitabile e irreversibile la recensione in sé, rendendola di fatto poco utile come una maschera senza boccaglio. Senza contare che questo succede con contorni assai più disdicevoli e deprecabili nel caso di sedicenti scrittori che si autodefiniscono tali e non mancano (MAI) di tratteggiare secondo tali qualità bronchiali la loro (imperdibile) opera.

Ora, la volete capire che non funziona così?! La volete capire che 'sta cosa è davvero insopportabile?! La volete capire che se sentite il bisogno di dire questo, i casi sono due: o non siete capaci di scrivere recensioni, o il libro non è degno di ricevere una recensione?! Se poi voi siete anche l'autore del libro che state presentando (e sul web la cosa succede fin troppo spesso) la cosa assume connotati davvero imbarazzanti e anche un po’ inquietanti, sia dal punto di vista letterario che da quello umano. Quindi, fate un favore, fatelo a me, certo, ma anche e soprattutto a voi stessi: smettetela! A me non frega un accidente del tempo che ci metto a leggere un libro. Voglio immergermi nella sua storia. Voglio che mi porti dove non sono mai stato. Voglio che mi faccia ridere. Voglio che mi susciti nuove idee. Voglio che mi cambi la vita. Voglio un sacco di cose, da un libro, spesso cose che non so nemmeno di volere finché non le ho lette (e quelle in genere sono le migliori). Ma voglio re-spi-ra-re.

23 commenti:

  1. Un po' come quando i criticozzi cinematografici più giovani usano le parolette "adrenalina" o "adrenalinico" pensando di rendere appetibile il film. E probabilmente per un certo pubblico funziona pure, ma io, se leggo "adrenalinico" o "adrenalina" so già che di quel film potrò fare tranquillamente a meno... :)

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    1. Qualcosa del genere. Solo che nel caso del cinema secondo me è po' diverso. Voglio dire, il blockbuster alla Fast & Furious - per intendersi - non simula niente, non vuole essere niente di più di quello che è: una stimolazione del sistema nervoso involontario e quindi in un certo senso "adrenalinico" è la cosa più aderente alla realtà che tu possa dire. Invece nel caso del libro, dire che "si legge d'un fiato" non aggiunge niente sul libro in sé, ma semplicemente rimarca il fatto che non ti annoia, con una recensione che ti annoia. Invece, se la recensione ti dicesse perché il libro non ti annoia, magari costituirebbe uno stimolo a leggere la recensione fino in fondo e a capire perché il libro vale la pena di essere letto. Mi pare un po' il surrogato di quei sedicenti scrittori (magari pseudoautopubblicati) che postano ovunque la quarta di copertina della loro (ultima) opera come qualcosa di imperdibile, come se andare in giro a dire "Leggetemi! Comprate questo libro mozzafiato!" bastasse a rendere interessante l'opera. Alla fine il punto è: ma gli "scrittori" (come pure i recensori, tanto più che spesso le due categorie coincidono) si chiedono mai "come" si rende interessante qualcosa?

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  2. Ahahaha, effettivamente come formula è un po' stantia xD
    E usata anche un po' a pitocchio. Posso anche capire un thriller o un horror, ma ormai il 'rimanere senza fiato' è applicato anche ai romanzi in cui l'unico elemento di suspense è il dubbio sul colore delle tendine che una sceglie per arredarsi la casa... sono curiosa di andare a rileggere se ho mai usato questa terminologia polmonarmente preoccupante xD

    @Zio Scriba: Oddio, secondo me dipende... filmazzi tipo 'Crank' o 'Lock&Stock' adrenalinici un po' lo sono.
    Ma infatti io di cinema non ci capisco granché, quindi...

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    1. Qualche film che si potrebbe definire adrenalinico, in effetti, mi piace... ma è proprio l'inflazione del termine, della parola, ad essermi antipatica... :)

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    2. Non la definirei esattamente stantia, come se in passato potesse avere avuto una qualche sua fragranza. E' una formula puzzolente, odiosa e controproducente. ;-) Per i dettagli ti rimando alla mia risposta qui sopra a Zio Scriba.

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  3. raramente mi cimento in recensioni, l'ho fatto l'altro ieri, spero di non aver infranto i tuoi rigorosi (e condivisibili) standard ;-)

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    1. Pensi davvero che siano "rigorosi", ancorché condivisibili? Può anche darsi. Personalmente volessi definirli, li definirei "impegnativi", perché penso che la locuzione incriminata sia frutto prima di ogni altra cosa di semplice pigrizia. E solo in secondo luogo, semmai, di incapacità.

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    2. per superare la pigrizia serve rigore, l'incapace spesso non si pone il proprio superamento poiché è tipico dell'incapace vedersi già oltre chiunque altro!

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    3. Se la metti così, siamo d'accordissimo anche sul rigore! ;-)

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  4. tra l'altro il respiro è fondamentale per la lettura

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    1. Come di ogni cosa che ha a che fare con la sopravvivenza...

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  5. E della definizione "un'opera di ampio respiro" cosa ne pensi?

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    1. Ah, è vero, c'è anche questa... :D Meglio delle Fisherman, insomma...

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  6. Ti ho lasciato che si parlava di pigrizia (mentale) e ti ritrovo a parlare di pigrizia (letteraria). In effetti la pigrizia è la radice di molti comportamenti dannosi...

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    1. E' da tempo che sono convinto che - in ultima analisi - la "pigrizia" sia uno dei peggiori mali dell'essere umano, nel senso di una delle radici più profonde di molti mali che sono solo un suo derivato. A dire il vero mi ero ripromesso di farne un post ad hoc, ma non l'ho ancora fatto. Forse sono pigro anch'io, pur essendo marziano? ;)

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    2. I marziani non sono pigri: sono solo occupati a fare altro :)

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    3. Questo è uno dei più bei complimenti che io possa ricevere! :)

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  7. Irriverent Escapade18 aprile 2012 08:45

    Ho da anni sviluppato una tale idiosincrasia verso le recensioni (in primis letterarie ma da qualche tempo anche musicali) che, ovviamente, non mi ero soffermata sulla assurda idiozia delle espressioni usate da questi poveri librivendoli.
    Devo dire, per contro, che tu,da prezioso osservatore esterno, ne hai confezionato una nota molto interessante!

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    1. Grazie Irreverent!
      Alla fine è il recensore quello che conta. E' di lui che devi sapere di poterti fidare. Difatti io le leggo (a volte le cerco pure, perché penso possano essere strumenti preziosi per conoscere opere/autori di cui si ignorava l'esistenza), ma mi fido di pochi (per esempio di Zio Scriba, qui sopra).

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  8. La mente ha fatto subito un veloce controllo sulle recensioni che ho scritto... sono salva ... forse ho scritto di peggio, ma niente che possa avere bisogno di aerosol :D

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    1. Dal canto mio, ho scritto questo post senza verificare le mie. Ma non è presunzione, è solo che odio troppo espressioni come queste, per pensare di averle usate. Se poi ci fossi scivolato, amen. Chi è senza peccato... L'importante è non perseverare.

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  9. Ho letto questo post tutto d'un fiato.

    Anacho

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    1. Trattandosi - in fin dei conti - di saggistica, va bene, perché non presuppone la necessità di essere appassionante, ma solo interessante. :-P

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